Sono ancora il tuo genitore

20 Settembre 2026

“Sono ancora il tuo (co) genitore”.
Il coming out dei genitori transgender e non binary in Italia, come processo di negoziazione relazionale con la prole e con l’altro genitore

Luka Ceraolo

Come fanno coming out i genitori trans e non binary italian*? Quali processi avvengono all’interno delle loro famiglie? Queste sono alcune delle domande che le persone ricercatrici, promotrici di questo paper, si sono poste e hanno posto ai genitori intervistati: 13 in tutto tra cui 5 uomini trans, 4 donne trans e 4 genitori non binary di un’età compresa tra i 40 e i 69 anni. Tutt* diventat* genitori prima del percorso di affermazione di genere. Spesso si ha l’idea che il coming out di una persona trans o non binary sia un’azione compiuta in uno specifico momento, in un unico attimo. Se questo assunto non è vero per le persone trans non genitori, lo è ancora meno per i genitori che, in base a questo studio, intraprendono un processo di negoziazione tra ruoli familiari spesso già costituiti, istituzioni e bisogni della prole.

La ricerca, tutta italiana, pubblicata nel 2026 sull’International Journal of Transgender Health, ha visto la partecipazione anche di alcuni genitori RGR. Le persone autrici provengono dalle università di Roma Tor Vergata, Sapienza Università di Roma, Università di Pavia e SAIFIP, Azienda ospedaliera S. Camillo-Forlanini di Roma.

Cosa dicono gli studi internazionali in merito?

L’interesse sulla genitorialità delle persone trans e non binary da parte di persone ricercatrici internazionali è cresciuto in modo considerevole lungo il corso degli ultimi dieci anni. Alcune stime parlando di un 25% di persone trans* genitori altre di circa il 19%. Numeri comunque importanti che hanno spinto * studios* a interrogarsi anche su come le persone trans* genitori fanno coming out oltre che sulle modalità che scelgono (o che sono messe a disposizione) per diventarlo.

Una conclusione a cui molti degli studi più recenti sull’argomento sono arrivati è che “la genitorialità” può essere allo stesso momento sia uno status di privilegio che di massima esposizione allo scrutinio cis-normato, proprio perché è investita culturalmente da norme di genere molto rigide che spesso dettano anche i ruoli che ogni persona deve ricoprire all’interno della famiglia.

Il coming out con i figli e * partner non è quindi un processo che il genitore trans o non binary prende alla leggera. È un percorso di negoziazione, anche molto lungo, che può avere numerosi esiti: dalla separazione della coppia e, in percentuale minima ma da non sottovalutare, al conseguente divieto di poter vedere * figl* con la stessa frequenza, al trovare dei compromessi o dei nuovi equilibri per restare insieme. È stato riscontrato come un atteggiamento supportivo e positivo da parte dell’altro genitore possa portare a esiti più positivi nella reazione della prole al coming out. Al contrario, una mancanza di supporto o un contrasto aperto da parte dell’altro genitore aumenta i livelli di minority stress, le paure di essere rifiutat* dalla prole o di perderne la responsabilità genitoriale.

La situazione in Italia

Il presente studio qualitativo esamina invece la situazione in Italia relativamente al coming out dei genitori trans e non binary, alle paure e le difficoltà, ai processi che vengono seguiti e all’impatto sul rapporto con la prole e con l’altro genitore.

Incertezze e resistenze interiori sul “coming out” con la famiglia

Per la maggior parte de* partecipanti, rivelare la propria identità di genere alla famiglia è stato preceduto da dubbi e incertezze notevoli e quindi spesso rimandato. Le testimonianze hanno messo in risalto la tendenza a pensare molto alle possibili reazioni altrui, la preoccupazione riguardo la possibilità di destabilizzare la vita familiare e i tentativi di proteggere i figli e i co-genitori da potenziali danni. Il coming out è stato quindi descritto come un processo ponderato ed emotivamente impegnativo, caratterizzato da ansia, insicurezza e un forte senso di responsabilità nei confronti della famiglia.

Preoccupazioni relative alla perdita delle proprie relazioni affettive

Una delle preoccupazioni menzionate più frequentemente è stato il timore di compromettere o perdere i legami affettivi con * partner e la prole. Molte persone partecipanti inizialmente hanno vissuto l’affermazione di genere come incompatibile con il ruolo familiare che si erano assunte, talvolta descritta come una violazione di una promessa implicita di essere una “buona” madre o un “buon” padre. Alcun* partecipanti hanno ritardato il coming out perché si aspettavano che * proprio partner non fosse dispost* o incapace di accettare la notizia, ad esempio a causa del background morale e/o culturale.

Il timore di danneggiare la propria prole facendo coming out

In alcuni casi, queste preoccupazioni erano amplificate da una paura ancora più profonda: la possibilità di non essere più amat* dalla propria prole. Inoltre, per divers* partecipanti, la possibilità di compromettere l’equilibrio familiare ha suscitato un intenso senso di colpa. Alcuni genitori temevano che il loro coming out potesse sconvolgere profondamente la prole, compromettendo il suo benessere psicologico e potenzialmente “rovinandola”; altri si sono interrogati sull’impatto psicologico che la scomparsa di una figura genitoriale tradizionalmente riconosciuta potesse avere, oppure temevano che affermare la propria identità di genere potesse trasmettere un messaggio confuso o dannoso. I genitori temevano anche le conseguenze sociali, preoccupandosi che i propri figli potessero subire discriminazioni, emarginazione o bullismo nell’ambiente dei coetanei o a scuola. Queste ansie hanno portato alcun* partecipanti a sentirsi come un peso insopportabile per la propria prole. Per alcun*, la paura e il senso di colpa sono sfociati in pensieri di sparire o di non esistere, descritti come un tentativo di risparmiare ai figli e alle figlie le sofferenze che si prevedevano.

Il benessere della prole come motivazione per fare coming out

Divers* partecipanti hanno descritto di aver raggiunto un punto di rottura: man mano che la tensione tra chi erano e come vivevano diventava impossibile da ignorare, il desiderio di vivere apertamente ha avuto la meglio sulle paure iniziali, spingendoli a rivelare la propria identità. Per molti è diventato sempre più chiaro che il silenzio non stava proteggendo i propri figli. Al contrario, il disagio legato al nascondere la propria identità di genere minava la disponibilità emotiva dei partecipanti e la loro percezione di efficacia nel ruolo genitoriale. Un’ulteriore motivazione alla base della decisione di rivelare la propria identità è stata il desiderio di creare un ambiente familiare in cui ognuno potesse sentirsi libero di essere sé stesso. Diversi genitori hanno spiegato di voler dare l’esempio, trasmettendo autenticità, rispetto di sé e cura di sé.

Una volta presa la decisione di fare coming out, sono invece tre i punti che sono emersi:

  • Mantenere l’autonomia decisionale su quando e come fare coming out;
  • Avvalersi del sostegno delle altre persone (partner, persone amiche, professionist*) nella pianificazione del coming out;
  • Adattare le modalità del coming out alle fasi di sviluppo della prole e al contesto (età, sviluppo emotivo ecc…)

Dopo il coming out si aprono altri scenari.

In base alle testimonianze della gran parte delle persone partecipanti, il processo di accettazione da parte della prole si concentra più sul benessere del genitore che sulla sua identità di genere. Il processo è legato alla continuità relazionale tra bambin* e genitore, alla sua presenza emotiva e concreta e alla stabilità familiare.

Sentirsi rassicurati sul fatto che il genitore rimanga nelle loro vite, sia emotivamente disponibile e stia bene di salute, aiuta a superare le paure iniziali. Un’altra paura su cui alcuni genitori hanno dovuto lavorare è rassicurare la prole sul fatto che il genitore rimane, di fatto, la stessa persona di prima. In alcuni casi infatti i genitori hanno notato un timore specifico da parte della loro prole, in particolare tra * bambin* più piccol*: la paura che, man mano che il corpo o l’aspetto cambiava, il genitore potesse non essere più la “stessa persona”. Uno dei genitori partecipanti ha condiviso la sua esperienza e i timori del suo bimbo: “Se cambi tutto, sei ancora te stesso?”. Poi ha aggiunto: “E se non ti riconosco più?” E ho cercato di spiegargli che, prima di tutto, resto sempre io. Perché una persona non è il suo torace, non è il suo aspetto fisico, ma ciò che è”. Ha poi proseguito: “Immagina se domani ti tagliassi i capelli e io ti dicessi che non sei più tu solo perché non hai più i capelli lunghi. Saresti comunque tu, e io ti vorrei bene esattamente allo stesso modo. In fondo è la stessa cosa”.

In alcuni casi il coming out con la prole non è stato semplice né lineare e ha portato a conflitti importanti per cui è stato necessario un processo di ricostruzione del rapporto. Lo stesso è avvenuto per il coming out con * partner, spesso la persona con cui il genitore trans o non binario ha fatto coming out per prim*.

Lo studio ha registrato coppie che si sono sostenute subito, altre che hanno dovuto ritrovare e ricostruire il loro legame passo passo. Altre ancora per le quali il percorso di affermazione di genere non è risultato essere compatibile con il legame affettivo/romantico o ha esacerbato conflitti già esistenti.

In tutti i casi la genitorialità trans* e non binaria costringe a ripensare al concetto stesso di ruoli binari che la società spesso impone ai genitori.  L’equilibrio interno raggiunto dalle famiglie dopo il coming out di un genitore è stato spesso messo alla prova dalle pressioni esterne derivanti dalle norme cisnormative. Le persone partecipanti hanno descritto come le norme di genere socialmente imposte si riflettessero negli ambienti frequentati dai figli, in particolare a scuola e nei gruppi dei pari. Alcuni genitori si sono persino trovati a dover affrontare episodi di misgendering o di molestie in presenza dei propri figli. Nel caso di un genitore, la figlia è intervenuta attivamente quando alcuni coetanei deridevano il suo aspetto.

Queste esperienze non hanno rispecchiato però la realtà di tutte le persone partecipanti. Diverse hanno infatti raccontato di aver vissuto in contesti scolastici caratterizzati da sostegno e accoglienza. Per altre, invece, il pregiudizio andava oltre le interazioni con i coetanei, arrivando a mettere in discussione la loro legittimità in quanto genitori, comprese accuse secondo cui l’affermazione della propria identità di genere avrebbe compromesso la loro capacità di prendersi cura della prole.

Scoprire, attraverso il coming out, di essere una persona e un genitore migliore

Per diverse persone partecipanti, il coming out è stato associato a un più ampio senso di integrazione personale, che si è riflettuto anche sul modo di vivere la genitorialità. In alcuni casi, il coming out è stato descritto come un’esperienza che ha favorito cambiamenti nella regolazione delle emozioni e nelle pratiche genitoriali. Alcune persone partecipanti hanno riferito che il rapporto con la propria prole, è rimasto stabile o è migliorato dopo il coming out e hanno inoltre descritto le opportunità di crescita personale offerte alla prole, tra cui l’apprendimento di valori quali la libertà, l’empatia e il rispetto.

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