Hai scelto di essere omosessuale???

6 Agosto 2026

Si sente ancora parlare di omosessualità come scelta! Quindi troviamo necessario ritornare sull’argomento. L’omosessualità (che è uno dei vari orientamenti sessuali, quello un po’ più conosciuto!) è intesa come una variante del comportamento umano, non malattia mentale, né perversione, né sfizio, né “disordine evidente fra il pensiero e la realtà”, né misoginia, né una forma di amore narcisistico, né vizio, né una fase immatura della sessualità umana, né il “frutto di un atteggiamento infantile di attaccamento inconscio al genitore complementare, risultato di una strategia difensiva nevrotica e quindi sbagliata nel tentativo di rimediare alla propria incompletezza psicologica” (I. D. I. S. Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale). L’affettività omosessuale è invece “sentire di realizzare emotivamente se stessi dentro una relazione con una persona del proprio genere” (Rigliano, 2001).

“L’omosessualità non è contro natura, nessun scienziato oggi potrebbe definirla così. Semplicemente perché in natura esiste. E’ diffusa tra molti animali, dagli insetti ai cani. G. Celli, direttore dell’Istituto di Entomologia agraria dell’Università di Bologna, ha anzi dimostrato che viene ampiamente usata per tenere sotto controllo la crescita demografica, e che esistono dei meccanismi automatici che la fanno aumentare o diminuire (studi sui topi). Per molti mammiferi l’omosessualità è anche un sistema di comunicazione sociale. Le mucche si montano tra loro per sincronizzare il ciclo riproduttivo. Le femmine di scimmia Rhesus per stabilire la gerarchia nel gruppo. Succede una cosa simile anche tra i cani o tra i babbuini maschi.

“L’omosessualità non è il frutto di uno squilibrio degli ormoni sessuali”, questo è scientificamente dimostrato, “l’idea che gli ormoni abbiano un ruolo importante nell’origine dell’omosessualità è l’eredità di un passato in cui si credeva che l’omosessualità e l’ermafroditismo fossero la stessa cosa”.

Le ricerche eziologiche sulle causa che conducono all’omosessualità “non hanno mai portato a risultati attendibili”: “il padre freddo o poco virile, il forte desiderio della madre di avere una femmina, le ricerche genetiche, le madri morbosamente attaccate ai loro figli maschi, le femmine che imitano i padri” non sono fattori che la determinano scientificamente.

L’omosessualità per Favero e Palomba (1996) in “Identità diverse. Psicologia delle omosessualità”, non è il frutto del trauma di castrazione nel complesso edipico. La teoria psicoanalitica in ambito omosessuale si è dimostrata poco attendibile sul piano dei risultati clinici. Secondo questa “l’ansia di castrazione si ha quando un maschio crede che la sua attrazione erotica e il desiderio di possesso esclusivo per la madre siano minacciati dal suo rivale: il padre. Allora egli si convince che gli sarà tagliato il pene se continuerà a dimostrare il suo interesse per la madre.

Una soluzione, anormale e quindi omosessuale, a questo dilemma è l’identificazione con la madre, che fa sviluppare nel figlio un amore per il potente padre al quale vuole sottomettersi passivamente (per le donne esisterebbe il corrispettivo complesso di Elettra)”. Questa teoria eziologica è stata demolita da molte ricerche, scoraggiando anche la “possibile guarigione di omosessuali, messa in dubbio da ricercatori americani che sostengono come l’eventuale cambiamento di orientamento sessuale sarebbe per lo più dovuto ad un’acquisizione e introiezione di modelli e di comportamenti socialmente accettati, più che ad una profonda e consapevole costruzione della propria identità sessuale”.

Non si può ancora dire che l’omosessualità abbia un’origine genetica. Studi condotti da alcuni ricercatori del N. I. H. (National Institute of Health di Bethesdas, Usa) su 40 coppie di fratelli, aventi come unico tratto in comune quello dell’omosessualità, per verificare se questa si trasmette di madre in figlio attraverso il cromosoma X, necessitano di approfondite verifiche per poter essere confermati.

“L’omosessualità non è una tendenza verso un organo sessuale o un atto; non è un meccanismo automatico che porta ad avere sfoghi orgasmici con chi ha un corpo a cui non si sa resistere a causa d’alterazioni ormonali o pulsionali”.

Il Pietrantoni, nel confronto tra il modello patologico e quello affermativo dell’omosessualità, enuncia che la stessa non “è una perversione e un arresto dello sviluppo psicosessuale”; non è patologica e anormale a confronto di un’eterosessualità superiore e normativa. Il Sullivan critica l’opinione più diffusa cioè che l’omosessualità sia un’aberrazione e gli atti omosessuali siano un abominio.

L’autore la giudica di una semplicità accattivante: l’omosessualità, secondo questa opinione, “è una sorta di malattia e come tale va curata; tutti gli esseri umani sono sostanzialmente eterosessuali, e il tentativo di insidiare questa identità fondamentale è quindi considerato un crimine contro la natura stessa”. Legittimare l’omosessualità, per Sullivan, “non significa colpire al cuore i presupposti della civiltà, l’unione eterosessuale e la sua sanzione sociale, né alterare il disegno naturale che vede maschile e femminile come parti essenziali e complementari dell’universo”. Gli atti omosessuali non sono immorali (come invece sostiene la visione ebraico-cristiana), poiché, “la funzione del rapporto sessuale è di tre tipi:

– procreativa,
– rituale,
– costitutiva dell’identità: piacere, comunicazione, intimità.

La sessualità è sicuramente necessaria all’umanità (riproduzione) e fondata biologicamente (funzioni neuroendocrine, ipotalamo), ma la relazione sessuale è anche di tipo simbolico-culturale”.

“Il luogo comune dell’omosessualità come scelta presuppone la volontarietà dell’errore, che si può perciò correggere. Ma l’omosessualità non è una scelta viziosa da cui emendarsi, un vestito bizzarro o un gusto disdicevole che si possa cambiare”.

“L’affettività omosessuale non è dunque determinata meccanicamente da alcunché, ma viene prodotta dalle emozioni e dai significati che il bambino attribuisce a se stesso insieme all’altro. Tali processi sono gli stessi che guidano la costruzione della struttura relazionale eterosessuale, in cui l’altro è del sesso opposto”. ”L’affettività omosessuale cresce dentro la persona e insieme alla persona. Essa è la costruzione emotiva e globale di sé. Non è una scelta, né un corpo estraneo che opprime [i]come un macigno: non è un supplizio della carne o tormento dell’anima. Come tutti processi psicologici, l’omosessualità ha una evoluzione, grazie alla quale la persona può acquisire consapevolezza, valore e possibilità esistenziali.

Non si nasce, ma si diventa lesbica o gay come normale possibilità di sviluppo. E non si sceglie di essere lesbica o gay, ma si sceglie sempre come esserlo” (Rigliano 2001).

Fonti:

– Pietrantoni L. (1999): L’offesa peggiore. L’atteggiamento verso l’omosessualità: nuovi approcci psicologici ed educativi.

– Rigliano L. (2001): Amori senza scandalo: cosa vuol dire essere lesbica e gay.

– Sullivan A. (1995) : Praticamente normali. Le ragioni dell’omosessualità (ed. Arnoldo Mondadori).

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