E’ l’amore che crea una famiglia

13 Luglio 2026

Corte di Cassazione: è l’amore che crea una famiglia

La sentenza n. 4977 del 5 marzo 2026 della Corte di Cassazione affronta una questione che per molte famiglie è fondamentale: il riconoscimento del legame tra una bambina nata in Italia e l’altra madre, all’interno di un progetto genitoriale condiviso da una coppia di donne.

Il caso riguarda due donne legate da una relazione stabile da anni, conviventi e unite civilmente, che avevano intrapreso in Spagna un percorso di procreazione medicalmente assistita con tecnica ROPA, una modalità che consente alla coppia di condividere il percorso della nascita. Una donna fornisce l’ovocita, che viene fecondato, mentre l’altra porta avanti la gravidanza. La bambina è poi nata a Milano. Al momento della formazione dell’atto di nascita, però, era stata indicata soltanto la madre partoriente. Poco dopo la madre non gestante ha effettuato il riconoscimento, davanti all’Ufficio di stato civile, con l’assenso della madre partoriente.

Quel riconoscimento è stato successivamente contestato dalla Procura della Repubblica, che ne ha chiesto la cancellazione. Dopo i primi passaggi giudiziari, la questione è arrivata davanti alla Corte di Cassazione.

La decisione è molto importante perché la Cassazione, richiamando la sentenza n. 68/2025 della Corte costituzionale, afferma che la persona nata in Italia da un percorso di procreazione medicalmente assistita effettuato all’estero, nel rispetto della legge del luogo, ha diritto ad essere riconosciuta nel rapporto di filiazione anche della donna che ha prestato preventivamente il consenso al progetto genitoriale e all’assunzione della responsabilità genitoriale.

Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza n. 68 del 2025, ha chiarito un punto fondamentale. La persona ha diritto, fin dalla nascita, ad uno status giuridico certo e completo, che rifletta la realtà del progetto genitoriale che l’ha fatta venire al mondo. Negare il riconoscimento alla madre che ha condiviso quel progetto e ne ha assunto la responsabilità significa ledere l’identità personale del* neonat* e i suoi diritti fondamentali, perché l* priva fin dall’inizio della piena tutela dei suoi legami familiari.

Non si tratta, quindi, di un passaggio solo formale. La Corte mette al centro qualcosa di molto concreto e profondo: il diritto di ogni persona ad avere, fin dalla nascita, un’identità giuridica chiara e stabile, coerente con la realtà affettiva e familiare nella quale è venuta al mondo.

Nelle motivazioni emerge con forza un principio fondamentale. I bambini e le bambine hanno diritto alla continuità, alla certezza, alla tutela dei loro legami.E’ l’amore che crea una famiglia. La Corte valorizza infatti il diritto all’identità personale, la stabilità dello status di figlio e figlia e la piena assunzione della responsabilità genitoriale. In altre parole, ciò che conta è che quel progetto di vita e di genitorialità sia stato condiviso, voluto e assunto responsabilmente da entrambe le madri.

La sentenza ricorda anche che il rapporto tra genitori e prole non riguarda soltanto la nascita, ma tutto ciò che da essa discende: il diritto ad essere mantenuta, educata, istruita, assistita moralmente, a crescere in famiglia e a conservare rapporti significativi con entrambe le linee genitoriali.

Un altro passaggio molto rilevante riguarda l’adozione in casi particolari. La Corte, riprendendo la pronuncia della Consulta, evidenzia che questo strumento non assicura la stessa tutela del riconoscimento fin dalla nascita. L’adozione richiede infatti un percorso successivo, dipende dall’iniziativa di chi intende adottare e non garantisce quella immediatezza e quella stabilità che invece un* minore ha diritto di vedere riconosciute sin dall’inizio.

Nel caso esaminato, vi era anche un elemento ulteriore: la madre non gestante era anche madre genetica, perché aveva fornito l’ovocita nell’ambito della tecnica ROPA. Ma la Cassazione chiarisce che il punto centrale resta comunque il progetto genitoriale condiviso e la tutela della bambina.

Alla fine, la Corte ha “cassato con rinvio” la decisione della Corte d’Appello.

Questo significa, in modo molto semplice, che la Cassazione ha annullato la decisione precedente perché fondata su un principio ormai superato, e ha chiesto alla Corte d’Appello di riesaminare il caso applicando il nuovo orientamento fissato dalla Corte Costituzionale.

In altre parole, il processo non è finito lì, ma dovrà essere deciso di nuovo, tenendo conto del fatto che il riconoscimento dell’altra madre non può più essere cancellato sulla base delle vecchie interpretazioni.

Questa decisione parla di diritto certo ma, soprattutto, di vita reale.

Parla di bambine e bambini che non possono essere lasciati in una condizione di incertezza, con legami riconosciuti un giorno e messi in discussione quello dopo. Di famiglie che esistono, che crescono, che si assumono responsabilità, molto prima che il diritto riesca a stare al passo. Parla del valore della responsabilità assunta da chi ha scelto, insieme, di far nascere e crescere una figlia. E parla della necessità che il diritto riconosca la realtà delle famiglie, mettendo davvero al centro i diritti delle bambine e dei bambini.

Finalmente si afferma con chiarezza che la tutela della prole non passa attraverso scorciatoie o soluzioni “di ripiego”, ma attraverso il riconoscimento pieno e immediato dei loro legami riconoscendoli, proteggendoli e dandogli stabilità.

Tutela è riconoscere ciò che è già realtà e che è l’amore che crea una famiglia. E’ da qui che bisogna continuare a ripartire .

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