24 Luglio 2026
Sono passati un po’ di giorni dalla tragedia di Camaiore e dai funerali di Michelangelo e Kety. Come presidente di Rete Genitori Rainbow associazione che unisce i temi della genitorialità e della realtà LGBTQIAP+ sento il dovere di condividere una riflessione, superati il trauma e lo smarrimento dei primi momenti.
Ancora una volta, la cultura e il comportamento patriarcale sono stati giustamente chiamati in causa. Il patriarcato non è un concetto astratto: è una realtà drammaticamente presente in Italia. Vi sono infatti molte persone, prevalentemente “uomini bianchi eterosessuali” (ma anche donne che si identificano nei ruoli imposti dal sistema stesso), che continuano a replicare comportamenti e idee ispirate a questa visione culturale. Quindi scrivo a te, che credi in questa “filosofia” e la metti quotidianamente in pratica.
Cultura, psiche e lo stigma sulla famiglia
Sono fermamente convinto che alla base di un atto così violento e antisociale, come una strage familiare, vi sia una spiegazione psichica. La nostra psiche si modula sulla cultura, sull’ambiente sociale, valoriale, religioso e sul clima relazionale della famiglia d’origine. Questi aspetti condizionano la nostra visione del mondo e la nostra personalità, basandosi sulla trasmissione dei valori. Come immagino tu sappia, la cultura viene veicolata dalla comunicazione in ogni sua forma. Il linguaggio, soprattutto, è la lente attraverso cui osserviamola realtà circostante.
È attraverso il linguaggio, la parola e i vari canali comunicativi che si trasmettono anche stereotipi e pregiudizi. Gli stereotipi semplificano tutto, ci permettono di facilitare le nostre rappresentazioni, soprattutto quando esse hanno a che fare con l’ambigua, sfuggente e spesso cangiante realtà delle “categorie” sociali. Gli stereotipi garantiscono all’individuo una visione del mondo e degli eventi coerente e capace di farlo sentire dalla parte del giusto.E tu ti senti sempre dalla parte “giusta” della storia, quindi insisti nel confermarli – anziché smantellarli – per proteggerti da presunti e strumentali attacchi (ad esempio contro la cosiddetta famiglia “naturale”).
Da persone LGBTQIAP+ conosciamo bene il peso dei pregiudizi e come genitori sappiamo come questa retorica ferisca i nostri figli e le nostre figlie. La responsabilità non è dunque solo della cultura patriarcale in sé, ma di chi sceglie consapevolmente di reiterarla, di passare all’azione e di legittimare queste idee escludenti e aggressive.
Il ruolo e la responsabilità delle istituzioni
Se ricopri cariche pubbliche, se sei un/a insegnante, un/a rappresentante del clero, un/a politico/a, un/a giornalista, la tua responsabilità è ancora maggiore.Come rappresentante delle istituzioni, locali o nazionali, dovresti essere un modello di accoglienza, rispetto, senso civico e unità. Le istituzioni dovrebbero tutelare tutte le persone. Invece, sei spesso il primo o la prima, a dare esempi scorretti, dannosi ed emarginanti. Modelli di comportamento che altre persone, con le tue stesse idee e forse con meno senso critico o capacità di analisi, prendono alla lettera, emulano ed esprimono in varie forme: dagli insulti, all’umiliazione, all’odio online, all’incitamento all’odio, all’avversione, fino alla violenza fisica o di altro tipo.
Di chi è la responsabilità?
E’ facile dire che la società è senza valori o che la colpa è della società. Ma si sceglie quali sono i principi da seguire, è una scelta netta quella di seguire il modello “Orban” o ad esempio, quella di non educare al rispetto, all’uguaglianza e all’affettività.
Per tutto questo, quindi:
- È responsabilità anche tua se un padre arriva a uccidere un figlio perché non ne accetta il suo orientamento sessuale o la sua identità di genere, distruggendo il principio sacro della cura genitoriale;
- È responsabilità anche tua se una donna viene umiliata, maltrattata o uccisa in nome di un presunto diritto di possesso;
- È responsabilità anche tua se una persona con disabilità viene isolata e privata del supporto della comunità;
- È responsabilità anche tua se una persona di diversa etnia o cultura subisce il razzismo, viene emarginata o lasciata morire, ad esempio in mare;
- È responsabilità anche tua se una persona trans* viene mortificata, offesa e privata del diritto di realizzarsi felicemente all’interno della propria famiglia e della società.
L’orientamento sessuale, l’identità di genere e il colore della pelle non sono una scelta. L’odio sì, è sempre una scelta! Ed è una scelta che una società matura può decidere di non compiere, di evitare, preferendo ogni giorno la responsabilità, la giustizia, l’educazione e l’umanità.
Diego Arcaro Presidente di Rete Genitori Rainbow
