L’omofobia latente nei canali televisivi, Valentina Violino scrive a Corrado Augias

Pubblichiamo la lettera di Valentina Violino, cofondatrice di Rete Genitori Rainbow a Corrado Augias, sul tema dell’omertà dell’esistenza delle donne lesbiche e in generale delle persone omosessuali e transessuali, in merito alla trasmissione Visionari sulla figura di Sigmund Freud.

Valentina

Valentina Violino (in foto con la compagna Roberta Martini)

(photo by Delia Gianti link gallerie foto articolo )

Buongiorno Corrado Augias

Guardo poco la tele e mai con troppo impegno :-), prediligo i suoi programmi proprio perché condotti da Lei, persona di cui apprezzo la grande cultura e l’autonomia intellettiva!

Oggi ho acceso la TV su una replica di “Visionari”, parlo della puntata su Freud: Lei ed il Prof Galimberti avete parlato di Anna Freud come della figlia prediletta di Sigmund, rapporto conflittuale, in analisi da giovane e figlia devota durante la malattia di lui, discepola e autrice di lavori interessanti… avete anche parlato di Sabina Spielrein, allieva dotata di Carl Gustav Jung, anche sua amante, ne avete narrato la tragica fine con le figlie…

Caro Augias, sono una donna di 47 anni, lesbica da sempre, ma ho potuto averne consapevolezza solo dopo essermi sposata, aver avuto una figlia ed essermi separata, solo dopo anni di disperazione, perché quando ero ragazza, e parliamo degli anni ‘80, apparentemente l’omosessualità non esisteva. Non se ne parlava, non avevo punti di riferimento.

Ho cercato quindi di dare a mia figlia tutti quegli strumenti che erano mancati a me, e non per negligenza dei miei genitori che di strumenti me ne hanno dati molti altri, ma proprio perché l’omosessualità era una dimensione che non veniva contemplata o veniva relegata al rango di perversa pratica sessuale.

Chiacchierando con la mia bambina le dicevo “quando arriverà il principe azzurro o la principessa…” ed ho cercato in tutti i modi di darle letture della realtà non troppo binarie o assolute. Quando mi sono innamorata di una donna, anche lei madre, mia figlia ha capito cosa mi stava succedendo :-).

Io e la mia compagna conviviamo da diversi anni. Dopo aver vissuto alcuni anni con noi, le nostre figlie vivono ormai per conto loro e siamo nonne :-). Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere molte altre situazioni familiari come la nostra grazie ad una rete di genitori omosessuali e transessuali con figli avuti da precedenti relazioni eterosessuali, tra cui l’Associazione di Volontariato Rete Genitori Rainbow che ho contribuito a fondare, cosa che ha permesso sia a noi che alle ragazze di confrontarci e non sentirci sole.

Gli anni più brutti per le nostre figlie sono stati quelli della scuola media, in cui l’omologazione è forte ed il corpo docente non è professionalmente preparato a gestire ragazzini di 11-13anni e purtroppo molto spesso abdica ad una funzione pedagogica trincerandosi dietro al nozionismo. Il liceo non è stato diverso ma progressivamente le nostre figlie, una in maniera più marcata dell’altra, si sono fatte portavoce delle nostre istanze e spesso ci hanno spianato la strada presentando la famiglia ai coetanei. E portandoci a casa i loro amici gay e lesbiche affinché ci conoscessero e potessero immaginarsi nel futuro!

Faccio parte di un Gruppo di Formatori appartenenti al Coordinamento Torino Pride, l’associazione ombrello che raccoglie diverse associazioni di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali insieme ad associazioni non LGBT impegnate nel sostegno dei valori della laicità, del rispetto e della valorizzazione della differenze presenti nella mia città che, in collaborazione con il Comune e la Provincia di Torino, svolge attività contro i pregiudizi e le discriminazioni per orientamento sessuale e/o identità di genere.

Lavorando da anni con chi ha un percorso di vita che non ha permesso una piena consapevolezza se non tardivamente e lavorando con le nuove generazioni ho realizzato quanto bisogno ci sia di parlare e destrutturare gli stereotipi, strettissime gabbie mentali.

Il silenzio sull’omosessualità purtroppo ancora oggi assordante… ed è qui che torno alla prima parte della lettera, quella in cui dicevo che avete accennato alla relazione (essenziale nel percorso di vita!) di Sabina Spielrein con Jung ma non avete fatto menzione all’omosessualità di Anna Freud che ha costretto il padre a rivedere e rimodulare parte del suo pensiero. L’assoluto silenzio sull’omosessualità è, insieme all’etero-normatività, la più grande espressione dell’omofobia sociale.

Il negare/omettere che Anna Freud abbia avuto una relazione cinquantennale con la sua compagna Dorothy Burlingham è negare la sua stessa esistenza. E non dire che Anna Freud fosse lesbica, nega me. E nega tristemente la ragazza o il ragazzo che, come me trent’anni fa, non ha molti punti di riferimento.

“Il silenzio è un’arma micidiale. Nega identità, seppellisce la memoria, riga dolorosamente le biografie delle persone. Il silenzio può essere considerato la cifra più impressionante dell’omofobia.” (Audre Lorde)

Ieri, il 28giugno, si è celebrata la giornata mondiale dell’orgoglio gay. Nel discorso che ho fatto ieri da un palco chiedevo proprio alle istituzioni e alla società civile di impegnarsi affinché tutti, nessuno escluso, abbiano a disposizione gli strumenti per sapere, conoscere e capire.

Mi piacerebbe che Lei si facesse attento promotore di una cultura meno omofobica :-).

Con i miei migliori saluti,

Valentina Violino

AnnaFreudin foto Anna Freud col padre Sigmund.

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.