18 Febbraio 2026
Genitorialità arcobaleno, ruoli di cura e responsabilità condivise: il racconto di un incontro necessario
Stereotipi sociali, coming out in famiglia, paure e sensi di colpa, relazione con figlə, percorsi di affermazione di genere, ruoli che si trasformano e ruoli di cura che restano. Ma anche – e soprattutto – la famiglia come soggetto politico e sociale: spazio di equilibri dinamici, di legami plurali e di negoziazioni continuano tra più soggettività, con la tutela e il benessere di figlə come centro delle responsabilità condivise.
Attorno a questi temi si è sviluppato l’incontro “La famiglia cambia, il genitore resta” , promosso da Rete Genitori Rainbow e ospitato al MEET Centro Cultura Digitale nell’ambito della Pride House Milano 2026.
Sotto la guida di Valeria Palumbo , il confronto ha intrecciato le riflessioni sociologiche di Luca Trappolin , le esperienze autobiografiche e attiviste di Egon Botteghi e il punto di vista militante e associativo di Margherita Anna Jannon , restituendo una narrazione corale della genitorialità rainbow.
Ne è emersa una realtà complessa e concreta, fatta di trasformazioni biografiche che non cancellano la responsabilità genitoriale, ma la ridefiniscono dentro relazioni che restano salde proprio nella loro capacità di cambiare.
Uno sguardo oltre lo stereotipo
L’incontro, moderato da Valeria Palumbo , ha offerto uno spazio di ascolto e confronto sulle molteplici dimensioni della genitorialità arcobaleno. A partire da storie di vita quotidiana, le relatrici e i relatori hanno contribuito a ripristinare complessità e profondità a un’esperienza spesso raccontata in modo riduttivo o stereotipato.
Il dibattito ha toccato temi centrali: dall’esperienza del coming out in famiglia alla costruzione di un rapporto autentico con figlə, dalle paure legate allo stigma sociale e istituzionale ai sensi di colpa che molte persone genitrici si trovano a gestire. Il tutto dentro una cornice in cui la cura, la responsabilità e la presenza costante rivelano dimensioni di genitorialità che non si sostituiscono ai legami preesistenti, ma si intrecciano con essi.
Continuità dei ruoli nei percorsi di genere
Un elemento di rilievo emerso durante il confronto ha riguardato i percorsi di affermazione di genere. Lungi dall’essere rotture o pause, questi percorsi sono stati raccontati come trasformazioni che non cancellano la responsabilità genitoriale, ma la ridefiniscono.
I ruoli di cura, pur attraversati da cambiamenti, mantenendo una continuità concreta che si fonda sull’impegno quotidiano verso figlə, indipendentemente dalle categorie normative o dalle letture sociali dei corpi e dei generi.
Famiglia come soggetto politico e culturale
Più volte è emersa l’idea che la famiglia non sia un dato naturale o immutabile, ma un soggetto sociale capace di produrre cambiamento. Non si tratta solo di riconoscimento formale, ma di un riconoscimento che renda effettiva la dignità di legami, pratiche genitoriali e forme familiari plurali. Le famiglie arcobaleno, in questo senso, non cercano privilegi: chiedono cittadinanza piena, visibilità e rispetto.
Dalle parole ai libri, dalle esperienze alle narrazioni
Il dialogo si è arricchito grazie ai contributi di due testi nati in collaborazione con Rete Genitori Rainbow, che hanno contribuito a tracciare mappe concettuali e di senso utili per comprendere queste esperienze:
- “Le vite che sono la mia” di Luca Trappolin e Paolo Gusmeroli (Ed. Meltemi)
- “Storie di genitori trans” di Egon Botteghi (Ed. Maori)
Questi lavori, mescolando ricerca sociologica e narrazione autobiografica, hanno contribuito ad articolare un lessico e una visione per leggere la genitorialità trans* – e più in generale la pluralità delle famiglie – al di là delle categorie di esclusione.
Guarda il video intervista dell’incontro
Nel video realizzato alla Pride House di Milano viene restituito uno dei nodi più delicati emersi durante l’incontro: la paura del rifiuto. «Hai il grande timore che tuo figlio o tua figlia possa dirti di no» – è questa la preoccupazione che accompagna molte persone genitrici nel momento del coming out o dell’avvio di un percorso di affermazione di genere.
Attraverso le parole di Luca Trappolin , Egon Botteghi e Margherita Anna Jannon , il servizio racconta storie di famiglie con traiettorie complesse ma profondamente radicate nella quotidianità: relazioni che attraversano trasformazioni biografiche senza perdere il centro della responsabilità genitoriale.
Se il timore del rifiuto è reale e spesso alimentato dallo stigma sociale, le esperienze condivise mostrano anche un’altra verità: figlə che comprendono, accolgono, riorganizzano i legami senza metterne in discussione la sostanza. La genitorialità non viene meno nei percorsi di affermazione di genere; si ridefinisce, mantenendo intatta la funzione di cura.
Il video mette così in luce una realtà ancora poco conosciuta: famiglie arcobaleno che, tra cambiamenti e continuità, chiedono riconoscimento non come eccezione, ma come parte integrante della società.
▶️ Il video: il timore del rifiuto e la realtà delle relazioni:
Per continuare il racconto
L’incontro al MEET di Milano ha confermato quanto sia urgente costruire spazi di parola, ascolto e rappresentazione. Non per conferire legittimità a famiglie già esistenti – perché le famiglie arcobaleno non hanno bisogno di permessi per esistere – ma per contrastare l’invisibilità e costruire una narrazione pubblica che riconosca la pluralità come valore.
Perché se la famiglia cambia – come ha sempre fatto nella storia – ciò che resta è la responsabilità verso figlə, la cura quotidiana e la ricerca di una società che sappia guardare alla differenza come a una dimensione di ricchezza e non di minaccia.
Rete Genitori Rainbow – raccontare per trasformare



