Ho preso consapevolezza del mio essere lesbica a quarant’anni, sposata e con due figli.
Proprio non so dire se lo fossi da sempre, forse si, altrimenti oggi non saprei spiegare quell’attenzione speciale che avevo sin da ragazza verso tutto cio’ che anche solo alludeva all’omosessualita’: dalla letteratura al cinema, alla musica. Da Visconti a Mann, a Jimmy Sommerville… Tutto quasi sempre al maschile, dato che l’omosessualità delle donne e’ quasi sempre invisibile.
Ma di una cosa sono certa: mi sono sposata convinta di quel che stessi facendo.

La “scoperta” e’ stata sconvolgente: mi dicevo di star provando “omoaffettivita’” (cosi’ mi ostinavo a definire quel sentimento, per non ammettere le parole appropriate: amore lesbico).
Quando me lo sono detto e’ stato allo stesso tempo liberatorio e spaventoso.

C’e’ una frase del film “Tutto su mia madre” che ho sempre sentito nelle mie corde: “Una donna è più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di se stessa.”

Dopo quel momento la strada verso la mia autenticita’, verso il vivere questa nuova release di me stessa, e’ stata piena di difficolta’. Erano ostacoli oggettivi: un matrimonio di cui di colpo non sapevo cosa fare, tutto un mondo di relazioni costruite sul piu’ classico modello etero, figli nati e cresciuti con l’idea di una mamma e di un papa’ accanto, paura di scardinare quel che avevo costruito. di ferire le persone che amavo, a cui avevo promesso amore.

Ma anche ostacoli interiori: paura di dirmi lesbica… termine imbarazzante, sconveniente. All’epoca quasi impronunciabile, per me.
Non sono certo stata una speedy gonzales nello scrollarmi da dosso tutto quanto mi impediva di vivere appieno per quel che sentivo di essere. E’ stata una progressione molto lenta: ci ho messo anni, ma di certo essere entrata in contatto con altre donne nella mia stessa situazione e’ stata la chiave di volta.

C’e’ un momento cruciale nella mia storia: la decisione di dire di me ai figli.
Ho fatto coming-out prima con con la figlia e poi con il ragazzo piu’ grande.

Ripeto sempre le parole che lei, allora quattordicenne mi ha detto dopo una lunga chiacchierata e dopo aver visto insieme le foto scattate al Pride: “mamma sono orgogliosa di te perche’ vuoi essere te stessa anche se e’ difficile”.

Non che sia stata tutta una passeggiata. Con mio figlio, maggiorenne, e’ stato molto piu’ difficile, ma ho apprezzato quando mi ha detto che le sue difficolta’ con il fatto che io sono lesbica sono difficolta’ sue, e che le deve risolvere con se stesso.

Oggi finalmente sono separata, anche se questo ha avuto conseguenze economiche non secondarie. Ma posso vivere il mio essere lesbica e la mia visibilita’ senza paure che mi frenino.
Sento forte il bisogno di darmi da fare per le altre lesbiche (per questo ho fatto parte del Coordinamento delle entusiasmanti Cinque Giornate Lesbiche che si sono svolte a Roma nel 2010) e soprattutto per le persone che, come me, si “riscoprono” dopo una vita costruita su tutt’altri binari.
Il mio lavoro per Rete Genitori Rainbow nasce qui.

Cecilia