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Articoli marcati con tag ‘raccontarsi’

postheadericon Un marito che sceglie l’Amore – la storia di James

James si avvicina al forum di Rete Genitori Rainbow indirizzato da sua moglie che si è scoperta lesbica, nel forum trova le testimonianze di tanti che hanno condiviso questo percorso, comprende i dubbi, lo sconforto e le difficoltà e inizia a capire non solo il suo dramma ma anche quello della donna che ama.

 

E’ da diversi mesi ormai che sono iscritto al forum di Rete dei Genitori Rainbow e che sto leggendo i vostri interventi. Diversi mesi trascorsi a esplorare le varie stanze, percepire – attraverso le presentazioni, le domande, le provocazioni, le discussioni che ne seguono – l’angoscia, la frustrazione il dolore e la paura, ma anche il timido sorriso di una speranza che non vuole morire, nonostante tutto. Sensazioni e sentimenti che ho vissuto e tutt’ora vivo anch’io. Diversi mesi trascorsi a commuovermi, a sorridere, a riflettere, a partecipare silenziosamente e a conoscervi. E sono fiero. Fiero di avervi trovato, di aver partecipato – sebbene dietro le quinte – ai dibattiti, alle controversie, finanche alle polemiche di argomenti così interessanti e variegati come mai avrei ritenuto possibile. Ma andiamo con ordine: devo presentarmi.

 

Sono un uomo, prossimo a compiere 47 anni. Sono nato nel sud dell’Italia, e lì ho vissuto e mi sono laureato. Poco più di dieci anni fa ho raggiunto la fidanzata, mia conterranea, in una grande città del nord, dove già lavorava da un paio d’anni. Col tempo ho costruito la mia famiglia, la mia posizione sociale, le mie amicizie, le mie attività hobbistiche e sportive. Mia moglie è una donna speciale e sono stato fortunato davvero ad incontrarla. I suoi occhi, il suo sorriso, la voce mi hanno sempre fatto sentire a casa. Nessuna difficoltà, nessun problema del quotidiano, nulla era troppo grande per noi da non poter essere affrontato e risolto. Lei, assieme ai nostri due figli, ha costituito da sempre la mia forza. Una forza che cresceva anno dopo anno. Mi piaceva pensare che la famiglia sarebbe stata il luogo dove avrei fatto veramente carriera.

 

Poi tutto comincia a cambiare. La serenità, l’affinità e l’intesa sembrano cedere il posto all’insofferenza, alla incapacità di dialogo e a una strisciante incomprensione. Di consapevolezza in consapevolezza: qualcosa si sta spezzando e a nulla serve ogni sforzo per recuperare la situazione. La mia forza e la mia sicurezza sono minati alla base e il graduale indebolimento delle mie certezze rigurgita il mio orgoglio che prepotentemente si manifesta attraverso l’ostinato rifiuto di ammettere lo sgretolamento di tutto ciò che sono riuscito a realizzare assieme alla compagna della mia vita. E una sera di aprile, dopo aver intuito ciò che il mio cuore e la mia mente avevano ricacciato inconsciamente indietro, chissà per quanto tempo, pronuncio il suo nome come sempre succede nei nostri momenti più teneri e le dico che ho capito: lei è omosessuale. Non mi ha mai mentito e meno che mai quella sera. Soprafatto dalla commozione, abbracciati e in lacrime, non so come ho la forza di farle coraggio. Del resto mi sembra logico e doveroso dal momento che ero stato io a indurla a confessare a me l’inconfessabile. Ma intanto questa consapevolezza agisce nel mio cervello come un tarlo, assumendo ora dopo ora le proporzioni di una tragedia e consumando crudelmente quei princìpi che costituiscono la mia identità. Solo adesso, come mai prima, avverto la relatività della mia vita. Una vita che rimette tutto in discussione, una vita che lancia sfide sempre diverse, una vita che ti mette in crisi ed esige da te un cambiamento di proporzioni immani per viverla in modo completamente diverso, inimmaginabile prima. Perché indietro non si torna e per non soccombere devi rivalutare il concetto stesso di Amore, quello con la A maiuscola, che non si lascia imprigionare in schemi, in programmi per il futuro, in valutazione del passato, oppure dentro esperienze concretamente vissute, tantomeno indirette. Ti chiedi per cosa hai lottato fino a quel momento, invidi la vita “normale” dei tuoi genitori e pensi che non avresti mai immaginato un destino talmente spietato da toglierti la donna con la quale avresti voluto invecchiare, l’unica persona che vorresti guardare negli occhi prima di morire. E saresti disposto a scendere fino all’inferno per riaverla indietro, ma tutto ciò che la vita ti concede è un’indicibile sofferenza e lacrime, lacrime, lacrime. E come spesso accade, devi toccare il fondo per risalire. E il mio è stato il disprezzo. Quello provato verso me stesso, dopo una notte angosciante passata a pensare e ripensare spasmodicamente ai drammatici momenti nei quali, preso da un’ira incontenibile le avevo puntato contro il dito, dicendole che, l’avesse voluto o no, avrebbe continuato ad essere mia moglie. Aveva fatto un giuramento ed era suo dovere mantenerlo. L’avevo accusata di non avermi mai amato e che avrebbe dovuto impedirmi di sposarla. Ma ora il mio amore per lei, imponendomi di non rinunciare, avrebbe contrastato con uguale determinazione il suo tentativo di abbandonarmi. Il mio amore, nonostante questo destino feroce, sarebbe bastato per entrambi perché quel che conta di più è ciò per cui ho sempre ostinatamente lottato: l’unità della nostra famiglia, l’equilibrio dei nostri bambini…

 

Ciurma dei Pirati - Croce del Sud

 

Come nel peggiore e più angosciante degli incubi rivedo lei, lì davanti a me, seduta sul divano, a testa bassa, schiacciata dal peso delle mie urla e delle minacce di rivelare a chicchessia chi fosse davvero. Oppressa dalla paura, dal senso di colpa, dalla mancanza di volontà di reagire, impotente, in silenzio, a volte annuendo… si arrende. Mi allontano pensando “Ho vinto questa guerra. Sarò solo contro chiunque, se necessario, ma farò in modo che tutto ricominci come deve essere”.
Ed ecco un altro tarlo insinuarsi nella mia mente. Ma ci pensate? Avevo parlato di promesse da mantenere, di dovere coniugale, di unità familiare e di minacce. E in nome di quale amore, adesso, avrei potuto continuare a mantenere le mie promesse e adempiere a miei doveri coniugali? In quale amore sarebbe stato possibile far crescere i nostri due figli? Un amore mantenuto artificialmente in vita dalle abominevoli minacce che avevo indirizzato a quella donna che tanto avevo amato e amavo ancora? Non riuscivo a togliermi dalla mente l’immagine di lei seduta a testa bassa di fronte a me.

 

Fantasia

Vedete, non ho mai ignorato l’esistenza dell’omosessualità e l’ho sempre considerata un fenomeno, uno status, da sempre esistito. La mia fede, poi, cristiana protestante, mi ha sempre insegnato che tutti gli esseri umani sono uguali agli occhi di Dio e di conseguenza ho sempre sostenuto che i diritti degli omosessuali vanno ratificati dalla legge di un Paese come il nostro, ancora così zavorrato da una morale cristiana travisata e svuotata di ogni significato da un cattolicesimo troppo spesso bigotto e medievale. Ma la vita ti sfida sempre: mai come adesso capisco cos’è l’amore omosessuale. Un amore vibrante e intenso perché sofferto, molto spesso nascosto, tra le righe, ancora assurdamente inconfessabile. Comprendo, ora più profondamente, che la rinuncia a se stessi per gli altri non deve andare a discapito della felicità perché tutto deve essere subordinato alla “legge dell’Amore”. E allora qual è il significato della rinuncia? Dal momento che io amo mia moglie e continuerò ad amarla e so che continuerò ad essere da lei amato, anche se in modo diverso, allora sarò io a rinunciare a lei pur di saperla felice. Questo sito, questo forum e le varie stanze di cui si compone, mi ha aiutato a comprendere ciò che era da me assurdamente dato per scontato e mi ha aiutato a vedere una realtà, da sempre davanti a me, con occhi diversi. Attraverso le vostre parole ho visto un mondo più variopinto, di certo più complesso, ma più bello. E quando penso a questo rivolgo lo sguardo a mia moglie osservandola come parte di quel mondo che inizio a scoprire solo adesso. E ringrazio Dio perché sono stato fortunato davvero ad incontrarla. Tra le ennesime lacrime le chiedo se potrà mai perdonarmi e le confesso quanto mi sia e mi sarà preziosa, a dispetto di tutto.

 

Lentamente riscopriamo il dialogo, sulla base di una nuova consapevolezza. Ed è più bello. Parliamo di futura famiglia allargata – anche se nessuno dei due per ora ha un legame con qualcun’altra – e di come ciò dovrebbe essere visto per i nostri figli solo come un arricchimento. E abbiamo scoperto perché: l’Amore si moltiplica, tra le persone, non si divide. E molte esperienze che leggiamo sul sito di Rete Genitori Rainbow ci confermano come ciò non è impossibile. Nulla sarà troppo grande da non poter essere affrontato e risolto se facciamo fluire l’Amore dentro di noi, senza schemi, senza doveri, senza preconcetti e se abbiamo voglia di dirci “ti amo” ce lo diciamo perché sappiamo entrambi del nostro orientamento sessuale ma ciò non impedisce di manifestarci affetto. Dal punto di vista affettivo prenderemo anche strade diverse. Probabilmente ci innamoreremo di coloro che costituiranno le compagne di ciò che rimane della nostra vita, ma nulla ci costringerà a rinnegare la nostra storia insieme.
E quando mia moglie troverà una compagna in grado di amarla non solo nella sua persona, ma anche attraverso i nostri figli come fossero i propri, personalmente non avrò perso nulla.

 

Fantasia

Certo, oggi ho perso la persona che avrebbe dovuto essere mia moglie. Ma se rifletto su quel “dovuto” mi rendo conto che in questo mondo nulla ci è dovuto. Ho visto la malattia strappare i padri alle loro famiglie. Ho visto morti premature portar via giovani madri ai loro piccoli. A loro non era forse dovuta una vita serena, felice, proficua (come la si augura a gran voce in tutti i matrimoni)? Eppure la vita ad un certo punto ci destabilizza (tutti quanti!) ci sorprende, ci costringe a rimetterci in discussione, ci obbliga a riadattarci. Per sopravvivere. E continuare ad amare con mente più aperta, più umile, più consapevole. E, secondo me, meglio di prima.
Il coming-out al lavoro, coi genitori, col nostro mondo non c’è stato ancora, ma è un suo diritto. Conscio delle difficoltà che purtroppo ancora si incontrano, dovrà essere lei a decidere quando e come farlo. Sarò al suo fianco e mi batterò per i diritti degli LGBT perché un giorno non si debba più soffrire e perché il ruolo che si sceglie nella società non debba dipendere dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale o da qualsiasi altra cosa, ma solo dai propri sogni e desideri. Confesso che qualche sprazzo di paura c’è ancora. Io e mia moglie siamo consapevoli delle difficoltà che ci troveremo ad affrontare, sopratutto per mantenere lontana da noi la tentazione di assumere o emulare ruoli e comportamenti imposti prepotentemente dalla nostra società: padre e madre etero, giovani, tonici, palestrati, con figli adolescenti sempre sorridenti col messaggio subliminale che tutto questo è ciò che i vostri genitori hanno sempre sognato per voi e che i vostri amici invidiano di più.
Ma noi abbiamo la consapevolezza di non essere soli.

 

Mia moglie dice che questa storia finisce così bene, che sebbene sia lunga, sembra corta. Io le rispondo facendole notare che questa storia, nonostante abbia cominciato a scriverla io, la stiamo continuando a scrivere insieme. E’ l’unico modo che mi resta per amare lei e i nostri figli. L’unico modo per fare davvero carriera.
Non siamo soli. E sapere questo è importante per noi.

 

Grazie alla RGR! E grazie a mia moglie per avermela fatta conoscere.

 

James.

postheadericon La storia di Alex

Sono Alessandro, classe 1974 in quella Torino che all’epoca ruotava intorno a MammaFiat da una coppia giovanissima.

Un’infanzia normale, anzi felice, cresciuto in un “epoca” in cui ancora si giocava in cortile e si facevano le incursioni in bici nella campagna che circondava il paesotto industriale della provincia torinese, si tornava a casa all’imbrunire senza l’assillo degli squilli sul cellulare di mamme apprensive, e arrivavano in Italia i primi cartoons sulle reti di un certo palazzinaro Brianzolo.
Un epoca in cui, tra famiglie operaie, era normale trascorrere parte della giornata in altre famiglie a seconda dei rispettivi turni delle fabbriche Fiat … chissà, forse è stata quasi una sorta di imprinting Pavloviano su quelle che trent’anni dopo si sarebbero chiamate famiglie allargate.

A dieci anni arriva un fratello, e qui si deve crescere un po’ più del solito, perché comunque a quell’età è ovvio che ci si aspetti qualcosa in più in aiuto in casa.

L’adolescenza passa nell’oratorio del paese, pur se già convintamente ateo dai 12 anni, e quindi comunque già allora un po’ “estraneo”, anche se in realtà solo e semplicemente laico, tant’è che la cosa non mi impedì di fare anche successivamente l’animatore.
Qui le prime cotte per qualche amica del gruppo, e la conoscenza, a 16 anni, con colei con cui avrei poi condiviso la gran parte della mia vita, sicuramente la parte più importante.

Devono passare due anni perché si decida di condividere più della semplice amicizia, ma poi tutto decolla e oltre a condividere le amicizie e le passioni ci ritroviamo a progettare una vita insieme e al centro di tutto questo, oltre a noi due, è forte il desiderio di metterci anche dei figli.

Superiamo tutti gli ostacoli che la sua famiglia ci mette davanti e alla fine, nel 2000 (si, guarda caso, proprio l’anno del World Pride a Roma) mettiamo su casa e matrimonio, è talmente coinvolgente che riesce pure a farmi sposare in chiesa.
Dopo un primo anno di tremendi scossoni dovuti alle enormi differenze di vita, al mio abbandonare il lavoro per mettermi in proprio e ai miei mille impegni nel volontariato in Croce Verde, tutto si stabilizza, manca solo qualcosa, che infine arriva nel 2003 e si chiama Eloise.

Come tutte le volte che qualcosa di magnifico si presenta nella mia vita, quasi in contemporanea qualcosa crolla, e quindi dall’altra parte dobbiamo gestire la separazione dei miei, che non è delle più morbide, anzi, a farne le spese salta anche il rapporto con mia madre e mio fratello.

Eloise è colei che però ci trasforma la vita, da buona scorpioncina detta le regole, come e più di un qualsiasi neonato, fin da quando nel pancione approva o disapprova con plateali scalciate anche la musica che stiamo ascoltando. E anche per lei che ci imbarchiamo nella ristrutturazione di una casa fuori Pinerolo, e lei cresce nel verde e corre con Chicco, ho, abbiamo tutto quello per cui abbiamo lottato per anni. Per qualche anno l’equilibrio tiene …
E poi quasi senza accorgetene, magari mentre ordini il caffè al bar “noti” quel barman così …
e il tipo al ristorante che non ti toglie gli occhi di dosso? Perché ora ci faccio caso?

Ma quell’architetto così glamour venuto a scegliere le piastrelle per la casa di una famosa comica e, dopo estenuanti ore tra show-room e cataloghi, con la scusa del negozio in chiusura ti propone di finire la scelta davanti ad un caffè … sarà perché hai azzeccato l’abbinamento piastrelle-sanitari o piuttosto jeans-camicia-giacca-tagliodibarba? ;)

Certi pensieri cominciano a rutilarti in testa, a volte ti dici “ma si, sarà perché è una settimana che non … l’ormone fa scherzi”, la settimana dopo ti ritrovi con i clacson che ti svegliano mentre anziché la pubblicità della Pompea guardi Beckam for Armani con quel costumino bianco così … così … sexy. ;)

Oddio sarò mica mezzo cupio, mezzo finocchio? Nahhhhhh ma figurati, sei pure padre, hai la barba, non sculetti, le uniche piume son quelle che perde il giaccone invernale …

Eppure ti accorgi che è così, che inizi ad avere fantasie sugli uomini, che non fai caso se la collega ha la gonna sopra o sotto il ginocchio quando accavalla le gambe, ma se IL collega ha un bottone della camicia aperto in più, allora si che l’occhio cade … e magari indugia anche.

Cominci a fare ricerche su internet, ed è facile imbatterti in foto esplicite e … apprezzi… oh cavolo se apprezzi.
Poi conosci LUI e quando ti accorgi che non è solo una mente brillantissima, allora ti neghi, davanti all’evidenza dei fatti, scoprire che ti piace anche ti sconvolge.

Cerchi come un forsennato su internet qualcuno con cui parlare, qualcuno che ti dica che è una cosa passeggera, ma in realtà scopri sempre di più che “quel mondo” ha qualcosa che vorresti, che in parte ti senti parte di “quel mondo”.
Poi chiudi il browser e sul desktop la foto di Eloise ti schianta.

Un’amica di famiglia, una compagna delle scuole serali di tuo padre, molto easy molto “avanti”, reincontrata una sera, dopo anni che non vi vedevate, ti guarda negli occhi e ti sbatte a muso duro la realtà in faccia: “Ale tu sei gay, puoi negarlo a chiunque, ma ti si legge in faccia che sei stretto nel ruolo di marito”.

Sono i tre mesi più devastanti, lei che ti consiglia di lasciar stare o al più recitare la parte del marito deluso da un matrimonio che non va come dovrebbe, “vi separate così, semplicemente per incompatibilità, e almeno eviti di perdere tua figlia, perché questo ti aspetta se ti dichiari”, dall’altra parte un altro ragazzo, un ragazzo che ha fatto della visibilità un motivo di orgoglio e pretende che tu “tolga di mezzo ogni dubbio e viva alla luce del sole quel che sei”.

In un periodo in cui, un giorno si e l’altro pure, le scenate a casa sono la costante, la crisi immobiliare ha falcidiato il mio settore e mi ritrovo a 34 anni senza lavoro e con una figlia che somatizza ogni scenata di sua madre, prendo la mia decisione contro tutti: l’antivigilia di capodanno faccio coming out con mio padre, dopo l’epifania anche con mia moglie.

Mio padre non si scompone e anzi offre aiuto.
La reazione di LEI è la più tipica: non lo accetta, da psicologa (incompetente in materia), pone il dubbio si tratti di una fase, magari sei “solo” bsx …
Ennò, mi piacciono proprio questi uomini !!!

Nonostante le cose siano in chiaro, è comunque difficile prendersi e viversi i propri spazi, la situazione economica ci impedisce una separazione in tempi brevi, e LEI spera ancora e ancora, ormai si vive da coinquilini forzati.

Ricomincio a frequentare il ragazzo che oltre un anno prima mi aveva elettrizzato per primo con quella mente acuta e i giudizi taglienti, ogni tanto il suo nome salta fuori a casa, e una sera, si comincia a parlare di come organizzarsi per la separazione.
Prendo mia figlia in braccio, ormai ha quasi 6 anni, cominciamo a spiegarle che probabilmente tra non molto abiteremo in 2 case diverse, che forse papà andrà ad abitare a Torino e lei ci ammutolisce con una delle sue frasi: “Beh piuttosto che andare a star da solo puoi andare a vivere con B.”

Non lo conosce, ne ha, si e no, sentito il nome qualche volta in casa, ma lei aveva già capito tutto, che quella persona è speciale per papà.

È la forza che mi fa prendere la strada della visibilità, non a tutti i costi, ma ho deciso che, come con mio padre e mia moglie, ancor di più con mia figlia le cose dovranno essere chiare, non dovrà un giorno rinfacciarmi “perché non me lo hai detto”.

Una sera vado a prendere un aperitivo con B., mi porto anche Eloise, voglio che lo conosca, a fine serata io sono l’escluso e loro giocano come pazzi, lo ha accolto e accettato senza far domande, perché conosceva già le risposte; sua madre invece non ne vuol sentir parlare di metterla al corrente della verità e allora forzo la mano prendendo contatto con altre famiglie omogenitoriali, riesco addirittura a portarla a Roma alla manifestazione Uguali, diventa la mascotte del bus di Arcigay.

Non è semplice, perché presuppone, prima, spiegarle la possibilità che anche tra uomini o tra donne possano esserci affetto e amore, a Roma incontrerà bimbi che sono cresciuti con due mamme o due papà, ci saranno magari uomini abbracciati, donne abbracciate. La risposta è una delle sue, solite, pragmatiche: “embè … se si vogliono bene”

Succede tutto in una settimana: sabato 17/10 andiamo a manifestare a Roma, dopo qualche giorno l’UDC affossa la legge Concia e il venerdì notte bisogna mettere in conto di spiegarle anche cos’è l’omofobia: mentre sono al lavoro in un ristorante, il capocuoco, più “alticcio” del solito, passa dagli insulti e minacce omofobe alle vie di fatto e mi spacca la faccia a testate.
È un’altra forza che mi convince che bisogna lottare per i nostri figli, che non dobbiamo lasciare che un represso si faccia forza nell’altrui vergogna, che dobbiamo dare ai nostri figli gli strumenti per capire e controbattere a chi ci vorrebbe far vivere nascosti e la risposta io ed Eloise la diamo a modo nostro, accettando di farci fotografare (la mamma acconsente storcendo un po’ il naso), con ancora la faccia incerottata e il dito medio alzato ad urlare “fuck omofobia”

Dopo che lei e la mamma si son sistemate in una mansardina, è sempre ad Eloise che chiedo il permesso di far venire B. a vivere con me, in quella che è la casa dove era cresciuta.

Sono passati ormai quindici mesi da allora, non è stata facile la mediazione con la mamma su questo aspetto, i week end che era con NOI, le paure di traumi ed altre amenità del genere, anche se il rapporto tra Eloise e B. è decollato in una maniera miracolosa, non faceva neanche le occhiate interrogative quando tra noi due passavano piccoli gesti di complicità, ma per evitare fraintendimenti o che si portasse dentro domande o interrogativi, mi sono convinto dopo un paio di mesi a dirle chiaro e tondo, “Ely, papà e B. si vogliono bene, vivono insieme perché si vogliono bene” e il suo sguardo aveva il significato quasi di dire “beh è così chiaro”.

La naturalezza e l’assenza di ambiguità nel rapporto tra me è B. anche in sua presenza, credo sia stato il motivo principale che le abbia permesso di non vivere questa presenza come un intruso, come un concorrente, ma come una altra figura di riferimento, che non si sostituisca a nessuna di quelle che sono le sue due principali di riferimento.
E di riflesso, portare questa serenità nel rapporto con noi due, anche verso sua madre, ha permesso di recuperare un rapporto ed una fiducia tale che ormai anche le date dei week end non sono più un problema, vive talmente con naturalezza i momenti che è con noi da chiedere a sua madre di fare i giochi come B., la marmellata come B., andare a pattinare come con papà e B.

È stata talmente brava Eloise a far capire a sua mamma quanto non ci sia nulla di strano e pericoloso nelle famiglie omogenitoriali e in una coppia di uomini, che i primi complimenti per Rete Genitori Rainbow mi sono arrivati da …sua mamma.

postheadericon La storia di Cecilia

Ho preso consapevolezza del mio essere lesbica a quarant’anni, sposata e con due figli.
Proprio non so dire se lo fossi da sempre, forse si, altrimenti oggi non saprei spiegare quell’attenzione speciale che avevo sin da ragazza verso tutto cio’ che anche solo alludeva all’omosessualita’: dalla letteratura al cinema, alla musica. Da Visconti a Mann, a Jimmy Sommerville… Tutto quasi sempre al maschile, dato che l’omosessualità delle donne e’ quasi sempre invisibile.
Ma di una cosa sono certa: mi sono sposata convinta di quel che stessi facendo.

La “scoperta” e’ stata sconvolgente: mi dicevo di star provando “omoaffettivita’” (cosi’ mi ostinavo a definire quel sentimento, per non ammettere le parole appropriate: amore lesbico).
Quando me lo sono detto e’ stato allo stesso tempo liberatorio e spaventoso.

C’e’ una frase del film “Tutto su mia madre” che ho sempre sentito nelle mie corde: “Una donna è più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di se stessa.”

Dopo quel momento la strada verso la mia autenticita’, verso il vivere questa nuova release di me stessa, e’ stata piena di difficolta’. Erano ostacoli oggettivi: un matrimonio di cui di colpo non sapevo cosa fare, tutto un mondo di relazioni costruite sul piu’ classico modello etero, figli nati e cresciuti con l’idea di una mamma e di un papa’ accanto, paura di scardinare quel che avevo costruito. di ferire le persone che amavo, a cui avevo promesso amore.

Ma anche ostacoli interiori: paura di dirmi lesbica… termine imbarazzante, sconveniente. All’epoca quasi impronunciabile, per me.
Non sono certo stata una speedy gonzales nello scrollarmi da dosso tutto quanto mi impediva di vivere appieno per quel che sentivo di essere. E’ stata una progressione molto lenta: ci ho messo anni, ma di certo essere entrata in contatto con altre donne nella mia stessa situazione e’ stata la chiave di volta.

C’e’ un momento cruciale nella mia storia: la decisione di dire di me ai figli.
Ho fatto coming-out prima con con la figlia e poi con il ragazzo piu’ grande.

Ripeto sempre le parole che lei, allora quattordicenne mi ha detto dopo una lunga chiacchierata e dopo aver visto insieme le foto scattate al Pride: “mamma sono orgogliosa di te perche’ vuoi essere te stessa anche se e’ difficile”.

Non che sia stata tutta una passeggiata. Con mio figlio, maggiorenne, e’ stato molto piu’ difficile, ma ho apprezzato quando mi ha detto che le sue difficolta’ con il fatto che io sono lesbica sono difficolta’ sue, e che le deve risolvere con se stesso.

Oggi finalmente sono separata, anche se questo ha avuto conseguenze economiche non secondarie. Ma posso vivere il mio essere lesbica e la mia visibilita’ senza paure che mi frenino.
Sento forte il bisogno di darmi da fare per le altre lesbiche (per questo ho fatto parte del Coordinamento delle entusiasmanti Cinque Giornate Lesbiche che si sono svolte a Roma nel 2010) e soprattutto per le persone che, come me, si “riscoprono” dopo una vita costruita su tutt’altri binari.
Il mio lavoro per Rete Genitori Rainbow nasce qui.

Cecilia

postheadericon La storia di Fabrizio

Sono venuto al mondo il nel 1965, da genitori giovani e ho vissuto la mia infanzia negli anni ’70 in una famiglia allargata dato che vivevamo a stretto contatto con i nonni e la famiglia dello zio paterno..

Da piccolino verso i 5 anni ricordo che alcuni bambini più grandi suscitavano il mio interesse, io volevo crescere per essere come loro.

Ho sempre avuto in me la ferma convinzione di volere dei figli cosa che mi ha spinto da sempre a pensare il mio futuro in un contesto di famiglia tradizionale, con una donna al mio fianco e dei figli.

L’infanzia e l’adolescenza sono scorse direi con normalità e con noia, durante le medie venni a contatto con quella ragazza che mi regalò attenzione ed ascolto legandomi a lei in uno speciale rapporto di intimità ed intesa su tanti livelli, con un feeling che andava oltre il comune.  Avevamo 17 anni quando ci mettemmo insieme, avevo trovato un rifugio speciale per il mio cuore. In quel momento progettai la mia vita nell’impegno nello studio per un lavoro stabile e sicuro che mi garantisse quella vita sempre sognata. Ci sposammo dopo 11 anni di fidanzamento.

Mentre il mio cuore era devoto al mio sogno e perseverava nella costruzione di una unione, ideale e idealizzata, con grande impegno, c’era anche, nei pochi momenti di vita vissuta aldilà dello studio matto e disperatissimo, una scoperta di interesse per il maschile che mi muoveva profondamente dentro. Questo era subito isolato anestetizzato chirurgicamente reciso come impossibile per quella mia relazione che era stata scelta da me e che vedevo come un legame inscindibile, pur non essendomi ancora sposato.

Patisco negli anni dopo il nostro matrimonio una profonda depressione: da un lato la consapevolezza che per lei non provavo quella attrazione fisica che un maschio eterosessuale avrebbe provato per una donna così affascinante e bella come era mia moglie, ma in quel periodo la sofferenza per la perdita dei miei genitori che si allontanarono dall’Italia  prevalse  sulle altre perdite che soffrivo e confusero i piani del mio malessere.  Compii sforzi per risollevarmi fino ad approdare al culmine della gioia che rinnovò la vita e spazzò via gli anni della buia depressione.. la nascita di mia figlia.

Per 2 anni e mezzo ho vissuto una realtà perfetta dove c’era la nostra cucciola al centro dell’universo. Ma la realtà familiare non è stata semplice mai, i miei, lontani, si separarano, mia madre rientrò dall’estero, mente mio padre fu reciso dalla relazione con noi.

Con mia moglie c’era un grande affiatamento dopo 19 anni di relazione e convivenza, ma qualcosa stonato si era intromesso tra di noi, il suo impegno per il lavoro suscitava i miei malumori per la scarsità della vita familiare, cosa che non realizzava perfettamente il mio ideale. E’ lei che si allontanò trovandosi innamorata di un altro, e facendomi piombare nella delusione dell’ennesimo abbandono e rifiuto.

E’ allora, mentre lottavo per non essere lasciato, che intravidi la possibilità di poter vivere quel sogno di un rapporto maschile che era chiuso da sempre nel mio cuore.. ma pure lottavo per non distruggere quel nucleo di famiglia che mi aveva da sempre spinto nelle direzioni di vita.

La separazione fu consensuale e con affido condiviso e la piccola iniziò a vivere con entrambi noi a giorni alterni.

Dopo pochi mesi conobbi un ragazzo e iniziai a vivere la mia prima relazione omosessuale . Da un lato vivevo la scoperta di emozioni e la consapevolezza di conoscermi per la prima volta, della realizzazione di un sogno sempre ritenuto impossibile e razionalmente negato, dall’altra l’evidenza della impossibilità di vivere pienamente la mia condizione umana di genitore e di omosessuale. In quegli anni vivevo con il mio compagno una vita sostanzialmente diversa da quella che vivevo poi con mia figlia. Furono anni comunque difficili di assestamento, senza riuscire a conciliare la dimensione affettiva familiare con quella affettiva extra-familiare cosa che mi creava un forte stress.

Dopo la fine di questa prima storia e un anno passato a cercare di comprendersi isolandosi ancora dal mondo  un innamoramento molto intenso e molto difficile, che fini dopo pochi mesi mi lasciò in una crisi sentimentale ancor più forte. In quel momento inizia una ricerca più seria del significato dei miei percorsi.

Quando dopo alcuni mesi ritrovo una persona con cui sembrava possibile costruire qualcosa di importante, vengono a galla i limiti e le contraddizioni della mia esistenza.  Dopo un anno difficile vengo a contatto con l’associazione delle Famiglie Arcobaleno e in parallelo inizio un percorso di introspezione individuale supportato da un terapeuta. Sono mesi intensi di scoperte e di messa in discussione di sé fino a fare affiorare alla mia coscienza le contraddizioni che alimentavano i miei dolori.

L’incontro dal vivo con il gruppo delle Famiglie Arcobaleno segnò per me una svolta: vedere uomini e donne omosessuali come me che nella loro dimensione affettiva di coppia avevano intrapreso un progetto che li aveva resi genitori, vedere i bambini e le bambine vivere in armonia e serenità con le loro mamme e i loro papà fu una esperienza che mi fece comprendere come l’essere omosessuale non porti alcuno svantaggio e nessun danno a questi bambini e che la condizione di avere figli ed essere famiglia in coppia omosessuale era più che possibile: era una realtà.

Il confronto con queste coppie di genitori omosessuali e con i genitori che avevano la mia stessa esperienza di relazione eterosessuale mi rese forte e mi fece comprendere al meglio come agire nei confronti della mia famiglia. La mia ex sapeva di me da dopo un anno della separazione, questo che inizialmente era rimasta un’informazione non ulteriormente commentata tra di noi più tardi nel corso degli anni si era andata chiarendo e molte parole le avevamo spese nel narrarci le nostre storie e come avevamo vissuto il momento di separazione e la scoperta della mia omosessualità.

Con mia figlia da sempre avevo considerato di non dover nascondere molto, avevo sempre avuto la certezza che per poterle dare il massimo da me avrei dovuto essere pienamente me stesso, e non negarmi una affettività con un altra persona una volta che ero rimasto da solo.

Lavinia comprendeva benissimo i significato della parola gay e lesbica.  Quando dalle mie parti viene organizzate una fiaccolata contro l’omofobia  ne approfittai per portarci mia figlia assieme a una mia amica e le spiegai il significato di quella manifestazione. Qualche mese più avanti lei stessa diceva a sua mamma che il suo papà “faceva il gay” col suo migliore amico e dichiara a tavola a cena che io e lui siamo “come fidanzati” perché ci sentiamo “tutti i giorni e più volte al giorno”.. siamo “più che amici” (i virgolettati sono testuali di mia figlia)

In un momento di crisi Lavinia vide il mio compagno allontanarsi e confidò alla mamma che no, forse si sbagliava, il suo papà non era gay. Questo mi parve davvero brutto: lei che aveva una evidenza chiara del nostro rapporto affettivo adesso si confondeva su quello che era la mia intima essenza. Fu così che il 25 di aprile 2008 poco prima dei 10 anni confidai a Lavinia che il mio desiderio di famiglia mi aveva portato ad ignorare una cosa molto importante di me, il fatto cioè che a me piacevano i ragazzi.. il suo sorriso illuminato mi aprì il cuore “ah ma io l’avevo già capito, chiedilo alla mamma!” e fu qualcosa di immenso che mi regalò serenità e infinita gratitudine per quella creatura che era in grado di vedermi solo come il suo papà, come era da sempre.

Ci sono stati momenti in cui si è di nuovo parlato di questo, naturalmente quando veniva per il contesto dei fatti di cronaca di omofobia, per la frequentazione con le altre famiglie arcobaleno.

Dal momento del mio coming out il mio compagno, che prima “era sempre tra i piedi”, assunse la fisionomia familiare della persona che mi era accanto, niente di meno, come il compagno della madre era naturale che fosse con noi nei fine settimana e a cena, cosa che prima non quadrava nel nostro contesto familiare.. da quel momento iniziammo ad essere un nucleo di persone legate da affetti, una famiglia allargata che viveva la sua dimensione “speciale” come tante altre situazioni che ci sono al mondo.

Fabrizio

di seguito il link alla mia testimonianza alla trasmissione Racconti di Vita su Rai3 Giugno 2008

postheadericon La nostra famiglia è femmina

Settimanale TopGirl Luglio 2009

postheadericon La storia di Valentina e Roberta

abbiamo due mamme e siamo felici così

dal settimanale TU del 1/4/2008

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