Articoli marcati con tag ‘padri gay’
I primi appuntamenti di RGR
Ciao a tutte e a tutti
Ad una settimana dal varo del sito siamo davvero felici dell’accoglienza e dell’interesse suscitato da questa iniziativa e vi invitiamo ad iscrivervi al forum (www.genitorirainbow.it/forum) che abbiamo appena inaugurato.
Vi segnaliamo inoltre alcuni appuntamenti in cui si parla di RGR.
- Nel corso della trasmissione “L’altro martedi” del 22 febbraio su Radio Popolare sono stati intervistati due dei soci fondatori: Fabrizio Paoletti e Cecilia d’Avos. La trasmissione e’ scaricabile in podcast sul sito www.radiopopolare.it
- A questo link invece, potete riascoltare l’intervista fatta a Cecilia lo scorso 18 febbraio da Radio Onda d’Urto (click qui per il download dell’MP3)
Vi ringraziamo e vi diamo nuovamente il benvenuto!
I fondatori di Rete Genitori Rainbow
Nasce la Rete Genitori Rainbow
Nasce l’associazione Rete Genitori Rainbow che si propone di offrire supporto a lesbiche, gay e transessuali con figli da precedenti relazioni eterosessuali.
Oltre ai pregiudizi in quanto omosessuali, sulle spalle di questi genitori pesano le difficoltà connesse alla separazione spesso conflittuale con l’ex-partner, al timore del coming-out verso i figli o la famiglia.
L’associazione Rete Genitori Rainbow offre supporto e confronto avvalendosi di una rete di volontari, di psicologi e di avvocati allo scopo di superare l’omofobia interiorizzata e aiutare ad affrontare la separazione, l’affidamento e il coming-out.
Rete Genitori Rainbow mette a disposizione i propri servizi in collaborazione con altre realtà del mondo LGBT attraverso una Community web con forum dedicati, help-line Skype in chat e voce, Facebook e altri social network.
E’ anche prevista l’organizzazione di gruppi di auto-aiuto e di seminari in varie parti d’Italia condotti da professionisti e volontari che hanno vissuto questo percorso in prima persona.
L’associazione rispetta inoltre l’esigenza di molti genitori di mantenere l’anonimato, data la delicatezza della situazione.
Rete Genitori Rainbow sostiene i diritti LGBT e si propone di stimolare la produzione culturale per contrastare i pregiudizi sulla genitorialità omo e transessuale.
CONTATTI
Sito: www.genitorirainbow.it
Contatti: info@genitorirainbow.it
Skype: genitorirainbow
Facebook: Rete Genitori Rainbow
Firenze, 16 febbraio 2011
il Libro di Tommi
IL LIBRO DI TOMMI
Manuale educativo e didattico su scuola e omogenitorialità
di Giuliana Beppato e Maria Tina Scarano
“Negli ultimi anni in Italia si è assistito ad una crescita esponenziale di bambini e bambine nati e/o cresciuti in famiglie omogenitoriali (famiglie con uno o più genitori omosessuali). Dagli sporadici casi che faceva- no scalpore sui giornali dieci, quindici anni fa, oggi un numero sempre crescente di coppie omosessuali, o singoli omosessuali, decide consapevolmente di diventare genitore. Aumentano anche le esperienze di chi, scoprendo la propria omosessualità dopo essere diventato genitore all’interno di una relazione eterosessuale, decide di formare una nuova coppia che diventa una realtà familiare allargata anche per i propri figli.
La scuola è il primo luogo di incontro istituzionale che si è confrontato con queste nuove realtà. Il libro di Tommi descrive questo incontro partendo dall’esperienza dei protagonisti (bambini, genitori e insegnanti) che raccontano i momenti non previsti che provocano imbarazzi stereotipati, criticità, mancanza di proposte didattiche adeguate alle realtà presenti in classe.
Queste difficoltà non sono dovute ad una diversità dei bambini nati in contesti omogenitoriali quanto piuttosto ad un approccio educativo-didattico spesso ancora legato ad un modello tradizionale di famiglia che in realtà da tempo è mutato. La famiglia omogenitoriale è solo uno dei tanti modi di “fare famiglia”: pensiamo ai bambini che vivono in famiglie ricomposte, ai bambini provenienti da altre parti del mondo, ai bambini adottati o in affidamento.“La scuola è il luogo dell’accoglienza, dell’apertura e della solidarietà in cui quotidianamente si vive e si sperimenta, per tale motivo dovrebbe rispettare i suoi caratteri d’inclusività e garantire il pieno diritto d’appartenenza ed inserimento nella comunità scolastica ai figli di qualunque famiglia.”
1 La normativa in materia già da tempo ha recepito tali cambiamenti sociali e famigliari e ha dato delle indicazioni al riguardo, ad esempio il Decreto ministeriale del 3 giugno 1991 “Orientamento dell’attività educativa nelle scuole materne statali” precisa che “… la scuola dell’infanzia accoglie e interpreta la complessità dell’esperienza vitale dei bambini e ne tiene conto nella sua progettualità educativa in modo da svolge- re una funzione di filtro, arricchimento e valorizzazione dell’esperienza extra scolastica allo scopo di soste- nere il sorgere e lo sviluppo di capacità di critica, di autonomia del comportamento e di difesa dai condizionamenti.”
Nella realtà della pratica quotidiana spesso però le insegnanti segnalano la propria impreparazione di fronte a situazioni differenti dalla norma presunta e la mancanza di risposte adeguate. Il libro di Tommi si propone come strumento di riflessione operativa, la finalità è quella di fornire una con scenza dei contesti di crescita dei bambini con famiglie omogenitoriali, offrire indicazioni su come facilitare la comunicazione tra scuola e famiglia, favorire l’inserimento dei bambini nel contesto classe, proposte per una didattica che tenga conto della pluralità delle situazioni familiari da cui i bambini provengono, prevenire gli “imbarazzismi”2 che si creano in alcune situazioni proponendo modalità di approccio, non certo esaustive ma di stimolo ed esempio.
Il libro si articola in due parti. Nella prima parte aneddoti accompagnati dal fumetto prendono per mano il lettore alla scoperta delle somiglianze e delle differenze del vivere la scuola da parte di un bambino che viene da un contesto omogenitoriale e delle difficoltà, ma anche delle risorse (risposte originali), che le insegnanti sanno mettere in campo per svolgere al meglio il loro ruolo di educatrici. Il testo vuole far riflettere sulle pratiche di inclusione delle differenze e propone “buone prassi”, utili non solo ai bambini figli di genitori omosessuali.
Nella seconda parte seguono approfondimenti tematici.
- Chiara Bertone, docente di sociologia, affronta l’argomento della genitorialità omosessuale nell’ambito dei nuovi modelli di famiglia, aspetto questo da tenere sempre in considerazione al fine di prevedere programmi didattici che tengano conto dei mutamenti sociali e familiari in atto.
- Fabrizio Paoletti, già vicepresidente dell’associazione “Famiglie Arcobaleno”, descrive la complessità delle dinamiche familiari nelle situazioni di separazione in cui uno dei genitori è omosessuale, in particolare gli aspetti relazionali tra adulti e figli.
- Giuliana Beppato, psicologa psicoterapeuta, e Maria Tina Scarano, assistente sociale, partendo dalla situazione europea in merito al riconoscimento delle famiglie di fatto descrivono la realtà italiana letta attraverso la storia di una associazione di genitori omosessuali, prima e unica in Italia.
- Margherita Graglia, psicologa psicoterapeuta, sulla base delle ricerche degli ultimi venti anni risponde alle domande frequenti sullo sviluppo psicologico dei bambini figli di omosessuali.
- Sara Lusso, neuropsichiatra infantile, spiega come le conoscenze scientifiche non possano da sole cambiare la percezione che la società ha dell’omosessualità, neanche all’interno dei Servizi, ma di come occorrano linguaggi nuovi e “una mente libera e curiosa di fronte a sé e all’altro da sé”.
La scoperta di sè
E un giorno ti accorgi che…
di Paola Biondi Psicologa Psicoterapeuta, Responsabile di Psicologiagay.com
Contesto
Sei una persona assolutamente normale. Hai un lavoro, ti sei sposat*, magari dopo anni di fidanzamento e con lui/lei ci stai bene. Hai avuto dei figli.
Tutto sembra andare per il verso giusto, proprio come previsto dalla tua famiglia e dalla società. E dalla tua idea di come doveva essere la tua vita. Dalla tua immagine di eterosessuale equilibrat*, responsabile, genitore perfetto.
Finalmente sei riuscit* a realizzare il sogno di sempre: una famiglia tua.
Ma tu sai che in fondo ti manca qualcosa. E ad un certo punto inizi anche a sentire dentro di te una spinta verso qualcosa che già sapevi, ma hai sempre rifiutato.
Sintomi
Un bel giorno, uno normale, come tutti gli altri, magari al lavoro o in fila alle poste ti ha colpito proprio quella persona lì. Non sai neanche per quale motivo, ma senti un brivido dentro. Il cuore inizia a battere più forte, il respiro accellera.
E poi la paura. La terribile sensazione che ti opprime il petto.
No, non può capitare proprio a te. Si, sai cos’è l’omosessualità, ma tu no, tu sei “normale”, come tutti, no?
Ti giri dall’altra parte e fai finta che non sia successo niente. Una, due, tre, tante…tante volte. E piano piano inizi a renderti conto che non era la prima volta che provavi questa emozione forte. Lo sapevi anche prima, ma pensavi fosse invidia, volevi assomigliare a lui/lei, ti piaceva per questo…oppure il tuo interesse era solo perché intelligente, colt*, una bella persona in fondo.
E inizia la giostra delle sensazioni: ansia, depressione, disperazione, angoscia, timore, negazione, preoccupazioni per il futuro, senso di colpa.
Hai provato qualcosa di simile? ![]()
Si, se sei qui è probabile.
Che fare?
Intanto respirare. Sembra assurdo, ma la prima cosa che ci viene meno quando stiamo male è il fiato. Respirare = vita, quindi continua a respirare. Altri ce l’hanno fatta prima di te, ce la farai anche tu.
Da dove iniziare?
Da te stesso/a.
Prova ad ascoltare le tue sensazioni, quello che provi dentro di te, prova a zittire i pensieri che ti abitano e che affollano la tua mente. Anche quelli che sono di altri e che tu hai fatto tuoi. O semplicemente che finora hai pensato fossero i tuoi perché più giusti, più normali, più adeguati.
Guardati dentro, con sincerità e cerca di capire cosa vuoi veramente. Sei felice nella vita che hai scelto di vivere finora? Sei soddisfatto/a di quello che hai?
Il tempo
C’è un tempo per gioire, un tempo per piangere. Un tempo per costruire, un tempo per distruggere. Un tempo per i dubbi, un tempo per le certezze.
Il tempo ti aiuterà ad accettare e integrare quello che sei sempre stat*, e a tempo debito questa scelta ti darà la serenità che ora ti manca.
So che forse vedi tutto buio e assolutamente impossibile che tu possa essere seren* scegliendo di vivere quello che finora hai rifiutato fortemente. Eppure è solo nell’autenticità che si può essere pienamente soddisfatti e felici.
Puoi fingere di essere un’altra persona: con i tuoi genitori, i tuoi figli, il/la tuo/a partner, i tuoi amici, i tuoi colleghi di lavoro, te stess*.
In quest’ultimo caso dura poco. Tu sai meglio di chiunque altro chi sei e non puoi ingannarti per sempre. E’ solo questione di tempo.
Ok, ora che hai capito chi sei e cosa vuoi, prima o poi dovrai dirlo al tuo mondo.
Ma questo è già un altro discorso
La storia di Fabrizio
Sono venuto al mondo il nel 1965, da genitori giovani e ho vissuto la mia infanzia negli anni ’70 in una famiglia allargata dato che vivevamo a stretto contatto con i nonni e la famiglia dello zio paterno..
Da piccolino verso i 5 anni ricordo che alcuni bambini più grandi suscitavano il mio interesse, io volevo crescere per essere come loro.
Ho sempre avuto in me la ferma convinzione di volere dei figli cosa che mi ha spinto da sempre a pensare il mio futuro in un contesto di famiglia tradizionale, con una donna al mio fianco e dei figli.
L’infanzia e l’adolescenza sono scorse direi con normalità e con noia, durante le medie venni a contatto con quella ragazza che mi regalò attenzione ed ascolto legandomi a lei in uno speciale rapporto di intimità ed intesa su tanti livelli, con un feeling che andava oltre il comune. Avevamo 17 anni quando ci mettemmo insieme, avevo trovato un rifugio speciale per il mio cuore. In quel momento progettai la mia vita nell’impegno nello studio per un lavoro stabile e sicuro che mi garantisse quella vita sempre sognata. Ci sposammo dopo 11 anni di fidanzamento.
Mentre il mio cuore era devoto al mio sogno e perseverava nella costruzione di una unione, ideale e idealizzata, con grande impegno, c’era anche, nei pochi momenti di vita vissuta aldilà dello studio matto e disperatissimo, una scoperta di interesse per il maschile che mi muoveva profondamente dentro. Questo era subito isolato anestetizzato chirurgicamente reciso come impossibile per quella mia relazione che era stata scelta da me e che vedevo come un legame inscindibile, pur non essendomi ancora sposato.
Patisco negli anni dopo il nostro matrimonio una profonda depressione: da un lato la consapevolezza che per lei non provavo quella attrazione fisica che un maschio eterosessuale avrebbe provato per una donna così affascinante e bella come era mia moglie, ma in quel periodo la sofferenza per la perdita dei miei genitori che si allontanarono dall’Italia prevalse sulle altre perdite che soffrivo e confusero i piani del mio malessere. Compii sforzi per risollevarmi fino ad approdare al culmine della gioia che rinnovò la vita e spazzò via gli anni della buia depressione.. la nascita di mia figlia.
Per 2 anni e mezzo ho vissuto una realtà perfetta dove c’era la nostra cucciola al centro dell’universo. Ma la realtà familiare non è stata semplice mai, i miei, lontani, si separarano, mia madre rientrò dall’estero, mente mio padre fu reciso dalla relazione con noi.
Con mia moglie c’era un grande affiatamento dopo 19 anni di relazione e convivenza, ma qualcosa stonato si era intromesso tra di noi, il suo impegno per il lavoro suscitava i miei malumori per la scarsità della vita familiare, cosa che non realizzava perfettamente il mio ideale. E’ lei che si allontanò trovandosi innamorata di un altro, e facendomi piombare nella delusione dell’ennesimo abbandono e rifiuto.
E’ allora, mentre lottavo per non essere lasciato, che intravidi la possibilità di poter vivere quel sogno di un rapporto maschile che era chiuso da sempre nel mio cuore.. ma pure lottavo per non distruggere quel nucleo di famiglia che mi aveva da sempre spinto nelle direzioni di vita.
La separazione fu consensuale e con affido condiviso e la piccola iniziò a vivere con entrambi noi a giorni alterni.
Dopo pochi mesi conobbi un ragazzo e iniziai a vivere la mia prima relazione omosessuale . Da un lato vivevo la scoperta di emozioni e la consapevolezza di conoscermi per la prima volta, della realizzazione di un sogno sempre ritenuto impossibile e razionalmente negato, dall’altra l’evidenza della impossibilità di vivere pienamente la mia condizione umana di genitore e di omosessuale. In quegli anni vivevo con il mio compagno una vita sostanzialmente diversa da quella che vivevo poi con mia figlia. Furono anni comunque difficili di assestamento, senza riuscire a conciliare la dimensione affettiva familiare con quella affettiva extra-familiare cosa che mi creava un forte stress.
Dopo la fine di questa prima storia e un anno passato a cercare di comprendersi isolandosi ancora dal mondo un innamoramento molto intenso e molto difficile, che fini dopo pochi mesi mi lasciò in una crisi sentimentale ancor più forte. In quel momento inizia una ricerca più seria del significato dei miei percorsi.
Quando dopo alcuni mesi ritrovo una persona con cui sembrava possibile costruire qualcosa di importante, vengono a galla i limiti e le contraddizioni della mia esistenza. Dopo un anno difficile vengo a contatto con l’associazione delle Famiglie Arcobaleno e in parallelo inizio un percorso di introspezione individuale supportato da un terapeuta. Sono mesi intensi di scoperte e di messa in discussione di sé fino a fare affiorare alla mia coscienza le contraddizioni che alimentavano i miei dolori.
L’incontro dal vivo con il gruppo delle Famiglie Arcobaleno segnò per me una svolta: vedere uomini e donne omosessuali come me che nella loro dimensione affettiva di coppia avevano intrapreso un progetto che li aveva resi genitori, vedere i bambini e le bambine vivere in armonia e serenità con le loro mamme e i loro papà fu una esperienza che mi fece comprendere come l’essere omosessuale non porti alcuno svantaggio e nessun danno a questi bambini e che la condizione di avere figli ed essere famiglia in coppia omosessuale era più che possibile: era una realtà.
Il confronto con queste coppie di genitori omosessuali e con i genitori che avevano la mia stessa esperienza di relazione eterosessuale mi rese forte e mi fece comprendere al meglio come agire nei confronti della mia famiglia. La mia ex sapeva di me da dopo un anno della separazione, questo che inizialmente era rimasta un’informazione non ulteriormente commentata tra di noi più tardi nel corso degli anni si era andata chiarendo e molte parole le avevamo spese nel narrarci le nostre storie e come avevamo vissuto il momento di separazione e la scoperta della mia omosessualità.
Con mia figlia da sempre avevo considerato di non dover nascondere molto, avevo sempre avuto la certezza che per poterle dare il massimo da me avrei dovuto essere pienamente me stesso, e non negarmi una affettività con un altra persona una volta che ero rimasto da solo.
Lavinia comprendeva benissimo i significato della parola gay e lesbica. Quando dalle mie parti viene organizzate una fiaccolata contro l’omofobia ne approfittai per portarci mia figlia assieme a una mia amica e le spiegai il significato di quella manifestazione. Qualche mese più avanti lei stessa diceva a sua mamma che il suo papà “faceva il gay” col suo migliore amico e dichiara a tavola a cena che io e lui siamo “come fidanzati” perché ci sentiamo “tutti i giorni e più volte al giorno”.. siamo “più che amici” (i virgolettati sono testuali di mia figlia)
In un momento di crisi Lavinia vide il mio compagno allontanarsi e confidò alla mamma che no, forse si sbagliava, il suo papà non era gay. Questo mi parve davvero brutto: lei che aveva una evidenza chiara del nostro rapporto affettivo adesso si confondeva su quello che era la mia intima essenza. Fu così che il 25 di aprile 2008 poco prima dei 10 anni confidai a Lavinia che il mio desiderio di famiglia mi aveva portato ad ignorare una cosa molto importante di me, il fatto cioè che a me piacevano i ragazzi.. il suo sorriso illuminato mi aprì il cuore “ah ma io l’avevo già capito, chiedilo alla mamma!” e fu qualcosa di immenso che mi regalò serenità e infinita gratitudine per quella creatura che era in grado di vedermi solo come il suo papà, come era da sempre.
Ci sono stati momenti in cui si è di nuovo parlato di questo, naturalmente quando veniva per il contesto dei fatti di cronaca di omofobia, per la frequentazione con le altre famiglie arcobaleno.
Dal momento del mio coming out il mio compagno, che prima “era sempre tra i piedi”, assunse la fisionomia familiare della persona che mi era accanto, niente di meno, come il compagno della madre era naturale che fosse con noi nei fine settimana e a cena, cosa che prima non quadrava nel nostro contesto familiare.. da quel momento iniziammo ad essere un nucleo di persone legate da affetti, una famiglia allargata che viveva la sua dimensione “speciale” come tante altre situazioni che ci sono al mondo.
Fabrizio
di seguito il link alla mia testimonianza alla trasmissione Racconti di Vita su Rai3 Giugno 2008










