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La Storia di Sybilla
Lettera di Sybilla , mamma trans, a Rete Genitori Rainbow
Salve,
sono una donna…se mi fermassi qui probabilmente…ma finisco la frase: sono una donna transessuale con 2 figli…eh? che hai detto? due figli? Ma partiamo dall’inizio.
Nasco biologicamente maschio, passo un’adolescenza finta tentando a fatica di emulare i miei compagni maschietti ma prima ancora, davanti alla scelta di impersonare un eroe dei cartoni animati dell’epoca, mi immedesimavo in Je
nny la tennista e “facevo” la femmina. Mia madre voleva una bambina ma si arrabbiava nel trovare la sua biancheria e i suoi vestiti nascosti nella mia cameretta. I miei compagni non mi consideravano e mio padre era deluso che non fossi un atleta in erba come i figli dei suoi amici. Ho vissuto come “ragazzino” fino all’età di 18 anni, quando un vento liberatorio s’impossessò di me, tinsi di biondo platino i miei capelli già lunghi fino al sedere, iniziai ad andare a scuola col viso ben truccato e dichiarai il mio amore ad un ragazzo che frequentava il mio stesso corso e imparai a camminare sui tacchi. Da quel momento iniziò la vera esclusione sociale, erano i primi anni 90 in un paese turistico ma bigotto in cui solo la parola “gay” faceva tremare le pudiche coscienze, niente di paragonabile a quello che sarà la cultura Friendly nei vent’anni a seguire. Dopo l’esclusione e il rifiuto da parte della società, arrivò la repressione della mia personalità e l’incontro con una ragazza nonchè colei che sarà la mia futura moglie e, visto che ancora non ero in terapia ormonale e le funzioni sessuali maschili non facevano parte ancora dell’archeologia, madre biologica dei miei figli. Arriva così come uno tsunami il matrimonio. Per ovvi motivi non ha funzionato, non povevo essere io il marito, lo sposo, il maschio. Tralascio volutamente il racconto delle sensazioni e dei sentimenti, delle frustrazioni di una persona nata donna in un corpo maschile. Ero una persona annullata e non me ne rendevo conto, vivevo come un automa.
Dopo qualche anno, in cui nel frattempo lavoro come libera professionista nel campo della comunicazone ( ambiente in cui sembra ci siano persone aperte e invece sono più bigotte che in Vaticano ), arriva la separazione giudiziale con addebito. Nemmeno trentenne e già due figli, un matrimonio finito alle spalle, una ex moglie che nel frattempo si era accompagnata con un operaio rude, peloso e virile che spesso visitava allegramente la casa coniugale e un’esistenza vissuta come in un film, nel senso di finzione. Così parte tutto l’iter giudiziario tra avvocati ( io, che non avevo mai preso nemmeno una multa ), giudici, periti nominati dal tribunale, ctu, false denunce ( da cui ovviamente sono stata assolta ). Dicono che ciò che non uccide rinforza…beh, in questa mia forza nel sopportare tutto questo, ho sempre visto la forza di una donna, non quella di un uomo…tanti uomini che ho conosciuto sarebbero andati fuori di testa, avrebbero fatto qualche follia ( parlo di coloro che ho conosciuto ). E adesso ho la corazza!
Ma arriviamo alle cose belle: i miei bambini ( a cui ho sempre fatto da mamma ) sono stati affidati a me! O meglio, l’affido è condiviso, per legge, ma il domicilio prevalente e residenza sui documenti è presso di me..ovvero presso il padre, legalmente….presso la madre di fatto! E di fatto un affidamento! A parte dire che questa è stata una vittoria sul piano pratico, una di quelle utopie che raramente diventano realtà, la sentenza del presidente del tribunale ( tutt’ora in vigore ) mi ha gratificato molto come donna per ovvi motivi!! Una sentenza per il cui risultato tanto ho lottato, ma anche qui tralascio, servirebbero pagine e pagine.
Dico però che nei verbali d’udienza, la mia femminilità, il mio truccarmi ecc, sono cose che sono state usate contro di me, inoltre le udienze sono pubbliche!
Nei tre anni successivi ho iniziato una terapia psicologica e una terapia ormonale sostitutiva per adeguare il corpo alla mente, ovvero per transizionare da maschio a femmina…Ma le Ctu proseguono. In altri post spiego molto brevemente gli effetti della transizione connessi alla mia vita di genitore così come pure le CTU.
Nel frattempo, decido di iscrivermi all’università. Oggi ho 34 anni, sono una donna trans, lesbica e di sinistra..pensa un pò, li ho tutti io i difetti!!! Beh, forse di “sinistra” è una parola pesante, diciamo che sono per lo stato di diritto, per la legalità e il rispetto dell’ambiente. Sono laureata in Storia Medievale e parlo due lingue, separata, sola con due figli e con un lavoro mooolto saltuario e precario. Ho conosciuto il cambiamento nel modo di porgersi degli uomini nei miei confronti, la differenza degli sguardi e dei commenti maschili tra mettersi gonna e tacchi a spillo oppure jeans e scarpe da tennis, ho conosciuto la perdita della mia professione perchè considerata non adatta ad una donna e relativa discriminazione quotidiana sul lavoro, specialmente quando devo mostrare un documento d’identità. Ho conosciuto le molestie sessuali, persino sul treno che mi portava all’università. Tanti hanno detto che è colpa mia se ho scelto di abbandonare i privilegi maschili per diventare una “femminuccia” ( cito testualmente ), che da maschio avevo un lavoro e una sicurezza mentre adesso non ho più alcuna certezza; devo dimostrare che non sono la trans=p####a ma sono una donna normalissima, con la sua cerchietta di amici e che tenta di vivere una vita normale.
Essere donna transessuale non è una scelta, è una necessità di vita..alternative non ve ne sono.
Con i miei figli vivo la realtà di tutte le madri, non c’è differenza, ripeto, non c’è alcuna differenza. Con questa lunga e noiosa mail ho voluto far conoscere una realtà un pò fuori dalle grandi tematiche ma pur sempre una realtà.
Grazie per l’attenzione.
Un ringraziamento speciale ai fondatori di RGR ( che spero di incontrare di persona un giorno ), un sito di cui ho sentito vagamente parlare i media televisivi ma di cui ho approfondito la conoscenza tramite il web. Ci voleva!
Baci a tutti/e
Viva la libertà, l’uguaglianza e la fraternità!
Sybilla
I primi appuntamenti di RGR
Ciao a tutte e a tutti
Ad una settimana dal varo del sito siamo davvero felici dell’accoglienza e dell’interesse suscitato da questa iniziativa e vi invitiamo ad iscrivervi al forum (www.genitorirainbow.it/forum) che abbiamo appena inaugurato.
Vi segnaliamo inoltre alcuni appuntamenti in cui si parla di RGR.
- Nel corso della trasmissione “L’altro martedi” del 22 febbraio su Radio Popolare sono stati intervistati due dei soci fondatori: Fabrizio Paoletti e Cecilia d’Avos. La trasmissione e’ scaricabile in podcast sul sito www.radiopopolare.it
- A questo link invece, potete riascoltare l’intervista fatta a Cecilia lo scorso 18 febbraio da Radio Onda d’Urto ()
Vi ringraziamo e vi diamo nuovamente il benvenuto!
I fondatori di Rete Genitori Rainbow
Evviva la neve
Vaccarello Delia
“Evviva la neve. Vite di trans e transgender”
Questo libro narra le migrazioni di genere, la lotta misteriosa e appariscente delle persone transgender, entra in sala operatoria, cattura l’istante in cui il sesso svanisce, quando il pene è demolito e i tessuti per costruire la vagina attendono: “Se non fosse per il colore rosso della carne, Daniela potrebbe essere un angelo. Daniela è senza sesso”. “Provate a chiudere gli occhi per cinque secondi, respirate lentamente, e immaginate che, una volta riaperti, 11vostro corpo sia quello di un topo, 0 semplicemente il corpo del sesso opposto al vostro” suggerisce Susanna. “Lo avete fatto? Il disagio che avete provato per quel piccolissimo istante immaginando una cosa così drammatica è quello che noi proviamo tutti i giorni. Non è divertente, vero? Ognuna di noi ha subito quel disagio per anni, altre per decenni, e voi, additandoci sul lavoro, per strada, non fate altro che aumentarlo, così da diventare dei carnefici spietati.” Sono vite offese dai pregiudizi che scuotono le nostre coscienze, dice Giovanni Bachelet. Voci sferzate dai rigori del gelo sociale che all’improvviso può allentarsi, svanire persino, se a un tratto, morbida, cade la neve.Vaccarello Delia ”Evviva la neve. Vite di trans e transgender” Mondadori, 2010
I passi legali della separazione
SENZA PAURA IN TRIBUNALE
di Saveria Ricci Avvocato
“Non voglio perdere i miei figli!”.
Era questa la risposta che ci davano molte persone che, timidamente, si concedevano frequentazioni sporadiche in ritrovi gay e lesbiche. Precedeva una lunga e accorata narrazione di quotidiane sofferenze intrappolate in matrimoni apparentemente perfetti. La risposta era per la nostra domanda “Ma perche’ non ti separi? Se stai cosi’ male….”.
La paura di perdere i figli non era ingiustificata: certe sentenze emesse in giudizi di separazione e divorzio erano piu’ pesanti di quelle dei processi penali e non erano previste condizionali, attenuanti o amnistie. Le pene erano scontate per intero, da genitori e figli.
Se una moglie o un marito denunciava l’omosessualita’ del proprio coniuge aveva buone probabilita’ di ottenere la separazione per colpa e l’affidamento esclusivo dei figli, facendone dichiarare la loro assoluta inidoneita’ a svolgere il loro ruolo di genitori.
Negli ultimi anni, se il Parlamento ci ha relegato come l’unico stato occidentale a tradizione democratica che non riconosca le unioni gay, un coraggioso vento di modernita’ e civilta’ ha fatto volare via dai tribunali pagine di ingiustizia e crudelta’.
Primo da ricordare, il Tribunale di Napoli che sin dal 2006 spiegava che “La contrarietà all’interesse del minore non può certo ritenersi insita nella identità omosessuale del genitore, così come non può esserlo nelle “opzioni politiche, culturali, religiose, che pure sono di per sé irrilevanti ai fini dell’affidamento”, poiché “l’omosessualità, infatti, e beninteso, è una condizione personale, e non certo una patologia, così come le condotte – relazioni omosessuali non presentano, di per sé, alcun fattore di rischio o di disvalore giuridico, rispetto a quelle eterosessuali” .
Nel giugno 2007, la Corte d’Appello di Brescia aggiunge a chiare lettere che una relazione extraconiugale di natura omosessuale “non può essere considerata intrinsecamente grave e tale da far ritenere presunta la lesione del diritto all’integrità personale dell’altro coniuge”
E ancora vanno ricordate le parole con cui il Tribunale di Bologna, nel 2008, ha disposto l’affidamento condiviso di una bambina ad entrambi i genitori, uno dei quali, il padre, dopo anni di matrimonio aveva compreso e coraggiosamente affrontato la propria reale identità sessuale
: “Il semplice fatto che uno dei genitori sia omosessuale non giustifica – e non consente di motivare – la scelta restrittiva dell’affidamento esclusivo”..
Altre e di ben altro tenore sono, tuttavia, le valutazioni che il giudice è chiamato a compiere onde, eventualmente, derogare alla regola generale sancita dall’art. 155 c.c. e disporre l’affidamento monogenitoriale della prole.”
Particolarmente apprezzabile e’ poi la sensibilita’ mostrata dalla pronuncia del Tribunale di Firenze nel 2009 che non ha esitato a recepire le risultanze di una accurata e coraggiosa CTU: la relazione tecnica, in piena liberta’ da pregiudizi e attingendo a prestigiose ricerche scientifiche, chiariva come l’omosessualita’ del genitore non danneggi lo sviluppo psico-fisico del minore, dando piena cittadinanza alla definizione dell’omosessualita’ come “variabile naturale del comportamento umano”, fatta propria dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ dal lontano 17 maggio 1990. Precisa anche che “ Non vi sono controindicazioni a rivelare l’omosessualità paterna alla prole, rivelazione che, da parte della coppia genitoriale, è ritenuta da entrambi necessaria. La letteratura in merito conferma la necessità di informare i figli prima possibile .”
La strada e’ ancora lunga e piena di difficolta’, una parte della paura sicuramente resta ed e’ ragionevole: la separazione non e’ mai una vicenda semplice.
Tuttavia, con questi giudici le aule di tribunali diventano luoghi di confronto per persone di pari dignita’: l’augurio per chi vi entra e’ “Coraggio e consapevolezza dei vostri diritti!”
Avv. Saveria Ricci
Rete Lenford avvocatura peri i diritti LGBT







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