Si può dire della propria omosessualità ai figli ?

susannalollini

Avv.ta Susanna Lollini

Maggio 2009

E’ stata depositata da poco un’altra decisione di un Tribunale italiano, di Firenze questa volta, che si pronuncia in favore di un padre gay. Forse é una pura e semplice coincidenza, ma anche in questo caso come altri in precedenza, Giudice relatore ed estensore della motivazione é una donna!

L’antefatto: una separazione legale definita con un provvedimento che dispone l’affido condiviso dei figli (pre-adolescenti), ma la separazione è avvenuta in conseguenza della scoperta/riconosciuta omosessualità del marito/padre, ammessa e dunque nota alla moglie e lui ha una relazione stabile con un uomo che conosce e frequenta anche i figli, benché questi ultimi non conoscano né le ragioni della separazione né il ruolo del “compagno”. Questa la ragione per cui nella separazione è prevista una clausola che subordina alla preventiva autorizzazione della madre la possibilità per i figli di frequentare terze persone (leggi “compagno” e amici) quando si trovano con il padre.
Evidentemente però tale condizione non tranquillizza la moglie, che successivamente decide di chiedere al Tribunale di modificare in radice l’affidamento dei figli, riconoscendolo a lei in via esclusiva.

A questo punto il padre si costituisce, chiedendo al Tribunale l’affido condiviso senza alcuna limitazione alla frequentazione e anzi l’espressa autorizzazione a rivelare ai figli la propria omosessualità.

Come di prassi il Tribunale affida a due psicologhe-psicoterapeute – attraverso una CTU – la valutazione della situazione per stabilire se sia opportuno – e se sì, come e quando – informare i due figli dell’omosessualità del padre.

Vi dico subito che il Tribunale ha accolto, proprio sulla base della CTU depositata la richiesta del padre, senza l’obbligo di preventiva autorizzazione della madre alla frequentazione di terzi, con l’unico “necessario limite del rispetto della volontà dei bambini di frequentare o non frequentare il compagno del padre e con il divieto di esporre i minori a situazioni di legami affettivi promiscui ed instabili”; limite e divieto entrambi scontati anche se si fosse trattato di una nuova relazione eterosessuale di uno dei genitori.

Sia il provvedimento del Tribunale sia la CTU meritano di essere segnalati per la pacatezza, la misura, l’ampiezza e la precisione di riferimenti e rimandi sia scientifici che giurisprudenziali su cui si fonda la motivazione.

Insomma nessun tono da crociata o parole ridondanti, solo … mi verrebbe da dire l’ineluttabilità dei dati e del buon senso, niente più!
In particolare mi pare fatta benissimo la CTU che è stata effettuata solo sui due genitori e non sui figli con una motivazione assolutamente condivisibile. Se potessi ve la farei leggere per intero perché poteste apprezzarla anche voi! Invece dovrò limitarmi ad una sintesi, ad estrarre ciò che più mi ha colpito o che ho ritenuto più significativo della sua “parte generale”.

Intanto alcuni riferimenti a pubblicazioni specifiche, come ad esempio sui “punti cardine del ruolo educativo del legame familiare” secondo Meltzer e Harris:
1) un nucleo familiare deve generare amore; 2) contenere il dolore fisico e mentale; 3) promuovere la speranza; 4) insegnare a pensare.
Non male come punto di partenza, no?

Seguono alcune considerazioni generali, ma molto precise sia sulle ripercussioni nella vita dei figli dei “segreti familiari” sia sullo sviluppo dei figli di genitori omosessuali. Leggendo la perizia mi sembrava di sentire in sottofondo la voce di Daniela Ciriello, la psicologa che abbiamo incontrato a Roma con il gruppo de Le Fenici! la sostanza è sempre quella: è meglio non tenere nascoste le cose ai bambini; prima si parla con i figli meglio è!

La risposta alla rivelazione dell’omosessualità di un genitore può essere tanto più “ostile” quanto più il figlio si sente tradito per non essere stato informato, ad esempio, della vera ragione della separazione dei genitori. L’adolescenza dei figli rischia di complicare le cose, quindi se possibile è meglio affrontare la questione prima di questa età. Spesso le difficoltà nel gestire la situazione con i figli sono solo l’inevitabile conseguenza della difficoltà dei genitori ad affrontare la rottura della relazione.
Tutta la parte dedicata alla negatività dei “segreti familiari” e più in generale della “doppiezza” di comportamento dei genitori resa inevitabile dal bisogno di tenere nascoste ai figli delle cose della propria vita, è molto interessante.

Segue una parte dedicata all’atteggiamento nei confronti dell’omosessualità in Italia e all’estero da parte dell’opinione pubblica (anche della Chiesa! con qualche riferimento anche a cinema e televisione), della medicina e della scienza in generale ed una ancor più specifica sulla omogenitorialità. Nella perizia si citano studi americani ed italiani, l’Agedo e Famiglie Arcobaleno!

C’è poi un quadro dello stato attuale della giurisprudenza italiana che in varie occasioni ha affermato che l’omosessualità non è una patologia e non rappresenta alcun disvalore giuridico, come tale quindi è del tutto irrilevante ai fini dell’affidamento dei figli, esattamente come le convinzioni politiche o religiose. L’omosessualità di un genitore insomma non incide in alcun modo sulla sua idoneità a svolgere il proprio ruolo (educativo e di cura), non incide sul rapporto genitori-figli o sull’equilibrato sviluppo psico-fisico di un minore.

Questa la parte generale, quella che già mi immagino distribuita a qualunque CTU in ogni prossima causa di separazione intrapresa in un Tribunale italiano! Seguono la parte dedicata ai colloqui individuali con i coniugi ed infine le conclusioni in cui le due perite si dichiarano concordi nel ritenere non ulteriormente rinviabile la questione con i figli, sia pure in accordo tra i genitori, suggerendo anche alcune modalità di approccio ed il supporto di una persona competente scelta dai due genitori.
Il provvedimento del Tribunale – Giudice relatore e quindi estensore della motivazione un’altra donna – condivide le conclusioni della perizia depositata e torna ad affermare in linea generale che: “… l’omossessualità paterna non rappresenta, di per sé, un problema per i bambini, né incide sulla idoneità del padre ad assumere pienamente i compiti di cura della prole … e sullo sviluppo psico-fisico dei minori, che non ha necessario collegamento con l’orientamento sessuale dei genitori bensì con l’ambiente di crescita sano e solidale che questi sappiano fornire” ed in particolare che il nodo di fondo é: “affrontare in modo esplicito e diretto la questione della dichiarata omosessualità del padre e di consentire ai figli di comprenderla ed elaborarla, senza che ciò incida sulla loro stabilità e salute psicologica”.

Insomma l’impressione è che lentamente si vada affermando il principio che l’omosessualità/omogenitorialità non è affatto un “problema” da eliminare o nascondere, ma solo una “questione” da affrontare apertamente per capirla ed elaborarla. Non so, ma una cosa tanto semplice mi sembra confortante, soprattutto se paragonata a quello che sta avvenendo a Genova (mi riferisco alla vicenda della Biblioteca De Amicis) ad opera di alcuni politici ferocemente omofobi della maggioranza parlamentare.
C’è però un’altra cosa che mi è sembrata molto interessante. Nella perizia delle due brave psicologhe toscane si percepisce l’impegno continuo, sotteso al loro lavoro, di giungere ad una soluzione condivisa e concordata tra i due genitori.

Questo mi ha fatto molto riflettere su quanto ciò sia importante e quanto potrebbe rivelarsi determinante per gestire al meglio una separazione difficile o anche solo dolorosa.

Capita infatti che una separazione sia complicata dalla sottovalutazione delle difficoltà che la scoperta dell’omosessualità di uno dei coniugi provoca in lui/lei stess* nell’altr*, con tutte le possibili varianti di reazione! Allora può accadere che prevalgano da un lato i sensi di colpa, dall’altro il senso di tradimento, di fallimento, e che tutto questo venga in qualche modo “proiettato” sui figli. Intendo dire che può accadere che le paure e le ansie che si attribuiscono ai figli (o che si temono per loro) siano in realtà le proprie paure e le proprie ansie; che le risposte e le soluzioni di cui si vorrebbe avere la garanzia per i figli, siano in realtà le risposte e le soluzioni che si vorrebbero trovare per sé. In questi casi, il percorso per arrivare a stabilire le condizioni di una separazione deve riuscire a superare molti ostacoli alcuni dei quali più “emotivi” che reali.

Non si tratta affatto di giustificare reazioni pesanti o aggressive che spesso si verificano tra coniugi, né legittimare il continuo procrastinamento di separazioni ormai inevitabili, si tratta piuttosto di ricordare che quella persona con cui magari oggi c’è una guerra è la stessa persona con cui, sia pure in un tempo lontano, si sono condivisi sogni e progetti, spesso anche amore. Molte volte riuscire a ricordarselo e però accantonare i sensi di colpa consentirebbe forse di affrontare il dolore della rottura in modo meno distruttivo.
Sì, non c’è che dire, una perizia davvero molto istruttiva.

Avv.ta Susanna Lollini

Maggio 2009

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