Parliamo di “Accoglienza”

Confesso, quindi, di essermi sentita avvolta e ammaliata dal cuore pulsante della Rete Genitori Rainbow: l’accoglienza.

 

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Genitori Rainbow è presente sul territorio in alcune città del centro nord Italia, attraverso i Gruppi di Auto Mutuo Aiuto (gruppi AMA). La speranza di tutti è che presto possano nascerne anche al sud. Approfondisco telefonicamente l’argomento con Massimo Facchini, romano, responsabile dei gruppi AMA e di condivisione. (*)

Massimo di professione fa il counselor. Lo si capisce dal suo modo ospitale di spiegare, chiaro, gentile. Con lui riprendo proprio il tema dell’accoglienza, che rappresenta la base di ogni gruppo di Auto Mutuo Aiuto.

«È l’inizio di tutto il percorso. Il nostro compito è aiutare la persona a sentirsi a proprio agio, evitandole problematiche che non si sente di affrontare»

Anche la scelta del luogo di incontro costituisce una grande importanza. «Le riunioni, che si svolgono due volte al mese, avvengono in posti dove ci si sente emotivamente al sicuro. Per esempio, le chiese valdesi. Comunque, mai in case private».

Il rispetto per la persona e le sue paure è fondamentale per la Rete Genitori Rainbow. «Spesso il genitore che si è scoperto omo- o transessuale, vive una situazione disastrosa con la famiglia che ha formato. È soprattutto la mancanza di chiarezza con i figli a provocare sentimenti laceranti. Venire in uno dei nostri gruppi, e trovare persone che abbiano affrontato la stessa paure, rappresenta un fondamentale aiuto. Finché si resta da soli, non si scorge alcuna alcuna via d’uscita. Da noi si trovano ascolto, accoglienza e solidarietà. Nessuno intende insegnare qualcosa. Il fulcro di un gruppo di Auto Mutuo Aiuto è l’assenza di giudizio, che ci ricorda sempre come gli altri abbiano anima e desideri propri, e non rappresentino una proiezione del nostro sentire. Durante gli incontri è possibile, qualche volta, solo ascoltare. Ma occorre comunicarlo preventivamente».

Massimo prosegue svelandomi qualcosa di veramente intenso, bellissimo. «Quando si raccontano esperienze e sensazioni così private, spesso si necessita di incoraggiamento, empatia e affetto. Non è raro, quindi, che durante la riunione ci si alzi e ci si abbracci». Questo mi colpisce molto, è una carezza che mi commuove. «È un’esperienza forte. Le persone si sentono a casa, nel gruppo. Provano davvero il senso di famiglia. In questo modo procedono nella propria consapevolezza e sentono sempre più reale la possibilità del cambiamento. Abbiamo visto genitori che si sentivano senza speranza, cambiare dopo poche settimane, quasi miracolosamente».

E da qui allarghiamo il discorso ai gruppi di Auto Mutuo Aiuto in generale. Ascoltando le parole di Facchini, penso all’importanza di aggregare persone unite da esperienze e obiettivi comuni, che condividano il proprio vissuto, si sostengono a vicenda, trovino un luogo dove esprimere paure e trovare le proprie risorse.

«Le regole interne, le cose da non fare, si riassumono in un’unica azione da compiere e che conti: parlare di sé. Nel momento in cui si decide di intraprenderla, vuol dire che si è propensi ad ascoltare, partendo da se stessi. Ci si abitua, quindi, a rivolgere attenzione anche agli altri. La mancanza di giudizio altrui, porta a liberarsi dal disagio. Pensiamoci un attimo. Cosa succede se proviamo imbarazzo e ci sentiamo scomodi in una determinata situazione? Immediatamente smettiamo di ascoltare. È il modo più istintivo per tirarcene fuori. Se ci abbandoniamo alla trasformazione continua del nostro profondo, al contrario, procediamo verso la felicità. Diciamolo pure: non esiste altra esperienza che possa dare così tanto».

Naturalmente l’accoglienza è parte fondamentale dell’intera Associazione, non soltanto dei gruppi. È Cecilia d’Avos a spiegare il concetto: «Il senso di inclusione, calore e accettazione, è la cifra caratteristica di tutti i servizi che Rete Genitori Rainbow eroga. È indubbio che potrebbero scaturire argomenti interessanti anche, per esempio, da semplici discorsi e scambi di opinioni. La nostra finalità, però, è la reale crescita della persona. Quindi, in qualsiasi attività svolta, l’accoglienza e la mancanza di giudizio costituiscono un punto fermo».

Dopo l’incontro con le magnifiche anime dell’associazione, e la piacevolissima chiacchierata con Massimo, mi sento ancora più consapevole dell’enorme lavoro svolto da tutti, il confronto, le loro idee in cammino. La prossima fermata in questo intenso viaggio targato Genitori Rainbow sarà a Torino, alla scoperta di un gruppo molto attivo sul territorio, una realtà che vogliamo scoprire e far conoscere. Tengo a ricordare che l’associazione mette a disposizione un forum, a cui è possibile accedere anche in forma anonima. Penso spesso ad amiche incontrate anni fa, che si sono riconosciute lesbiche dopo il matrimonio e la maternità. Ricordo i loro sguardi persi, l’anima pronta a spezzarsi, l’impossibilità di una soluzione. Alcune di loro hanno poi scelto di proteggere i figli, nell’unico modo che conoscessero: dimenticare se stesse. Rete Genitori Rainbow è nata, diventando una realtà concreta, per far sì che il cambiamento e la strada verso la propria essenza siano possibili, sempre.

(*)Intervista di Geraldina Morlino per Mentelocale.it

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