Oltre il conflitto: la mediazione possibile

Torino, 29 settembre 2016 – Negli spazi di Casa Arcobaleno, si è svolto un evento organizzato dal gruppo piemontese di Rete Genitori Rainbow dal titolo: Oltre il conflitto: la mediazione possibile”

Il progetto è nato dall’incontro con l’Avvocata Maria Cristina Bruno Voena, formatasi al metodo della “Pratica collaborativa”. RGR desiderava approfondire la pratica collaborativa come tecnica di mediazione in quanto possibile soluzione nelle difficili e delicate situazioni vissute dai partner/genitori che affrontano la separazione conseguente alla presa di coscienza della loro omosessualità.

“La pratica collaborativa è un metodo non contenzioso di risoluzione dei conflitti familiari che, mettendo al centro le persone ed i loro interessi, primi fra tutti quelli dei figli, permette di affrontare, attraverso una negoziazione tesa a garantire accordi consapevoli e rispettosi delle esigenze e dei bisogni di tutte le persone coinvolte, i diversi aspetti legati alla crisi della coppia. Le Parti sono protagoniste attive di tutto il percorso, in un clima di fiducia e collaborazione reciproca favorito dalla presenza/assistenza degli avvocati  (uno per parte), dell’esperto di relazioni familiari, dell’esperto dell’età evolutiva (il cui compito è quello di dare voce ai figli) e dell’esperto finanziario. Il nuovo “progetto di vita” che viene costruito al tavolo da tutti i soggetti coinvolti potrà, poi, essere trasfuso in un ricorso congiunto per separazione/divorzio/cessazione di convivenza, ovvero in un accordo di negoziazione assistita.”

Oltre il conflitto: la mediazione possibile

I relatori intervenuti all’evento hanno presentato il metodo, ciascuno in relazione al proprio ambito specifico di competenza, spiegando come le varie figure lavorino in team assistendo i coniugi/partner:

  • Maria Cristina Bruno Voena, avvocata familiarista, mediatrice familiare, formata alla pratica collaborativa;
  • Daniela Stalla, avvocata familiarista, formata alla pratica collaborativa;
  • Silvia Cornaglia, dottore commercialista, formata alla pratica collaborativa;
  • Andrea Salza, psicologo, psicoterapeuta, mediatore familiare, formato alla pratica collaborativa.

Al termine dell’incontro è seguito un breve dibattito con condivisione di vissuti e domande. Significativa è stata la testimonianza di una madre non biologica, in fase di separazione all’interno di una “famiglia arcobaleno”, che ha spiegato quali siano le difficoltà a cui va incontro un partner non genitore, chiedendo come poteva essere utile il metodo proposto in un caso di separazione in cui l’altro genitore legalmente “non esiste”.

Considerando che purtroppo allo stato attuale, anche laddove la pratica collaborativa permettesse di raggiungere un accordo, questo non verrebbe ratificato in una “sentenza” visto che non esistono i presupposti giuridici, si è convenuto che la tecnica aiuterebbe le parti in conflitto a concordare le modalità di esercizio dei diritti del genitore non biologico.

L’immagine che meglio rappresenta la mediazione, così come è intesa nel metodo della pratica collaborativa, è quella di un tavolo rotondo attorno a cui si siedono tutti gli attori: i partner, gli avvocati (uno per parte), il mediatore/psicologo, il commercialista. In questo modo, tutti sono a conoscenza di ciò che viene detto simultaneamente, favorendo la trasparenza e la chiarezza dell’esposizione dei fatti e abbreviando i tempi di trasmissione delle informazioni e delle richieste delle parti.

L’evento organizzato da Rete Genitori Rainbow è stato un bel momento di confronto e di riflessione personale per ciascun* de* partecipanti, confermando l’impegno dell’associazione a rendersi parte attiva nel dialogo con le istituzioni (erano presenti all’incontro alcune responsabili del Centro per le relazioni e le famiglie del Comune di Torino) in una proficua sinergia di azioni.

Per informazioni: www.praticacollaborativa.it

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