La mia rivoluzione

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Il 1975 è stato un anno particolare per un uomo e una donna della provincia di Cuneo. E’ nato Fabrizio, io, primo figlio, primo nipote di nonni, primo nipote di zii, primo di tutto. Papà, operaio in fonderia a Carmagnola prima, e artigiano elettricista poi, fino alla pensione. Mamma casalinga, chioccia all’ennesima potenza e iperprotettiva verso quel figlio arrivato per caso ma amato incondizionatamente prima ancora che nascesse.

Un’infanzia normalissima, felice, fatta di cartoni animati, di estati al mare in Liguria con la mamma e con moglie e figlia del socio di papà, e poi con gli zii, per i quali sei come un figlio, non avendone avuti di loro. Fatta di lunghi pomeriggi a giocare in cortile con gli amici del palazzo e del vicinato. Feste di compleanno e l’odiato corso di nuoto. Le corse in bicicletta per farsi bello con la bambina che abitava più in su nella via, e che sono terminate dopo aver piantato un volo degno di Paperissima. Un’infanzia costellata di begli episodi e di serenità, accompagnato dalle mie amate macchinine, una presenza costante nella mia vita.

Poi si cresce, si comincia la scuola e ci si confronta con gli altri, uscendo dalla quotidianità e trovandosi ad avere a che fare con bambini che non conosci, con cui non hai mai giocato, anche se vivi in un paesino di 6000 anime o poco più. Mamma e papà che ti spingono a socializzare, che ti fanno fare ogni tipo di attività e di sport per convincerti a stare con quelli della tua età. E tu che fai tutto, che ubbidisci, che cominci tutto e non finisci niente. Ma lo fai per far piacere a loro, perché è TUO DOVERE farlo.

Scuole medie, prime cotte…. Anzi, prima ed unica cotta, per una ragazza a cui sei corso dietro per anni, ma senza risultato. La gita del terzo anno, quando eri “fidanzato” con la tua compagna di classe che però non hai baciato per tutto il tempo, per paura. Cominci le superiori. L’istituto tecnico, perché papà ha una ditta di impianti elettrici e tu, anche se vuoi fare il liceo linguistico e nessuno te lo impedisce, ti senti in dovere di seguire le sue orme. ITIS: scuola prettamente maschile. Indirizzo elettrotecnica: peggio che mai… non una ragazza che sia una. E tu ancora con la cotta delle scuole medie nel cervello. Poi improvvisamente ti accorgi che il tuo compagno di banco che fa strage di cuori tra le ragazze è proprio carino…. che quello della fila dietro che ti aiuta con la matematica ha due occhi azzurri stupendi…. E inizi a preoccuparti, ad avere paura. Non è possibile! Non possono piacermi i maschi! NON DEVONO piacermi i maschi! Sono un ragazzo! DEVONO piacermi le ragazze! Funziona così da sempre! Cos’ho che non va??? E allora stop. Chiudi tutto. Tappi il geyser con una colata di cemento, come il sarcofago sulla centrale nucleare di Chernobyl. E la tua vita prosegue come sempre. Vai avanti, cresci, cambiano i giochi, cambiano gli amici, cambiano le letture, cambiano i film. Scopri un autore che si chiama David Leavitt, e compri tutti i suoi libri. Perché ti piacciono. Perché parlano di te. Ma li leggi di nascosto… E se i tuoi li trovassero? Cosa penserebbero? Letti e fatti sparire.

Una sola costante: l’unico senza fidanzata. Tutti gli amici vivono spensierati le loro storie d’amore adolescenziali e tu nulla. Sì (ti giustifichi) perché io sono esigente, la voglio in un certo modo, non deve essere una che vuole subito essere baciata, perché non va bene… e invece è perché al solo pensiero di baciare una ragazza stai male. Le superiori finiscono e comincia l’università, perché a mamma piacerebbe tanto avere un figlio laureato. Frequenti e a fatica superi gli esami, perché non te ne frega niente. Ma papà e mamma, con un figlio laureato camminerebbero ad un metro da terra…. anche se non ti hanno chiesto niente. E a lezione noti la tua compagna di corso, dieci anni più grande di te, con la quale stai volentieri e ti trovi in sintonia, ma che è sposata e mamma. Vabbè, non importa, se mi piace vuol dire che sono “normale”.

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Però sei a Torino…. la città…. vicina al tuo paesino ma allo stesso tempo distante anni luce. Dove non ti conosce nessuno, e nessuno ti guarda se ti fermi all’edicola vicino alla stazione e ti compri un giornale “particolare”… uno di “quei” giornali… quelli che hai sempre desiderato vedere… quelli con gli uomini nudi… e le VHS, nascoste dietro la colonna dell’edicola sotto i portici di Corso Vittorio. Li compri e li nascondi furtivo nello zaino. Paghi e la faccia ti diventa viola dalla vergogna, mentre l’edicolante prende i soldi e non ti caga nemmeno di striscio. A casa nascondi subito tutto in cantina. Guai se i tuoi genitori trovassero queste cose! E appena sei solo vai in cantina a prenderli, col cuore a mille e pieno di vergogna. Ti accerti che nessuno possa arrivare all’improvviso e li guardi. Cavoli! Mi piacciono! … e adesso??? Non posso! Non devo! E’ sbagliato! Metti via e dici: non li guarderò più! Ma non li butti… anzi, ne compri altri… sembri un drogato. Dici no no no ma torni sempre lì.

Poi arriva l’ora del servizio militare. Hai sempre rimandato per studio, ma prima o poi devi toglierti questo fastidio. Militare?! In caserma?! In mezzo a tutti quegli uomini?! In quell’ambiente?! No no! Proprio no! Fai il servizio civile, come ripiego, ma lo fai dove puoi essere utile, in Croce Rossa. Tutto nuovo. Esperienze nuove. Persone nuove. Amici nuovi. Ovviamente tutti maschi… Beh, che ti aspettavi? In mezzo a loro ce n’è uno in particolare, con cui ti trovi bene, e che ti piace parecchio. Scherzi, giochi, allusioni nemmeno tanto velate. Ma tutto finisce lì. Non succede nulla. Il sarcofago di cemento è lì, saldo al suo posto.

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Ma in Croce Rossa ci sono anche volontari e volontarie. E proprio con una di queste cominci a parlare, a scherzare, ad uscire in ambulanza. Ti piace. E si vede che tu piaci a lei. Hai 23 anni. Se non ti dai una mossa che fai? Non ti sposerai mai? E i figli? Vuoi invecchiare da solo? E poi lei ti piace… è bella, è allegra, è simpatica. Prendi il coraggio a quattro mani e la inviti ad uscire. E lei accetta!!! Vi frequentate, dai il tuo primo bacio, dopo 3 mesi, ma lo dai… Evviva! Allora sei “normale”. State bene insieme. La presenti ai tuoi, alla tua famiglia. Sono tutti felicissimi. Ti davano per disperso ormai, senza speranza. Non avevi mai portato a casa una ragazza. Allora anche per loro sei “normale”. Perfetto! Il sarcofago è al suo posto. Vi volete bene. Butti tutti i tuoi giornali e le VHS “scandalose” e decidete di sposarvi. Mesi felici. Anni felici. Gli uomini sono spariti dal tuo cervello.

Siete una bella coppia, e nel 2002 diventate una famiglia, perché nasce I. Anche lei, come papà, prima figlia, prima nipote di nonni, prima nipote di zii. Tutto procede come DEVE procedere. Come è giusto e “normale” che proceda. Ecco però che con la bambina piccola tua moglie non ti vede più. Non ci sei più. Ti senti trascurato… Ed ecco riaffiorare gli “insani pensieri”. Ma adesso purtroppo c’è internet… ed ecco che la sera, quando tutti dormono, vai su una cosa che si chiama “chat”, e conosci un ragazzo che ha più o meno la tua età. Vi scambiate il telefono e cominciate a sentirvi quotidianamente e di nascosto. Ti innamori della sua voce, ti piace parlare con lui, ti coccola, ti fa i complimenti. Decidete di vedervi ma vi limitate ad un caffè…. Il coraggio è mancato. Il senso del dovere ha prevalso. Le crepe che si erano formate nel sarcofago di cemento sono state stuccate e tutto torna come prima. Bravo! Non hai tradito tua moglie. Sei stato un buon marito. Così si fa!

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Le cose si sistemano e nel 2004 nasce R., il maschio, colui il quale porterà avanti il cognome, come è “giusto” che sia, da buona tradizione italica. Per qualche tempo tutto procede secondo copione. La famiglia del mulino bianco funziona. Tra alti e bassi va avanti. Tu sei rassegnato e vivi la tua vita lasciandoti trasportare da essa. Praticamente sopravvivi. Al lavoro tutti si approfittano di te perché sei buono e non hai mai il coraggio di ribellarti. Subisci in silenzio. Perché ti senti sbagliato. E’ una cosa inconscia e non voluta ma è la semplice verità. Sai cosa sei e chi sei, ma non lo accetti. Ti senti sbagliato perché la società in cui vivi ti ha inculcato fin da piccolo che quelli come te sono sbagliati, sono malati, sono un errore, non devono esistere.

Con tua moglie sono litigi continui. Ogni stupida scusa è buona per avere discussioni. La vita intima è sempre più un sacrificio per te e una grossa mancanza per lei. Ma di “quello” non si parla… MAI! Lo stucco sta saltando ma ne prepari altro. Siete due estranei che vivete sotto lo stesso tetto. Fate una vita che non vi piace. Finchè avviene lo scossone. Lei si stufa e cerca chi le possa dare quello che non le dai tu. Chi possa sopperire alle tue mancanze e soddisfare le sue esigenze, e non solo quelle fisiche. Ma tu la scopri. Succede il finimondo e ti accusi di ogni colpa possibile. Molli lo stucco e non tappi più le crepe, ma costruisci un nuovo sarcofago, questa volta di cemento armato rivestito di titanio, che copre la tua radioattività, ma non la annulla, anche se ti sei convinto del contrario.

E passa un altro anno e mezzo di tranquillità, anzi di idillio, come forse mai prima era stato. Ma non c’è nulla da fare. Il cemento armato e il titanio non bastano. Eri convinto di aver soffocato tutto ma non è così. Ed ecco che si ricomincia. Si riparla di separazione, per la seconda volta. Ci arrivi veramente vicino ma riesci di nuovo a far rientrare l’emergenza, perché hai troppa paura di un futuro che è un’incognita. Ben sapendo in cuor tuo che è solo questione di tempo. Che state dando ossigeno ad un cadavere. Che il vostro matrimonio è finito.

E nonostante questo, l’altra parte di te continua a restare nascosta. Continui a negarti l’evidenza. Aspetti che lei si addormenti e accendi il computer. E vai su “quei” siti. E ti senti tremendamente in colpa. Sei marito. Sei padre. Non puoi! E’ sbagliato! Ma gira e rigira arrivi a parlare di separazione per la terza volta. E questa è quella buona. Basta. Stop. Finito. E pensi di essere libero. Ma così non è.

Nonostante tutto continui a negare il tuo vero io. Ti uccidi piano piano. Ti odi. Contemporaneamente fai guerra alla tua ex moglie, che ha l’unica colpa di averti sostituito in fretta, mentre tu sei ancora in un angolo a leccarti le ferite e a continuare a farti del male. E comincia la tua discesa agli inferi. Capisci che forse è successo tutto per colpa tua ma allo stesso tempo lo neghi a te stesso. La biasimi anche se sei consapevole che non dovresti farlo. Ed ecco che i sensi di colpa ti annientano.

Arriva la depressione a stringerti come una tenaglia. Piangi dalla mattina alla sera, perdi peso, hai continue crisi di panico, ti senti perso, non hai punti di riferimento. Il lavoro è un disastro, sei a contatto col pubblico… Hai solo una certezza: è colpa tua! Sei gay! Sei sbagliato! HAI sbagliato! Vuoi farla finita, vuoi mettere la parola fine ad una vita fatta di sofferenza e di autoinganno. Ma per fortuna guardi in faccia i tuoi figli e oltre all’amore infinito che hai per loro riecco il senso del dovere, che questa volta è il benvenuto e ti fa decidere di uscirne fuori.

Comincia una terapia psicologica e psichiatrica per aiutarti a sopravvivere, a stare bene. E funziona, anche se pure in questo frangente neghi la realtà, anche ai terapeuti. Per fortuna il destino ha in serbo per te qualcosa di bello. Anzi, ha qualcuno. Ha Federico. Un ragazzo della tua età, 38 anni, un uomo. Conosciuto per caso in una chat qualsiasi, non una chat gay, mentre ti ostinavi a cercare una donna. E arriva l’illuminazione. Vi scrivete fino a notte fonda e il giorno dopo passate ore ed ore al telefono. In due giorni fai fuori due mesi di minuti e di messaggi.

Decidete di vedervi a metà strada. Lui è di un’altra regione. Massì, troviamoci a Milano, che vuoi che sia…. Ti organizzi, cominci a raccontare bugie. Tu, che non ti sei mai mosso in vita tua, improvvisamente vai via da solo per una domenica intera… Tutti però ti credono. I tuoi genitori, i tuoi figli. Per loro basta che tu stia bene. Perché stanno patendo con te. E allora vai. Provi a perdere il treno ma non ci riesci. Fai tutto il viaggio col cuore in gola, scrivendo SMS a lui. E finalmente vi incontrate. Ciao, come stai? Io bene. Tu? Sono emozionatissimo. Sei proprio bello come ti immaginavo… Esci dalla stazione a braccetto e passeggiate per due ore. Pranzate e parlate tutto il tempo. Vi raccontate le vostre vite, così diverse una dall’altra. Lui gay da sempre. Tu da sempre negato… Che bello il Duomo, ci sei mai salito? Io no. Io nemmeno. Andiamo. A metà scala il momento che temevi e allo stesso tempo desideravi con tutto te stesso. Si ferma, si volta e ti bacia. Un bacio travolgente, magico, carico di passione, bellissimo.

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E adesso? Adesso basta! Ti è piaciuto! Sei gay! Fattene una ragione! Rassegnati! Sì. Sei gay e sei innamorato. Federico ti dà tutto ciò di cui hai bisogno. Ti ama per quello che sei. Ti guarda sempre con occhi adoranti. Non ti sei mai sentito così prima d’ora. Però hai due figli. Una ex moglie. E i tuoi genitori? Come fai? E il tuo socio? I tuoi zii? I tuoi amici? No! Non dirai mai niente a nessuno. Continuerete a vedervi in segreto a Milano, a metà strada, a weekend alterni, quando non hai i bambini.

E proprio durante un viaggio in treno per uno di questi weekend, cerchi su internet se c’è qualcuno come te, perché sei convinto di essere un’anomalia nel panorama degli esseri umani. E approdi ad un sito. Una scritta: RGR…. Rete genitori rainbow. Parla di te, di persone come te. Ci sono delle testimonianze, dei video. C’è un forum, a cui fai immediatamente richiesta di iscrizione. C’è un numero di telefono…. la linea amica… La tua ancora di salvezza. Il tuo salvagente, anche se non lo sai ancora. Per te è diventato sempre più difficile nascondere la verità. Perché Federico ha stravolto la tua esistenza. Il vecchio Fabrizio è morto, non esiste più. Il Fabrizio insicuro, arrabbiato, aggressivo, antipatico, depresso… non c’è più. Il Fabrizio con l’autostima sotto i piedi non esiste più. E quello nuovo si fa notare… cavoli se si fa notare… non lo riconosce più nessuno. Non puoi più nasconderlo. E allora telefoni. E vieni accolto a braccia aperte. Una persona che non hai mai visto né sentito prima ti “sistema” in venti minuti. Non ti conosce ma sa già tutto di te. Perché ha fatto lo stesso percorso che stai facendo tu. Perché è come te. Sa cosa stai provando. Sa come ti senti. E sa che se hai fatto quel numero e stai parlando con lui in quel momento è perché hai bisogno di aiuto. E lui è lì per dartelo. E tu lo prendi. Prendi aiuto a piene mani. Vieni indirizzato verso quella cosa fantastica che è il gruppo di auto mutuo aiuto di Torino. E lì ti si apre un mondo.

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Pieno di paura come un uccellino fuori dal nido, ti presenti al gruppo. E ti senti subito a casa! Conosci persone che non hai mai visto prima nella tua vita ma che ti sembra di conoscere da sempre. Dopo il giro di presentazione ti ricordi tutti i loro nomi… tu, che hai il potere di scordarti un nome appena ti viene detto… Non ti giudicano. Non ti dicono cosa devi fare. Nessuno ti critica. Anzi, ti ringraziano per il mare di “disgrazie” che hai appena riversato su di loro, che hai appena condiviso con loro. Ti rendi conto che non sei un mostro e soprattutto che non sei solo!! Non hai niente che non va! Intorno a te ci sono persone come te. E questo ti dà una forza che non puoi nemmeno lontanamente immaginare.

Ormai sei “fregato”… la tua rivoluzione è partita e non si ferma più. Esci finalmente allo scoperto. Vivi alla luce del sole la vita che hai sempre voluto vivere ma che ti sei sempre negato. Ti dichiari a tutte le persone che ritieni debbano sapere di te. Prima di tutto i tuoi genitori. Poi i tuoi figli e la tua ex moglie. E vieni accolto a braccia aperte, in maniera totalmente inaspettata. E la valanga si alimenta sempre più e diventa inarrestabile. Non solo. Conosci delle persone che mai più avresti pensato potessero incrociare la tua strada a questo punto della tua vita e che per te diventano esseri speciali, punti di riferimento. Amici con la A maiuscola. Persone di cui non puoi più fare a meno. Che ti sostengono quando zoppichi e festeggiano con te le tue vittorie. E tu diventi la stessa cosa per loro. I vostri figli stanno bene insieme. Voi state bene insieme. Uscite, serate, pranzi, cene, feste, mare, pride. Tutto questo è RGR. Tutto questo è Rete Genitori Rainbow. Non una semplice associazione, ma un grande cuore arcobaleno pulsante di vita e amore. Un insieme di persone senza le quali il sottoscritto non sarebbe qui a scrivere. Un insieme di persone senza le quali non posso più stare.

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