Intervento di Genitori Rainbow alla commissione giustizia del senato

Roma, 12 febbraio 2015 – pubblichiamo il nostro intervento alla commissione giustizia del senato durante l’audizione delle associazioni lgbt chiamate a partecipare.

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RETE GENITORI RAINBOW

Genitori LGBT con figli e figlie da precedenti relazioni eterosessuali

Rete Genitori Rainbow è una associazione di volontariato il cui scopo è fornire supporto e sostegno alle persone che hanno preso consapevolezza e accettato il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere solo dopo relazioni eterosessuali da cui sono scaturiti figli. Nella maggior parte dei casi ciò era avvenuto in un contesto di famiglia tradizionale costruita sul matrimonio.

Dalla ricerca Modi.di, condotta nel 2005 dal Ministero della Salute in collaborazione con Arcigay, risulta che sono almeno 100.000 i/le figli* con almeno un genitore omosessuale, e nella stragrande maggioranza dei casi sono stati concepiti in una relazione di tipo eterosessuale. Secondo la stessa ricerca il 20,5% delle lesbiche di oltre i 40 anni, e il 17,7 dei gay italiani, ha almeno un figlio. Possiamo ragionevolmente supporre che questi dati non tengano conto delle tante persone omosessuali che non arriveranno mai all’accettazione di sé e al definirsi consapevolmente omosessuali. Inoltre è da sottolineare il dato diffuso dall’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Avvocati Matrimonialisti, secondo cui l’11% delle separazioni giudiziali è a causa omosessuale.

Anche la genitorialità transessuale è un fenomeno di cui tener conto: recentemente il settimanale “l’Espresso”, in una indagine sulla transessualità, riportava che alle strutture socio-sanitarie abilitate all’iter di transizione accedono in buona parte “padri di famiglia”. Ciò nonostante, si tratta di una realtà per lo più ignorata: ancora nel 2012, l’indagine ISTAT “La popolazione omosessuale nella società italiana”, alla domanda su quali fossero le figure a conoscenza dell’omosessualità dell’intervistato, non contemplava, tra le possibili risposte, il coming out con i/le propri* figli*.

I vissuti personali di chi si avvicina a Rete Genitori Rainbow, o di chi fa parte dell’Associazione prestando la propria opera di volontariato, sono molto diversi tra loro ma accomunati da una scoperta e presa di coscienza tardiva del proprio orientamento sessuale o identità di genere. Tale tardiva accettazione dipende in grande prevalenza da un contesto sociale e culturale fortemente eteronormato. In Italia in modo particolare – un paese da questo punto di vista in ritardo di anni, se non di decenni, rispetto al contesto generale europeo-occidentale – sembra che l’unica forma concepibile dell’essere famiglia sia quella della relazione di coppia eterosessuale. Di conseguenza sembra che l’aspirazione alla genitorialità possa essere soddisfatta esclusivamente all’interno della famiglia tradizionale, in cui i ruoli maschile e femminile risultano fortemente stereotipati.

Su determinate persone l’enorme pressione esercitata dall’eteronormatività – nei contesti familiare, educativa, sociale e culturale – comporta la scelta di un percorso di vita in contrasto con il proprio reale orientamento/identità. Queste stesse persone, una volta trovata la forza di accettarsi quali gay, lesbiche o persone trans, spesso vanno verso la costruzione di una nuova vita, sono portate quindi a sperimentare un cambiamento radicale che spesso passa attraverso la separazione dal precedente partner eterosessuale.

Se in una prima parte della loro esistenza hanno vissuto all’interno dell’unico tipo di famiglia previsto e tollerato dalla società, dalla cultura dominante e, non da ultime, dalle leggi di questo paese, in una seconda parte entrano in una realtà che in molti casi non coincide con il modello della famiglia nucleare, anche di tipo omosessuale.

Come genitori LBGT con figli da relazioni eterosessuali, come persone che hanno sperimentato entrambe le condizioni, personali e sociali, possiamo testimoniare con piena cognizione di causa l’eguaglianza assoluta delle unioni affettive etero e omosessuali, senza distinguo di alcun tipo, senza se e senza ma. Affermiamo con forza che esse necessitano di pari trattamento da parte della legislazione vigente. Per tale ragione Rete Genitori Rainbow ritiene che l’unico strumento in grado di garantire tale eguaglianza sia l’estensione del matrimonio alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Il matrimonio egualitario rappresenta il solo riconoscimento giuridico e sociale possibile della piena dignità delle persone omosessuali, delle loro unioni e della loro legittima aspirazione alla genitorialità.

Non è tuttavia sufficiente. Chi esce da una relazione eterosessuale con figli intraprende il più delle volte una vita da genitore single, più o meno durevole, anche perché talvolta le persone scelgono di non convivere, quanto meno in una prima fase, con il/la nuov* compagn* dello stesso sesso. Questi ultimi, inoltre, entrano in un rapporto, di presenza e affettivo, con i figli del partner avuti dalla relazione eterosessuale, rivestendo in molti casi un ruolo di fatto genitoriale.

Le persone transessuali, inoltre, non potendo nascondere il loro adeguamento esteriore al genere identitario, sono ulteriormente oggetto di pressione perché spesso isolate dalla famiglia di origine e, alla fine del matrimonio eterosessuale, sono impossibilitate a mantenere un rapporto con i/le figli* a causa del rifiuto nei confronti del loro percorso di transizione da un genere all’altro. I/le trans spesso perdono il lavoro o rischiano di perderlo. Queste situazioni costituiscono vere e proprie emergenze che la società e lo Stato non riconoscono e non tutelano. Ci sono poi situazioni in cui le persone transessuali si dichiarano in famiglia ma vengono accettate nella loro nuova identità di genere dal partner, che continua quindi a voler mantenere in piedi il rapporto di coppia. Le persone trans sono in questi casi supportate dal loro partner eterosessuale nel percorso di transizione. In questi casi il grave problema consiste nel mancato riconoscimento del vincolo giuridico del matrimonio in caso di completamento del percorso di transizione con il cambio di sesso anagrafico, come è già accaduto in diverse occasioni, visto che la legislazione italiana non prevede che due persone dello stesso sesso possano essere unite in matrimonio.

Il matrimonio dovrebbe essere un contratto teso a tutelare le persone che condividono una esperienza e un progetto di vita, assumendo doveri e acquisendo diritti. Aldilà del matrimonio, il riconoscimento delle responsabilità genitoriali delle coppie omosessuali o di ulteriori forme di co-genitorialità è essenziale affinché si tutelino i legami affettivi e genitoriali che sono oggi sempre più diffusi nella nostra società e che non ci si può ostinare a non riconoscere. La presa coscienza del fenomeno dell’omogenitorialità in Italia rappresenta a nostro avviso un punto di partenza fondamentale per dare forza alle battaglie di tutti, non solo del mondo LGBT.

Siamo convinte e convinti che sia necessario ripartire dai fenomeni comunemente e variamente associati al luogo comune della “crisi della famiglia e del matrimonio” (separazioni, divorzi, famiglie ricostituite e allargate) al fine di ripensare in maniera profonda il concetto di famiglia e l’istituto matrimoniale tradizionale, che non rispondono più in maniera adeguata a ciò che le famiglie sono diventate al giorno d’oggi. Auspichiamo pertanto una profonda revisione del diritto di famiglia vigente, perché l’Italia del 2015 non è più l’Italia del 1975, e perché la cosiddetta “crisi della famiglia” deriva anche dall’incapacità del legislatore di adeguarsi alle trasformazioni della società, smettendo in tal modo di regolare e tutelare in maniera soddisfacente le plurime articolazioni che le forme elementari del vivere associato assumono al giorno d’oggi. La famiglia naturale non esiste, come la sociologia e l’antropologia hanno largamente dimostrato; la famiglia non è in crisi: è solo cambiata.

Nell’immaginario collettivo, così come negli stereotipi tradizionali, più o meno intrisi di omofobia, il mondo LGBT è un mondo a parte: il popolo dei Pride, dei ricchi creativi, degli attori, degli intellettuali, ecc. Il mondo reale è ben diverso, e i “genitori rainbow” ne sono la prova lampante. Proprio il nostro essere madri e padri omosessuali e transessuali ci porta ad interagire in maniera profonda con larga parte della società, che si presume dominata dalla “normalità” eterosessuale. Siamo profondamente immersi, per via delle relazioni che nascono a partire dai nostri figli, dalle nostre figlie, e dai nostri e dalle nostre ex-partner, nel tessuto sociale di questo paese, e vogliamo essere riconosciuti a pieno titolo nei nostri diritti.

Rete Genitori Rainbow

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