Il mio compagno è già padre

Replichiamo l’articolo di Anna Barbara Grotto dal sito di Vicenza più 

Cravatte

Ho incontrato una coppia di ragazzi di Vicenza – N. e P.- ed ho chiesto di raccontarci la loro storia: uno dei due, infatti, ha già un figlio, avuto da una precedente relazione eterosessuale. È la storia di tante coppie e dell’associazione Rete Genitori Rainbow, che unisce genitori ex-etero, i loro figli, i precedenti partner, ed i partner attuali.

Io, però, non ho voluto chiedere a P., il padre, qual è stato il suo vissuto, da quando è diventato genitore assieme alla sua ex-compagna a quando ha scoperto di essere omosessuale ed ha iniziato a costruire un nuovo tipo di rapporto con lei, fino ad incontrare l’amore di un altro uomo.

Ho voluto, invece, focalizzarmi su N., l’altro protagonista. M’interessa quanto succede nel cuore e nella testa di un uomo che si innamora di un altro uomo che poi scopre avere già un figlio.

Comincio con una domanda banale per rompere il ghiaccio, e gli chiedo di raccontarci innanzitutto del loro primo incontro. Come a tanti succede, galeotta fu la chat: “Ho conosciuto il mio compagno più di tre anni fa in una chat gay; avevo voglia di chiacchierare con persone nuove ed ad un certo punto iniziai a chattare con P.; mi piaceva quello che scriveva e il suo approccio discreto. Abbiamo chattato per qualche settimana, senza mai vederci, poi ci siamo incontrati in un bar per un caffè. Scoppiò la scintilla!”.

A questo punto mi viene spontaneo chiedergli se ha saputo subito che l’uomo di quel colpo di fulmine fosse padre.
“Quasi subito seppi che era sposato (ora è separato legalmente) – mi risponde – e dopo un po’ mi mise a conoscenza del fatto che fosse anche padre. Accolsi entrambe le rivelazioni con rispetto perché mi colpì il fatto che non cercasse la trasgressione o un rapporto parallelo, ma un confronto sull’omosessualità e sulle relazioni gay. Continuai a chattare con lui per questo motivo. Mi dava l’idea, poi confermata, di essere una persona in cerca, come me, di un rapporto profondo e duraturo.”
Chissà cosa si prova dopo una rivelazione del genere.
Mi risponde, in maniera molto sincera, di essere rimasto sorpreso e che cercò di avere informazioni sul figlio e su che tipo di rapporto avesse con lui. Ma che tutto cambiò e s’illuminò di una luce nuova quando conobbe G. (il bimbo, che ora ha 5 anni): “Rimasi senza parole per l’emozione, e fu allora che presi profonda consapevolezza del suo essere padre!”.
Di fronte a quest’affermazione è palese la forza dell’amore genitoriale, capace di dare un senso, un equilibrio e una serenità anche a situazioni che di primo acchito paiono difficili da affrontare. E allora mi e gli chiedo cosa pensa di una sua possibile genitorialità biologica.
“Sì, c’ho pensato, ma ho anche capito che per essere un padre gay (o una coppia di genitori omosex) bisogna aver affrontato la propria omofobia interiorizzata ed essere molto forti per sopportare le pressioni di un contesto sociale parecchio omofobo.”
Il discorso vira verso scelte che molte coppia omosessuali fanno, ovvero di rivolgersi a tecniche di procreazione assistita per avere figli; nel caso di aspiranti papà, la tecnica è la GPA, ovvero “Gravidanza per altri”.
“Ne abbiamo parlato ma non siamo andati oltre. Crescere un figlio non è semplice e per una coppia omosex prevede un continuo coming out che può essere fonte di stress.”
Mi interessa approfondire quest’aspetto con lui: mi ritrovo a parlare con una sorta di genitore adottivo (e dico “una sorta di” solo ed esclusivamente perché per la legge italiana tutto è ancora nebuloso in fatto di diritti e doveri lgbt), e vorrei capire qual è, secondo il suo sentire, la differenza fra un figlio desiderato all’interno della coppia ed un figlio “acquisito”.
“La differenza… – si prende un po’ di tempo per organizzare le idee – un figlio desiderato prevede una preparazione mentale ed affettiva, durante i 9 mesi della gravidanza, alla paternità o maternità. Un figlio acquisito è un rapporto nuovo da tessere contemporaneamente alla costruzione dell’idea di paternità/genitorialità. Con il figlio del mio compagno ho un buonissimo rapporto, passa con noi metà della settimana. Parliamo, giochiamo, ci confrontiamo, ci vogliamo bene. Per lui sono il fidanzato del papà e un grande compagno di giochi. Sono anche l’adulto da cui va in cerca di risposte alle sue “grandi” domande. 
Sono un co-papà, visto la quantità e qualità di tempo che passa con noi, anche se G. (il bimbo) ha chiari i ruoli di suo padre e sua madre.”
So che esistono varie associazioni Lgbt, che affiancano diversi percorsi di vita: AGEDO è l’associazione dei genitori con figli omosessuali, Famiglie Arcobaleno è l’associazione di coppie omosessuali che decidono insieme un percorso di genitorialità, mentre Rete Genitori Rainbow riunisce coppie con figli da precedenti relazioni etero. Gli chiedo qualcosa di più.
“Verso la fine del primo anno di convivenza – mi racconta – abbiamo sentito la necessità di confrontarci con altri genitori nella nostra stessa situazione, abbiamo cercato in rete ed abbiamo trovato l’associazione di volontariato Rete Genitori Rainbow che offre servizi di supporto ai genitori (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) con figli nati da precedenti relazioni eterosessuali, oltre che alle figure a loro collegate da vincoli di parentela o relazione. Il sito dell’associazione è www.genitorirainbow.it. Nel territorio vicentino la realtà omogenitoriale non si differenzia molto da quella degli omosessuali o transessuali senza figli, nel senso che tutto è vissuto non in maniera così aperta. Insomma non siamo in Spagna o in Olanda in cui tutto è alla luce del sole perché in quei Paesi vi sono leggi che tutelano le diverse forme di famiglia. Comunque conosco direttamente una ventina di coppie del Triveneto che sono abbastanza integrate nel loro territorio. 
So però di altri genitori che vivono situazioni di difficoltà tali da non poter vivere l’omogenitorialità serenamente.”

Inevitabile chiedergli come riescano a vivere la loro quotidianità, i rapporti coi vicini, con la scuola del bimbo, il rapporto con l’ex moglie del suo compagno. Ma anche come il suo compagno, divorziato e con un figlio, è visto dai suoi amici e famigliari.
“Tutto sommato la nostra quotidianità è serena, i vicini ci rispettano, gli insegnanti (che sono a conoscenza della situazione) sono corretti e con la ex moglie del mio compagno c’è una rapporto civile in cui si cerca di salvaguardare il benessere del bimbo. E per quanto riguarda come vivano i miei cari il mio compagno, beh posso dire che è visto “normalmente” e suo figlio è considerato dai miei genitori alla pari degli altri nipoti. I miei fratelli sono tranquilli. Gli amici hanno accolto affettuosamente sia P. che G.”
E allora dicci una cosa bella e una cosa meno bella di avere un compagno già padre.
“Una cosa bella è il gioco, giochiamo un sacco (ora siamo alla fase del calcio) è questo mi mette un sacco di gioia. La cosa meno bella è affrontare a volte la curiosità eccessiva di alcune persone.”
Insomma è chiaro una volta di più che i problemi non sono all’interno di queste famiglie né nei rapporti stretti, ma sempre all’esterno delle dinamiche affettive.

A questo punto, vorrei concludere con un pensiero da rivolgere ad altre coppie gay o lesbiche vicentine che vivono la medesima situazione. Glielo chiedo, e mi piace ciò che N. mi risponde:

“Alle coppie, ma soprattutto a quei genitori che si scoprono omosessuali dopo essere diventati genitori, consiglio di uscire dall’isolamento. Non siete soli. L’unione fa la forza e la forza aiuta a superare gli ostacoli!”.

(Da VicenzaPiù n. 253, Bassano Più n. 15 e SchioThienePiù n. 3 . )

 

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