Coming out ai figli, il parere dello psicologo

GENITORI OMOSESSUALI E SEGRETO

Alcuni buoni motivi per uscire allo scoperto e organizzare una rete di sostegno

In Italia si affronta poco il tema dell’omosessualità con lo scopo di conoscere e comprendere le esperienze di vita delle persone omosessuali e ancora meno quella dei genitori omosessuali e dei loro figli[1]: un alone di pregiudizio e di vergogna confina la questione omosessuale in uno spazio angusto e, ancora oggi, troppo silenzioso. Questo silenzio riguarda in particolare la realtà dei genitori omosessuali con un passato eterosessuale.

Secondo alcune ricerche italiane sembra che il 19% delle lesbiche e il 10% dei gay (Barbagli, Colombo, Omosessuali moderni, Il Mulino, 2001) e 4,5% delle lesbiche e 4,7% dei gay secondo Modi Di (2005) siano genitori in Italia quindi, il numero complessivo degli omosessuali che sta vivendo l’esperienza di essere genitore potrebbe essere un numero piuttosto rilevante. Purtroppo le ricerche sull’argomento in Italia sono scarse e, anche, i relativi campioni di riferimento. In realtà si conosce poco dell’esperienza di essere genitori e omosessuali e di essere figli con un genitore omosessuale.

Lavoro da circa dieci anni sul tema dell’omogenitorialità e, sulla base della mia esperienza di consulente e delle ricerche svolte in altri paesi, voglio fare alcune considerazioni sul tema del segreto e della genitorialità.

Uscire allo scoperto per i genitori omosessuali è un’operazione complessa per due ragioni principali: la prima legata alla difficoltà di visibilità come omosessuale e la seconda alla paura che la visibilità possa creare dei problemi legali nell’affidamento dei figli. La difficoltà di essere visibili come omosessuali e genitori genera conseguenze nel vivere con benessere l’esperienza genitoriale, nel rapporto con i figli e, anche, nei figli stessi.

Secondo molti studi psicologici e anche secondo la mia esperienza di lavoro, la segretezza dei genitori sulle questioni familiari o su questioni importanti che riguardano i genitori stessi possono avere effetti negativi sui figli.

I figli, in generale, rimproverano ai genitori la non sincerità. Questo avviene sia perché in genere la sincerità è qualcosa che i genitori chiedono ai figli, e di conseguenza i figli chiedono ai genitori, sia perché sulla base della sincerità, della coerenza e dell’integrità si crea un rapporto di fiducia. È solo attraverso la costruzione di un rapporto di fiducia che nei figli si genera un senso di fiducia nel genitore e in sé.

Tuttavia è molto importante scegliere il momento opportuno e saper cogliere i segnali di curiosità che i figli manifestano. In generale si dovrebbe mirare alla franchezza riguardo al tema dell’identità del genitore e si dovrebbero creare le condizioni appropriate per una comunicazione aperta.

I segreti in famiglia, o peggio, le bugie, possono avere a lungo termine effetti dannosi sullo sviluppo psicologico dei bambini. Il segreto o la bugia danno la comunicazione che c’è sotto qualcosa di terribile che non può essere neanche nominato. Nominare l’omosessualità, trovare le parole per aprire un dialogo con le figlie e i figli è un modo per non alimentare l’immagine negativa legata all’identità del genitore quando viene tenuta segreta. Il mantenimento del segreto nel tempo non permette di costruire una relazione di fiducia.

La ricerca della franchezza però richiede un lavoro preparatorio di entrambi i genitori (genitore omosessuale e quello eterosessuale, e anche del partner omosessuale) e del resto della famiglia, poiché è bene comunicare al figlio con tatto e coerenza perché è una notizia importante.

L’espressione della curiosità dei bambini riguardo la sessualità/affettività del genitore dovrebbe essere permessa e non soppressa. Eludere o evitare le domande o dare delle risposte false o ambigue alimenta intorno all’argomento un sentimento di vergogna che si trasmette dal genitore al figlio: “se non se ne può parlare, allora vuol dire che è qualcosa di sbagliato”.

Tuttavia, i genitori omosessuali hanno già dovuto affrontare un percorso spesso faticoso di consapevolezza e di coming out, si ritrovano a riaffrontarlo attraverso i figli, e questo rende la situazione più complessa. Di frequente si riaprono ferite non sempre perfettamente rimarginate. É difficile, a volte senza l’aiuto di nessuno, offrire ai figli spiegazioni semplici e sincere. Tanto meno è opportuno che la comunicazione sia fatta da qualcun altro, per esempio l’altro genitore che può utilizzare la notizia per sfogare la sua rabbia e danneggiare il rapporto tra il genitore omosessuale e il proprio figlio. Oppure che la comunicazione sia fatta in un momento di tensione.

Le spiegazioni semplici e sincere possono correggere percezioni o fantasie distorte del bambino o dell’adolescente, il quale sente comunque parlare nella società di omosessualità in modo denigratorio. Per arrivare a gestire bene la comunicazione con i figli su argomenti molto coinvolgenti è bene essere consapevoli delle proprie emozioni a riguardo. È importante trovare modi e spazi per elaborarle. Fondamentale cercare sostegno e creare una rete.

A volte la preoccupazione del bambino può essere espressa verbalmente o soprattutto attraverso il gioco che è sempre una metafora di quello che sente.

Incoraggiare nel figlio la sensazione che ogni persona è un essere a sé e che questa è la vita del genitore, e che quando lui o lei sarà grande sceglierà la propria.

Una prima fase di rifiuto può essere normale, ogni cambiamento, soprattutto se consistente, importante, attraversa una fase di difficoltà e di senso di perdita rispetto a come il genitore poteva essere immaginato prima.

Il bambino può protestare, arrabbiarsi e poi accettare. E’ importante che siano accettate le emozioni del bambino e contenute. Il genitore ha bisogno di sostegno, in modo da consentirgli di contenere e tollerare le emozioni del figlio. Se questo processo assume un corso favorevole può portare a una nuova e più autentica relazione che si sviluppa tra bambini e genitori omosessuali.

Sarebbe fondamentale offrire un servizio di counseling, sia ai genitori omosessuali, che ai loro partner, e anche all’altro genitore, se esiste, affinché gli eventuali conflitti o disagi siano elaborati e non riversati sui figli.

Inoltre, le relazioni con i compagni possono essere complicate dal fatto che i bambini, e ancor più gli adolescenti possono provare imbarazzo o vergogna nel parlare del genitore omosessuale. Successivamente, il senso di vergogna può influenzare la loro autostima e fiducia, rischiando l’isolamento sociale.

Nell’affrontare i compagni, i bambini hanno bisogno di essere aiutati a distinguere tra privacy e segretezza. Qui si inserisce l’importanza del counseling nell’aiutare il bambino e il genitore a scegliere gli interlocutori giusti per le comunicazioni importanti e nell’aiutare a contenere la frustrazione che a volte le comunicazioni con gli altri (insegnanti, genitori, compagni) possono produrre.

Per esempio, sarebbe molto importante e opportuno un servizio di counseling con la funzione di preparare e formare le persone che si occupano del bambino (insegnanti, personale scolastico, medici di base, ecc) e che, inoltre, in caso di conflitto faciliti la mediazione.

Non si sa quasi nulla su come crescano i figli di gay e lesbiche, di come questi genitori gestiscano il rapporto con i figli, che tipo di comunicazione facciano sulla propria omosessualità, se raccontino ai propri figli di se stessi oppure vivono nel silenzio, che tipo di rapporti si creino con gli insegnanti dei figli, cosa venga comunicato agli insegnati e agli operatori con cui i genitori nel corso della crescita dei propri figli hanno a che fare. Non si sa quanto questo silenzio pesi ai genitori omosessuali che spesso vivono in solitudine la propria esperienza senza avere l’opportunità di scambio e confronto con altri genitori o con operatori preparati ad aiutare e facilitare il rapporto con i figli.

Il silenzio su questo argomento continua ad alimentare una spirale di solitudine e gli operatori (insegnanti, medici, assistenti sociali, consulenti vari) non sono preparati ad affrontare questi temi per facilitare e sostenere il processo di crescita dei figli e dei loro genitori.

È necessario interrompere questo silenzio e cominciare a organizzarsi per costruire una rete di mutuo sostegno. È necessario che si promuova una pratica di narrazione attraverso la quale conoscere l’esperienza omogenitoriale, lo sviluppo dei figli, i modelli educativi, per creare una base attraverso la quale sviluppare dei modelli positivi di riferimento.

Inoltre è necessario un servizio di counseling appropriato e specifico, e quindi una formazione adeguata, a sostegno della genitorialità lesbica e gay.

Voglio concludere dicendo che è estremamente importante coinvolgere i bambini nei processi di cambiamento dei genitori e spero che si possa dare vita, finalmente, a un racconto aperto e sincero su questa realtà, ancora oggi in Italia così sommersa, ma sicuramente molto ricca e vitale.

Daniela Ciriello

Psicologa Psicoterapeuta Arterapeuta

daniela.ciriello@iol.it

www.danielaciriello.it

www.facebook.com/daniela.ciriello


[1] Per una questione di scorrevolezza e per alleggerire la lettura userò spesso in questo articolo la parola ‘figli’, ‘genitori’, ‘omosessuali’ ad intendere rispettivamente figlie e figli, madri e padri, lesbiche e gay. Mi scuso fin d’ora con le lettrici ma spero potranno comprendere.

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