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postheadericon La voce di una figlia

La testimonianza di francesca, figlia di Cecilia d’Avos, al programma radiofonico Oltre Le Differenze di RadioAntennaDiEsse

postheadericon La testimonianza di Ale Ozimo, cofondatore di RGR, su RAI1

postheadericon Un marito che sceglie l’Amore – la storia di James

James si avvicina al forum di Rete Genitori Rainbow indirizzato da sua moglie che si è scoperta lesbica, nel forum trova le testimonianze di tanti che hanno condiviso questo percorso, comprende i dubbi, lo sconforto e le difficoltà e inizia a capire non solo il suo dramma ma anche quello della donna che ama.

 

E’ da diversi mesi ormai che sono iscritto al forum di Rete dei Genitori Rainbow e che sto leggendo i vostri interventi. Diversi mesi trascorsi a esplorare le varie stanze, percepire – attraverso le presentazioni, le domande, le provocazioni, le discussioni che ne seguono – l’angoscia, la frustrazione il dolore e la paura, ma anche il timido sorriso di una speranza che non vuole morire, nonostante tutto. Sensazioni e sentimenti che ho vissuto e tutt’ora vivo anch’io. Diversi mesi trascorsi a commuovermi, a sorridere, a riflettere, a partecipare silenziosamente e a conoscervi. E sono fiero. Fiero di avervi trovato, di aver partecipato – sebbene dietro le quinte – ai dibattiti, alle controversie, finanche alle polemiche di argomenti così interessanti e variegati come mai avrei ritenuto possibile. Ma andiamo con ordine: devo presentarmi.

 

Sono un uomo, prossimo a compiere 47 anni. Sono nato nel sud dell’Italia, e lì ho vissuto e mi sono laureato. Poco più di dieci anni fa ho raggiunto la fidanzata, mia conterranea, in una grande città del nord, dove già lavorava da un paio d’anni. Col tempo ho costruito la mia famiglia, la mia posizione sociale, le mie amicizie, le mie attività hobbistiche e sportive. Mia moglie è una donna speciale e sono stato fortunato davvero ad incontrarla. I suoi occhi, il suo sorriso, la voce mi hanno sempre fatto sentire a casa. Nessuna difficoltà, nessun problema del quotidiano, nulla era troppo grande per noi da non poter essere affrontato e risolto. Lei, assieme ai nostri due figli, ha costituito da sempre la mia forza. Una forza che cresceva anno dopo anno. Mi piaceva pensare che la famiglia sarebbe stata il luogo dove avrei fatto veramente carriera.

 

Poi tutto comincia a cambiare. La serenità, l’affinità e l’intesa sembrano cedere il posto all’insofferenza, alla incapacità di dialogo e a una strisciante incomprensione. Di consapevolezza in consapevolezza: qualcosa si sta spezzando e a nulla serve ogni sforzo per recuperare la situazione. La mia forza e la mia sicurezza sono minati alla base e il graduale indebolimento delle mie certezze rigurgita il mio orgoglio che prepotentemente si manifesta attraverso l’ostinato rifiuto di ammettere lo sgretolamento di tutto ciò che sono riuscito a realizzare assieme alla compagna della mia vita. E una sera di aprile, dopo aver intuito ciò che il mio cuore e la mia mente avevano ricacciato inconsciamente indietro, chissà per quanto tempo, pronuncio il suo nome come sempre succede nei nostri momenti più teneri e le dico che ho capito: lei è omosessuale. Non mi ha mai mentito e meno che mai quella sera. Soprafatto dalla commozione, abbracciati e in lacrime, non so come ho la forza di farle coraggio. Del resto mi sembra logico e doveroso dal momento che ero stato io a indurla a confessare a me l’inconfessabile. Ma intanto questa consapevolezza agisce nel mio cervello come un tarlo, assumendo ora dopo ora le proporzioni di una tragedia e consumando crudelmente quei princìpi che costituiscono la mia identità. Solo adesso, come mai prima, avverto la relatività della mia vita. Una vita che rimette tutto in discussione, una vita che lancia sfide sempre diverse, una vita che ti mette in crisi ed esige da te un cambiamento di proporzioni immani per viverla in modo completamente diverso, inimmaginabile prima. Perché indietro non si torna e per non soccombere devi rivalutare il concetto stesso di Amore, quello con la A maiuscola, che non si lascia imprigionare in schemi, in programmi per il futuro, in valutazione del passato, oppure dentro esperienze concretamente vissute, tantomeno indirette. Ti chiedi per cosa hai lottato fino a quel momento, invidi la vita “normale” dei tuoi genitori e pensi che non avresti mai immaginato un destino talmente spietato da toglierti la donna con la quale avresti voluto invecchiare, l’unica persona che vorresti guardare negli occhi prima di morire. E saresti disposto a scendere fino all’inferno per riaverla indietro, ma tutto ciò che la vita ti concede è un’indicibile sofferenza e lacrime, lacrime, lacrime. E come spesso accade, devi toccare il fondo per risalire. E il mio è stato il disprezzo. Quello provato verso me stesso, dopo una notte angosciante passata a pensare e ripensare spasmodicamente ai drammatici momenti nei quali, preso da un’ira incontenibile le avevo puntato contro il dito, dicendole che, l’avesse voluto o no, avrebbe continuato ad essere mia moglie. Aveva fatto un giuramento ed era suo dovere mantenerlo. L’avevo accusata di non avermi mai amato e che avrebbe dovuto impedirmi di sposarla. Ma ora il mio amore per lei, imponendomi di non rinunciare, avrebbe contrastato con uguale determinazione il suo tentativo di abbandonarmi. Il mio amore, nonostante questo destino feroce, sarebbe bastato per entrambi perché quel che conta di più è ciò per cui ho sempre ostinatamente lottato: l’unità della nostra famiglia, l’equilibrio dei nostri bambini…

 

Ciurma dei Pirati - Croce del Sud

 

Come nel peggiore e più angosciante degli incubi rivedo lei, lì davanti a me, seduta sul divano, a testa bassa, schiacciata dal peso delle mie urla e delle minacce di rivelare a chicchessia chi fosse davvero. Oppressa dalla paura, dal senso di colpa, dalla mancanza di volontà di reagire, impotente, in silenzio, a volte annuendo… si arrende. Mi allontano pensando “Ho vinto questa guerra. Sarò solo contro chiunque, se necessario, ma farò in modo che tutto ricominci come deve essere”.
Ed ecco un altro tarlo insinuarsi nella mia mente. Ma ci pensate? Avevo parlato di promesse da mantenere, di dovere coniugale, di unità familiare e di minacce. E in nome di quale amore, adesso, avrei potuto continuare a mantenere le mie promesse e adempiere a miei doveri coniugali? In quale amore sarebbe stato possibile far crescere i nostri due figli? Un amore mantenuto artificialmente in vita dalle abominevoli minacce che avevo indirizzato a quella donna che tanto avevo amato e amavo ancora? Non riuscivo a togliermi dalla mente l’immagine di lei seduta a testa bassa di fronte a me.

 

Fantasia

Vedete, non ho mai ignorato l’esistenza dell’omosessualità e l’ho sempre considerata un fenomeno, uno status, da sempre esistito. La mia fede, poi, cristiana protestante, mi ha sempre insegnato che tutti gli esseri umani sono uguali agli occhi di Dio e di conseguenza ho sempre sostenuto che i diritti degli omosessuali vanno ratificati dalla legge di un Paese come il nostro, ancora così zavorrato da una morale cristiana travisata e svuotata di ogni significato da un cattolicesimo troppo spesso bigotto e medievale. Ma la vita ti sfida sempre: mai come adesso capisco cos’è l’amore omosessuale. Un amore vibrante e intenso perché sofferto, molto spesso nascosto, tra le righe, ancora assurdamente inconfessabile. Comprendo, ora più profondamente, che la rinuncia a se stessi per gli altri non deve andare a discapito della felicità perché tutto deve essere subordinato alla “legge dell’Amore”. E allora qual è il significato della rinuncia? Dal momento che io amo mia moglie e continuerò ad amarla e so che continuerò ad essere da lei amato, anche se in modo diverso, allora sarò io a rinunciare a lei pur di saperla felice. Questo sito, questo forum e le varie stanze di cui si compone, mi ha aiutato a comprendere ciò che era da me assurdamente dato per scontato e mi ha aiutato a vedere una realtà, da sempre davanti a me, con occhi diversi. Attraverso le vostre parole ho visto un mondo più variopinto, di certo più complesso, ma più bello. E quando penso a questo rivolgo lo sguardo a mia moglie osservandola come parte di quel mondo che inizio a scoprire solo adesso. E ringrazio Dio perché sono stato fortunato davvero ad incontrarla. Tra le ennesime lacrime le chiedo se potrà mai perdonarmi e le confesso quanto mi sia e mi sarà preziosa, a dispetto di tutto.

 

Lentamente riscopriamo il dialogo, sulla base di una nuova consapevolezza. Ed è più bello. Parliamo di futura famiglia allargata – anche se nessuno dei due per ora ha un legame con qualcun’altra – e di come ciò dovrebbe essere visto per i nostri figli solo come un arricchimento. E abbiamo scoperto perché: l’Amore si moltiplica, tra le persone, non si divide. E molte esperienze che leggiamo sul sito di Rete Genitori Rainbow ci confermano come ciò non è impossibile. Nulla sarà troppo grande da non poter essere affrontato e risolto se facciamo fluire l’Amore dentro di noi, senza schemi, senza doveri, senza preconcetti e se abbiamo voglia di dirci “ti amo” ce lo diciamo perché sappiamo entrambi del nostro orientamento sessuale ma ciò non impedisce di manifestarci affetto. Dal punto di vista affettivo prenderemo anche strade diverse. Probabilmente ci innamoreremo di coloro che costituiranno le compagne di ciò che rimane della nostra vita, ma nulla ci costringerà a rinnegare la nostra storia insieme.
E quando mia moglie troverà una compagna in grado di amarla non solo nella sua persona, ma anche attraverso i nostri figli come fossero i propri, personalmente non avrò perso nulla.

 

Fantasia

Certo, oggi ho perso la persona che avrebbe dovuto essere mia moglie. Ma se rifletto su quel “dovuto” mi rendo conto che in questo mondo nulla ci è dovuto. Ho visto la malattia strappare i padri alle loro famiglie. Ho visto morti premature portar via giovani madri ai loro piccoli. A loro non era forse dovuta una vita serena, felice, proficua (come la si augura a gran voce in tutti i matrimoni)? Eppure la vita ad un certo punto ci destabilizza (tutti quanti!) ci sorprende, ci costringe a rimetterci in discussione, ci obbliga a riadattarci. Per sopravvivere. E continuare ad amare con mente più aperta, più umile, più consapevole. E, secondo me, meglio di prima.
Il coming-out al lavoro, coi genitori, col nostro mondo non c’è stato ancora, ma è un suo diritto. Conscio delle difficoltà che purtroppo ancora si incontrano, dovrà essere lei a decidere quando e come farlo. Sarò al suo fianco e mi batterò per i diritti degli LGBT perché un giorno non si debba più soffrire e perché il ruolo che si sceglie nella società non debba dipendere dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale o da qualsiasi altra cosa, ma solo dai propri sogni e desideri. Confesso che qualche sprazzo di paura c’è ancora. Io e mia moglie siamo consapevoli delle difficoltà che ci troveremo ad affrontare, sopratutto per mantenere lontana da noi la tentazione di assumere o emulare ruoli e comportamenti imposti prepotentemente dalla nostra società: padre e madre etero, giovani, tonici, palestrati, con figli adolescenti sempre sorridenti col messaggio subliminale che tutto questo è ciò che i vostri genitori hanno sempre sognato per voi e che i vostri amici invidiano di più.
Ma noi abbiamo la consapevolezza di non essere soli.

 

Mia moglie dice che questa storia finisce così bene, che sebbene sia lunga, sembra corta. Io le rispondo facendole notare che questa storia, nonostante abbia cominciato a scriverla io, la stiamo continuando a scrivere insieme. E’ l’unico modo che mi resta per amare lei e i nostri figli. L’unico modo per fare davvero carriera.
Non siamo soli. E sapere questo è importante per noi.

 

Grazie alla RGR! E grazie a mia moglie per avermela fatta conoscere.

 

James.

postheadericon La Storia di Sybilla

Lettera di Sybilla , mamma trans, a Rete Genitori Rainbow


Salve,

sono una donna…se mi fermassi qui probabilmente…ma finisco la frase: sono una donna transessuale con 2 figli…eh? che hai detto? due figli? Ma partiamo dall’inizio.

Nasco biologicamente maschio, passo un’adolescenza finta tentando a fatica di emulare i miei compagni maschietti ma prima ancora, davanti alla scelta di impersonare un eroe dei cartoni animati dell’epoca, mi immedesimavo in Je

nny la tennista e “facevo” la femmina. Mia madre voleva una bambina ma si arrabbiava nel trovare la sua biancheria e i suoi vestiti nascosti nella mia cameretta. I miei compagni non mi consideravano e mio padre era deluso che non fossi un atleta in erba come i figli dei suoi amici. Ho vissuto come “ragazzino” fino all’età di 18 anni, quando un vento liberatorio s’impossessò di me, tinsi di biondo platino i miei capelli già lunghi fino al sedere, iniziai ad andare a scuola col viso ben truccato e dichiarai il mio amore ad un ragazzo che frequentava il mio stesso corso e imparai a camminare sui tacchi. Da quel momento iniziò la vera esclusione sociale, erano i primi anni 90 in un paese turistico ma bigotto in cui solo la parola “gay” faceva tremare le pudiche coscienze, niente di paragonabile a quello che sarà la cultura Friendly nei vent’anni a seguire. Dopo l’esclusione e il rifiuto da parte della società, arrivò la repressione della mia personalità e l’incontro con una ragazza nonchè colei che sarà la mia futura moglie e, visto che ancora non ero in terapia ormonale e le funzioni sessuali maschili non facevano parte ancora dell’archeologia, madre biologica dei miei figli. Arriva così come uno tsunami il matrimonio. Per ovvi motivi non ha funzionato, non povevo essere io il marito, lo sposo, il maschio. Tralascio volutamente il racconto delle sensazioni e dei sentimenti, delle frustrazioni di una persona nata donna in un corpo maschile. Ero una persona annullata e non me ne rendevo conto, vivevo come un automa.

Dopo qualche anno, in cui nel frattempo lavoro come libera professionista nel campo della comunicazone ( ambiente in cui sembra ci siano persone aperte e invece sono più bigotte che in Vaticano ), arriva la separazione giudiziale con addebito. Nemmeno trentenne e già due figli, un matrimonio finito alle spalle, una ex moglie che nel frattempo si era accompagnata con un operaio rude, peloso e virile che spesso visitava allegramente la casa coniugale e un’esistenza vissuta come in un film, nel senso di finzione. Così parte tutto l’iter giudiziario tra avvocati ( io, che non avevo mai preso nemmeno una multa ), giudici, periti nominati dal tribunale, ctu, false denunce ( da cui ovviamente sono stata assolta ). Dicono che ciò che non uccide rinforza…beh, in questa mia forza nel sopportare tutto questo, ho sempre visto la forza di una donna, non quella di un uomo…tanti uomini che ho conosciuto sarebbero andati fuori di testa, avrebbero fatto qualche follia ( parlo di coloro che ho conosciuto ). E adesso ho la corazza!

Ma arriviamo alle cose belle: i miei bambini ( a cui ho sempre fatto da mamma ) sono stati affidati a me! O meglio, l’affido è condiviso, per legge, ma il domicilio prevalente e residenza sui documenti è presso di me..ovvero presso il padre, legalmente….presso la madre di fatto! E di fatto un affidamento! A parte dire che questa è stata una vittoria sul piano pratico, una di quelle utopie che raramente diventano realtà, la sentenza del presidente del tribunale ( tutt’ora in vigore ) mi ha gratificato molto come donna per ovvi motivi!! Una sentenza per il cui risultato tanto ho lottato, ma anche qui tralascio, servirebbero pagine e pagine.

Dico però che nei verbali d’udienza, la mia femminilità, il mio truccarmi ecc, sono cose che sono state usate contro di me, inoltre le udienze sono pubbliche!

Nei tre anni successivi ho iniziato una terapia psicologica e una terapia ormonale sostitutiva per adeguare il corpo alla mente, ovvero per transizionare da maschio a femmina…Ma le Ctu proseguono. In altri post spiego molto brevemente gli effetti della transizione connessi alla mia vita di genitore così come pure le CTU.

Nel frattempo, decido di iscrivermi all’università. Oggi ho 34 anni, sono una donna trans, lesbica e di sinistra..pensa un pò, li ho tutti io i difetti!!! Beh, forse di “sinistra” è una parola pesante, diciamo che sono per lo stato di diritto, per la legalità e il rispetto dell’ambiente. Sono laureata in Storia Medievale e parlo due lingue, separata, sola con due figli e con un lavoro mooolto saltuario e precario. Ho conosciuto il cambiamento nel modo di porgersi degli uomini nei miei confronti, la differenza degli sguardi e dei commenti maschili tra mettersi gonna e tacchi a spillo oppure jeans e scarpe da tennis, ho conosciuto la perdita della mia professione perchè considerata non adatta ad una donna e relativa discriminazione quotidiana sul lavoro, specialmente quando devo mostrare un documento d’identità. Ho conosciuto le molestie sessuali, persino sul treno che mi portava all’università. Tanti hanno detto che è colpa mia se ho scelto di abbandonare i privilegi maschili per diventare una “femminuccia” ( cito testualmente ), che da maschio avevo un lavoro e una sicurezza mentre adesso non ho più alcuna certezza; devo dimostrare che non sono la trans=p####a ma sono una donna normalissima, con la sua cerchietta di amici e che tenta di vivere una vita normale.

Essere donna transessuale non è una scelta, è una necessità di vita..alternative non ve ne sono.

Con i miei figli vivo la realtà di tutte le madri, non c’è differenza, ripeto, non c’è alcuna differenza. Con questa lunga e noiosa mail ho voluto far conoscere una realtà un pò fuori dalle grandi tematiche ma pur sempre una realtà.

Grazie per l’attenzione.

Un ringraziamento speciale ai fondatori di RGR ( che spero di incontrare di persona un giorno ), un sito di cui ho sentito vagamente parlare i media televisivi ma di cui ho approfondito la conoscenza tramite il web. Ci voleva!

Baci a tutti/e

Viva la libertà, l’uguaglianza e la fraternità!

Sybilla

postheadericon il punto di vista di una ex moglie – la storia di Morena

a volte amare qualcuno significa .. lasciarlo andare

Morena ex moglie di Stefano e madre con lui di un bimbo, descrive la sua esperienza e il suo percorso di amore e consapevolezza.

di seguito le due lettere che Morena a scritto a Rete Genitori Rainbow, siamo felici di averla adesso con noi nel Forum RGR

Carissimi genitori rainbow,
vi scrivo nella speranza di trovare anche per me un posto, un colore, nel vostro arcobaleno, visto che altrimenti non saprei dove trovarlo. C’è infatti una fetta non piccola di mondo, il rovescio di una medaglia, che non viene presa in considerazione – e sono gli ex mariti e le ex mogli di mogli e mariti dichiarati lesbiche e omosessuali dopo il matrimonio. Ai nostri compagni è toccata la fatica del “coming out”? A noi è passato un uragano che ci ha costretti a guardare la vita in un altro modo. Non abbiamo scelto noi di sposare un omosessuale, non abbiamo scelto né preso parte –perché non ci è stato concesso- al suo tumultuoso cammino.

Abbiamo subito le sue immotivate lotte interiori e i suoi muti silenzi, gli slanci affettivi negati, la persona che ami che diventa fredda e impermeabile al tuo volerle bene.

Abbiamo subito come un terremoto la dichiarazione dell’omosessualità del partner o abbiamo lottato per farci dire qualcosa che il nostro inconscio segretamente sentiva.

Abbiamo vissuto il conflitto interiore di capire cosa è veramente l’ omosessualità, abbattendo a fatica i pregiudizi che la società, l’educazione, il nostro credo ci avevano dato.

Abbiamo accettato la nostra debolezza e impotenza di fronte ad uno “status” più grande di noi che nulla ha a che fare col nostro amore.
Abbiamo vissuto la sofferenza di sentirci “inadeguati al partner” e “offesi” nella nostra intimità di donna o di uomo.
Abbiamo dovuto fare i conti con l’amore, consapevoli di amare una persona che magari ci ama ma che con noi non può essere felice. A volte amare è anche saper lasciare andare l’altro per la sua felicità. E noi li abbiamo lasciati andare i nostri compagni a singhiozzo, consapevoli che la loro felicità passa però per la nostra immeritata sofferenza.
Abbiamo dovuto guardare quelli che fino ieri erano i nostri mariti e le nostre mogli con occhi nuovi, abbiamo dovuto trasformare l’amore in un sentimento diverso, rispettoso della scelta del partner; abbiamo dovuto rassegnarci all’idea che non possiamo fare nulla per riaverlo indietro, perché di fatto non saremmo mai come lui/lei ci vuole, mai del suo stesso sesso.
Abbiamo fatto tutto questo faticosamente, ma senza perdere la capacità di amare.

Vorremmo incazzarci ma non riusciamo a farlo, non con chi sta comunque soffrendo la sua trasformazione.
E allora restiamo lì, prigionieri, come se non riuscissimo a smettere di amare e lottiamo per rafforzare noi stessi e lottiamo per sentirci vicini a chi amiamo perché l’amore non è un interruttore che si può spegnere a comando. Amiamo e crediamo che si possa comunque rimanere vicini, camminiamo insieme in due percorsi di affermazione paralleli. Magari scegliamo di incontrare i compagni dei nostri ex e ci piacciono pure, magari riusciamo a stare bene con loro anche se a casa paghiamo la fatica di sentirci abbandonati. E se abbiamo dei figli, lottiamo contro noi stessi per farli crescere nella verità senza inibizioni.
Ma lottiamo anche contro una società, degli amici, delle famiglie con i quali non ci si può confidare perché non ci sentiamo capiti o perché i motivi della nostra separazione sono troppo intimi, troppo attaccabili o fraintendibili o semplicemente è così assurdo tutto ciò che ci è capitato da non poter essere condiviso.
E così, privi di allenamento, senza carta geografica né compagni di cordata, scaliamo da soli le nostre vette passando di psicologo in psicologo, di specialista in specialista, alla ricerca di qualcuno così fulminato da
condividere le nostre folli scelte.

E non abbiamo nessuno con cui confrontarci su che cosa stiamo passando, nessuno che ci sia già passato e ci rassicuri che ce la si può fare, che si può uscirne vivi senza uscire di senno, nessuno con cui confrontarci nelle scelte educative dei figli, nelle difficoltà che ci fanno le istituzioni, nelle nostre quotidiane lotte interiori.
Sto soffrendo come un cane, ma sto anche scoprendo di poter essere una donna diversa, più libera, più vera, più rispettosa di me stessa. Sto facendo anche io il mio “outing”, sono stata obbligata a farlo perché ho scelto di non soccombere agli eventi ma di viverli come possibilità di incontro e di crescita interiore. Sto lottando con la difficoltà di non poter più fare le cose di prima come prima. Eppure io non sono omosessuale, non ho scelto di subire le rivelazioni di mio marito, non ho scelto di porre fine al mio matrimonio e non ho scelto la sofferenza di veder mutare questo amore.

Ma ho scelto che la mia battaglia abbia un fine. Perché io cerco qualcuno come me nel mondo e non lo
trovo. Gli omosessuali, le lesbiche hanno un contenitore dove confrontarsi, sfogarsi, ricaricarsi. E io? Dov’è il mio contenitore? Io voglio che chi domani si troverà a dover ahimè percorrere la mia strada non si senta solo.

Voglio che si sappia che non tutti gli ex sono bellicosi e scelgono di fare la guerra: ci sono anche ex che scelgono di continuare ad amare in modo diverso. E qui si aprono situazioni e scenari impensabili, si vivono nuovi affetti, nuovi modi di “fare famiglia” pur nella separazione.
Con tutto questo e molto altro nel cuore vi ringrazio di questo nuovo spazio, fiduciosa di trovarci il mio angolino, di costruire ponti e di conoscere e condividere sentimenti e situazioni.

Grazie a chi ha scelto di impegnarsi per questo, per dare un nome alle cose, per creare un “luogo” dove chi vi approda si senta “a casa”, libero di mettersi comodo e di aprire il cuore…..

Grazie di cuore.

_______________________________________________________________________________

Nel forum ho già scritto e in qualche modo mi sono già sentita a casa. In questa mia particolare situazione a volte sento molto più vicino il mondo omosessuale di quello degli etero perbenisti.
E non so se sono fuori dal mondo, io però non riesco a concepire come degli amici, delle madri, delle persone si permettano di “buttar via” da un momento all’altro un amico, un figlio, un conoscente solo perchè sanno della sua omosessualità. Io non credo che il mio ex sia impazzito, non credo sia diventato meno affidabile, meno uomo o meno padre solo perchè omosessuale.

Ma per arrivare a fare questo anche io ho dovuto smantellare tanti preconcetti e tante paure. perchè sono sempre stata accogliente e tollerante su tante cose, ma quando ti tocca così da vicino l’omosessualità del partner ti mette in profonda crisi come donna e come mamma.

Mi sono sempre chiesta cosa ha amato di me in questi anni, se il mio corpo, la mia femminilità non sono mai stati apprezzati, se sono stata solo un passaggio per scoprirsi nella sua vera natura.

Mi sono chiesta il senso di nostro figlio in tutto questo progetto d’amore sospeso a metà o forse all’inizio di una vera felicità.
Mi sono chiesta se forse il suo era uno sfogo passeggero in cerca di nuove emozioni.
Mi sono dovuta confrontare con le mie crisi d’ansia, con un profondo senso di abbandono.

Gli ho dovuto chiedere di lasciare casa nostra per rendermi più facile il compito di “lasciarlo andare”. ho capito che per quanto lo potessi amare, per quanto potessi farmi bella per lui io non ero più parte della sua felicità.

Ero così dentro il suo cuore che al momento della sua rivelazione gli ho reso le cose più semplici perchè sono stata io a chiedergli se era omosessuale e a dirgli con assoluta certezza che aveva un compagno e a riconoscere anche il suo compagno tra le persone a me note.

Gli ho suggerito io, dopo una settimana di albergo, di andare a stare col suo lui perchè vedevo normale che lui andasse al più presto a vivere con chi lo amava e quando ha fatto le valigie ho mandato un messaggio al suo compagno dicendogli che glielo affidavo e supplicandolo di volergli bene e di non fare cazzate.
Ho passato i primi tempi dicendo “mio figlio a casa loro mai…io a casa loro mai…”.
Ma più andavo avanti più mi mettevo in crisi più volevo conoscere e più capivo che omosessualità non è sempre perversione.
Ci sono arrivata guardando il cuore di Stefano, quel cuore che conoscevo e che avevo amato e da cui ero stata amata per anni. In quel cuore non ci poteva essere perversione, non dopo tutti i presupposti della nostra storia, lui non poteva prendermi in giro per un’avventura.
E più lo guardavo meno lo sentivo mio.

Ho imparato a vederlo nella sua nuova natura senza mai smettere di volergli bene. Ho incontrato il suo compagno e ci siamo aperti cuore a cuore, paura su paura. Sarebbe stato stupido dare a lui la responsabilità di avermelo rubato, anche se lo avessi massacrato come in quel momento più di qualcuno mi chiedeva, Stefano non sarebbe tornato da me.

E, dovendo scegliere, sono contenta che Stefano abbia incontrato Diego, così dolce, così sincero, così innamorato. Dopo questo incontro mi è venuto naturale chiedere di frequentare casa loro, prima io, poi con F. nostro figlio.

E ogni volta che vi entravo sentivo solo tanto amore.

Superata questa grossa fatica tutto il resto è venuto più facile. So che F. con loro sta bene, ci confrontiamo spesso tutti e 3 sulla sua educazione e sulle fatiche che ci troveremo ad affrontare. Chi mi sta intorno non capisce questa mia scelta. ma non mi importa. So che chi mi vuole bene, gli amici veri, ci sono e mi sono vicini anche se non condividono fino in fondo ma almeno mi rispettano.

Con Stefano e Diego sono molto trasparente e loro con me: ci diciamo ciò che ci fa stare bene e ciò che ci fa male. Ho conosciuto parte dei loro amici e mi sono sentita stranamente a casa, anche se io rimango profondamente etero un cuore che ama ama e basta sia che ami omo o che ami etero. Ci sono stati momenti difficili e momenti divertenti.

Fior di Ninfea

Dopo un anno stiamo trovando il nostro equilibrio e la nostra famiglia, anche se giuridicamente divisa, è comunque unita.
Proprio ora sto facendo la torta per la festa del papà. F è da Stefano e Diego e stasera con la complicità di D. organizzeremo una festa del papà a sorpresa… Questi sono momenti impagabili.
Perché la gente si ostina a non capire? perchè questa società è fondata sul farsi la guerra e sull’ingrassare le tasche degli avvocati? A volte penso che odiare è la strada più semplice, non ti obbliga alla fatica di passare tutto ciò che ho passato, non ti costringe a metterti in crisi, non ti fa sentire incompresa dagli altri anzi… Ma la fatica non fatta prima si paga sul lungo periodo….forse ho sudato, pianto, ma ora quel che ho raggiunto, che abbiamo raggiunto, guai a chi me lo tocca!

Morena

postheadericon perchè una nuova associazione LGBT ?

L’Unità di Lunedi 14 febbraio

Liberi Tutti – Delia Vaccarello

Quando Fabrizio Scopri di essere un genitore "exetero"