Archivi categoria: Separazioni e Affido

problematiche relative alle separazioni, affido dei figli, sentenze e giurisprudenza

articolo29

Omogenitorialità: le questioni rilevanti e quelle irrilevanti (nota a Tribunale di Genova, 30 ottobre 2013)

Replichiamo l’articolo apparso sul sito dell’iniziativa articolo29 sul tema dell’affido dei minori in caso di separazioni di genitori di cui uno è dichiaratamente omosessuale.

articolo29

 

Nel commentare il provvedimento del Tribunale di Genova del 30 ottobre 2013(vedi la massima qui) che ribadisce l’orientamento ormai costante in giurisprudenza per cui l’omosessualità del genitore è irrilevante ai fini dell’affidamento dei minori, l’A. ricostruisce il quadro giurisprudenziale di merito e di legittimità, applicativo dei principi dell’interesse superiore del fanciullo e della bigenitorialità, in caso di controversie in ordine all’affidamento della prole, allorquando uno dei due genitori sia omosessuale.

 di Denise Amram

 

 

Il caso e la decisione

La vicenda trae origine da una richiesta di modifica degli accordi di separazione consensuale tra le parti, volta a modificare l’affidamento della figlia ancora minorenne da condiviso a esclusivo in favore della madre, in ragione dell’orientamento sessuale del padre e dell’influenza che la convivenza di quest’ultimo con un uomo avrebbe esercitato nella vita della minore. Il padre resisteva avanzando la medesima richiesta di affidamento esclusivo.

Il Tribunale di Genova osserva che la richiesta di modifica parrebbe essere mossa da una accesa conflittualità tra le parti, confermata dalla minore in sede di ascolto.

Infatti, da un lato, la circostanza della convivenza dell’ex coniuge con un altro uomo era nota già all’epoca della separazione e, dall’altro, il rapporto padre-figlia non è risultato connotato da sopravvenute difficoltà tali da giustificare una modifica delle modalità dell’affidamento. Anzi, la minore parrebbe aver “accettato in modo tranquillo e positivo l’orientamento sessuale del padre, senza particolari problemi e pregiudizi”, descrivendolo come “un uomo attento e premuroso”.

Per tali motivi, il Collegio, invitando le parti a stemperare il conflitto, rigetta entrambe le richieste di affidamento esclusivo della figlia minore e conferma le modalità omologate in sede di separazione consensuale.

 

Irrilevanza dell’orientamento sessuale nella valutazione dell’idoneità educativa del genitore.

Il provvedimento in commento si inserisce nell’ambito di una consolidata giurisprudenza di merito e di legittimità che esclude la rilevanza dell’orientamento omosessuale di uno dei genitori ai fini della determinazione dell’affidamento condiviso della prole[1].

Si ricorderà, infatti, il noto caso del genitore che accusava l’ex moglie di carenze educative per la presunta omosessualità della stessa, che ha dato origine alle pronunce del Tribunale Napoli, 28 giugno 2006[2]Corte di Appello di Napoli, 11 aprile 2007[3] e Cassazione, 18 giugno 2008, n. 16593[4]. Nei tre gradi di giudizio è stato considerato “di per sé irrilevante e giuridicamente neutra sia la condizione omosessuale del genitore di riferimento, sia la circostanza che questi abbia intrapreso relazioni omosessuali[5].

Inoltre, ai fini del perseguimento dell’interesse superiore del fanciullo, la relazione del genitore con un’altra persona rileva soltanto se “sia posta in essere con modalità pericolose per l’equilibrato sviluppo psico-fisico del minore[6], tali da determinare una inidoneità educativa allo svolgimento del ruolo genitoriale, indipendentemente dal genere del nuovo partner. Sulla stessa scia si sono pronunciati tanto il Tribunale di Nicosia, ord. 14 dicembre 2010[7], che il Tribunale di Venezia 19 novembre 2008(inedita)[8], che il Tribunale di Bologna, decr. 15 luglio 2008[9].

La giurisprudenza italiana si allinea così ad un principio enunciato già nel 1999 dalla Corte di Strasburgo nel caso Salgueiro da Silva Mouta c. Portogallo[10], in cui è stata rinvenuta una violazione dell’articolo 8, in combinato disposto con l’art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, da parte della Corte d’Appello di Lisbona che aveva negato l’affidamento della figlia minorenne al genitore sulla base dell’omosessualità di quest’ultimo e della sua convivenza con un altro uomo, definendola come “situazione anomala”.

 

Rilevanza degli atteggiamenti discriminatori ai fini dell’esclusione dell’affidamento.

Coerentemente con i principi resi noti in più occasioni dal Supremo Collegio[11], la sentenza in epigrafe ha escluso che l’accesa conflittualità tra i coniugi possa costituire di per sé un ostacolo all’affidamento condiviso.

Occorre osservare, tuttavia, che la casistica in materia spesso diventa teatro di astiosi tentativi di screditamento dell’ex coniuge.

In tali casi, la giurisprudenza pare rispondere con estrema fermezza, inquadrando atteggiamenti discriminatori come carenze educative del genitore tali da escludere la condivisione delle responsabilità verso i figli minori, giustificando l’affidamento esclusivo all’altro genitore.

A tal proposito una recente pronuncia (Cass. n. 601/2013)[12], nel confermare l’affidamento esclusivo della prole alla madre convivente con un’altra donna, sostiene che alla base della doglianza del ricorrente non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale. In tal modo si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino, che dunque correttamente la Corte d’appello ha preteso fosse specificamente argomentata”.

Non diversamente, la richiamata sentenza Cass. n. 16593/2008 giustifica la decisione di mantenere l’affidamento esclusivo alla madre sulla base dell’inidoneità del padre alla condivisione dell’esercizio della potestà genitoriale in termini compatibili con la tutela dell’interesse primario del minore, in virtù del comportamento gravemente screditatorio della capacità educativa della madre, adottato dal marito con non provate accuse anche di sue relazioni omosessuali”.

Nella stessa prospettiva si pone il decreto del Tribunale dei Minorenni di Catanzaro[13] che ha consideratoimmaturo e pericoloso dal punto di vista educativo” l’atteggiamento del padre, volto a denigrare la madre apostrofandola, con una forte connotazione discriminatoria e offensiva, come drogata e omosessuale.

 

“Rilevanza della irrilevanza” nel più ampio dibattito dei diritti genitoriali alle coppie omosessuali.

L’interesse che suscita l’ennesima conferma dell’irrilevanza dell’orientamento sessuale del genitore, nonché della convivenza di quest’ultimo con una persona dello stesso sesso ai fini dell’affidamento condiviso dei figli, non si dispiega tanto in termini di attuazione dei principi di interesse superiore del fanciullo e bigenitorialità nella crisi familiare, ormai pacificamente recepiti nella casistica successiva all’entrata in vigore della legge n. 54/2006.

Occorre, infatti, leggere la decisione del Tribunale di Genova come ulteriore tassello verso l’affermazione di un principio universale di parità di trattamento dei figli nei diversi modelli familiari di cui la società contemporanea si compone.

Se, infatti, la circostanza che il nucleo familiare originario si ricomponga in seguito alla disgregazione dello stesso in una famiglia omosessuale non influenza di per sé, al pari della ricomposizione in una unione eterosessuale, la possibilità per il minore di crescere, essere educato ed istruito serenamente, a maggior ragione l’assunto dovrebbe trovare conferma allorquando il minore sia frutto di un progetto di vita di una coppia omosessuale.

La questione del riconoscimento delle famiglie omoparentali è stata recentemente affrontata anche in altri sistemi europei: non è un caso che negli ultimi tre anni Portogallo, Francia, Islanda, Danimarca, Inghilterra e Galles abbiano approvato riforme volte ad estendere l’istituto matrimoniale alle coppie omosessuali[14], là dove gli stessi già avevano disciplinato il modello delle unioni registrate, impedendo, tuttavia, almeno nella loro formulazione originale, l’accesso ai cc.dd.parenting rights[15].

Se è vero che l’introduzione del matrimonio omosessuale sia una prerogativa legislativa, come affermato dalla nostra Corte Costituzionale[16], e ribadito dalla giurisprudenza di Strasburgo[17], all’inerzia del nostro legislatore corrisponde una certa vivacità della giurisprudenza a rispondere positivamente alle esigenze via via emergenti nelle diverse compagini familiari, grazie al costante richiamo della tutela dei diritti inviolabili di cui all’art. 2 Cost[18]. Si ricorderà, a tal proposito, il provvedimento del Tribunale per i Minorenni di Milano che nel 2009 aveva sentito la necessità di interpellare la ex compagna omosessuale del genitore della minore nel cui interesse il procedimento ex art. 330 c.c. era stato instaurato, sulla base del fatto che le stesse avessero costituito prima della rottura “uno schema tipicamente familiare[19].

In quest’ottica, considerati altresì gli obiettivi della riforma introdotta con la legge n. 219/2012 -che ha risposto all’esigenza di riconoscere un’assoluta parità tra figli naturali e legittimi- sarebbe forse opportuno ripensare alla questione in una prospettiva di tutela del fanciullo, in modo da garantire una parità di trattamento anche ai figli frutto del progetto di vita di una coppia omosessuale, attraverso il pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali[20].


* Avv. Dr. Denise Amram, Avvocato del Foro di Pisa e Visiting Postdoc Researcher presso University College Dublin, Ireland.

1 Ne discutono, tra gli altri: L. Balestra, Affidamento dei figli e convivenza omosessuale tra “pregiudizio” e interesse del minore, in Corr. Giur., 2013, 7, 893; A. Schuster (a cura di), Omogenitorialità. Filiazione, orientamento sessuale e diritto, Mimesis, 2011 e in particolare: F. Bilotta, Omogenitorialità, adozione e affidamento famigliare, ivi, 163 G. Oberto, Problemi di coppia, omosessualità e filiazioneivi, 2011, 245; M. Gattuso, Orientamento sessuale, famiglia, eguaglianza, in NGCC, 2011, II, 584 ss; P. Fava, La (presunta) omosessualità non è di ostacolo all’affido esclusivo del figlio, in Giur. di Merito, 6, 2007, 1585. Sia, infine, concesso rinviare a D. Amram, Diritto del bambino alla bigenitorialità e genitore omosessuale, in La famiglia e il diritto fra diversità nazionali e iniziative dell’Unione europea, a cura di Amram e D’Angelo, Cedam, 2011, 100 ss.

[2] Tribunale Napoli del 28 giugno 2006, in Giur. di Merito, 2007, 178.

[3] Corte di Appello di Napoli, 11 aprile 2007, in Corr. del merito, 2007, 6, 701.

[4] Cass., 18 giugno 2008, n. 16593, in Fam. e Dir., 2008, 1106 con nota di D. Amram; in Nuova Giur. Comm., 2009, I, 70 con nota di M. Mantovani. La pronuncia costituisce una bussola orientativa per la giurisprudenza applicativa dei principi enunciati dalla legge 54/2006. Si legge, infatti: “nel quadro della nuova disciplina relativa ai “provvedimenti riguardo ai figli” dei coniugi separati, di cui ai citati artt. 155 e 155 bis, come modificativamente e integrativamente riscritti dalla legge n. 54 del 2006, improntata alla tutela del diritto del minore (già consacrato nella Convenzione di New York del 20 novembre 1989 resa esecutiva in Italia con l. n. 176/1991) alla c.d. “bigenitorialità” (al diritto, cioè, dei figli a continuare ad avere un rapporto equilibrato con il padre e con la madre anche dopo la separazione), l’affidamento “condiviso” (comportante l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi ed una condivisione, appunto, delle decisioni di maggior importanza attinenti alla sfera personale e patrimoniale del minore) si pone non più (come nel precedente sistema) come evenienza residuale, bensì come regola; rispetto alla quale costituisce, invece, ora eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo”.

[5] Tribunale Napoli del 28 giugno 2006, cit.

[6] Ibidem.

[7] Tribunale di Nicosia, ord. 14 dicembre 2010.

[8] Tribunale di Venezia, 19 novembre 2008, (inedita) in cui, a fronte della dichiarata omosessualità della madre, convivente con un’altra donna, la CTU ha fugato ogni dubbio circa «l’idoneità della collocazione abitativa presso la madre, che continua a vivere con la nuova compagna. E’ emerso infatti che la signora X è una mamma discretamente attenta nei confronti della figlia, ha una sensibilità per i suoi problemi e pare che abbia il buon senso di limitare le manifestazioni affettuose verso la nuova compagna, la quale è pure stata esaminata dal c.t.u. senza che sia emerso alcunché di negativo nella relazione con la bambina».

[9] Tribunale di Bologna, decr. 15 luglio 2008, in Giur. It., 2009, 1164 con nota di E. Falletti e in Dir. fam. e pers., 2009, 689, con nota di Bianchini.

[10] Corte europea dei diritti dell’uomo, 21 dicembre 1999, ricorso n. 33290/96, inJCP, 2000, I, p. 203, n. 11, Chron., con nota di Sudre e in Corr. giur., 2000, 695.

[11] Da ultimo, Cass. 3 dicembre 2012, n. 21591, in Ilcaso.it.

[12] Cass. 11 gennaio 2013, n. 601 in Fam. e dir, 2012, 570 con nota di F. Ruscello, in Giur. It., 2013, 5 con nota di B. Paparo e in NGCC Civ., 2013, 5, 432 con nota di C. Murgo.

[13] Tribunale dei Minorenni di Catanzaro, 27 maggio 2008, in Fam. e min., 2008, 10, 86.

[14] Portogallo: Lei IX, 31 maggio 2010, inhttp://dre.pt/pdf1s/2010/05/10500/0185301853.pdf; Francia: Loi n. 2013-404, 17 maggio 2013, in http://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000027414540&dateTexte=&categorieLien=id; Inghilterra e Galles: Marriage (Same sex couples) Bill, 18 luglio 2013, inhttp://services.parliament.uk/bills/2013-14/marriagesamesexcouplesbill.html; Islanda: Lög um breytingar á hjúskaparlögum og fleiri lögum og um brottfall laga um staðfesta samvist (ein hjúskaparlög), 22 giugno 2010, inhttp://www.althingi.is/altext/stjt/2010.065.html; Danimarca: Lov om ændring af lov om ægteskabs indgåelse og opløsning, lov om ægteskabets retsvirkninger og retsplejeloven og om ophævelse af lov om registreret partnerskab, 15 giugno 2012, in https://www.retsinformation.dk/Forms/R0710.aspx?id=142282.

[15] Per un approfondimento, ex multis, K. Boele-Woelki – A. Fuchs (eds), Legal recognition of same-sex couples in Europe, Intersentia, Antwerp, 2003; F. Bilotta, Le unioni tra persone dello stesso sesso – Profili di diritto civile, comunitario e comparato, Milano-Udine, 2008; G. Oberto, I diritti dei conviventi. Realtà e prospettive tra Italia e Europa, Padova, 2012.

[16] C. Cost., 15 aprile 2010, n. 138, in Fam. dir., 2010, 653, con nota di Gattuso; inForo it., 2010, 5, 1, 1361 con nota di Romboli, Dal Canto. Allo stesso modo si sono espressi Portogallo, con Trib. Constit.Acórdão n.o 359/2009, in Diário da República, 2.a série — N.o 214 — 4 de Novembro de 2009, p. 44970 e Francia, Conseil Constitutionnel, 2010-92, January 28th 2011: “Aux termes de l’article 34 de la Constitution, la loi fixe les règles concernant «l’état et la capacité des personnes, les régimes matrimoniaux, les successions et libéralités» (…) il est à tout moment loisible au législateur, statuant dans le domaine de sa compétence, d’adopter des dispositions nouvelles dont il lui appartient d’apprécier l’opportunité et de modifier des textes antérieurs ou d’abroger ceux-ci en leur substituant, le cas échéant, d’autres dispositions, dès lors que, dans l’exercice de ce pouvoir, il ne prive pas de garanties légales des exigences de caractère constitutionnel”, available in http://www.conseil-constitutionnel.fr/decision/2011/2010-92-qpc/decision-n-2010-92-qpc-du-28-janvier-2011.52612.html.

[17] Schalk and Kopf v. Austria

[18] Ad es. Tribunale di Milano, 12 settembre 2011, n. 9965, in Riv. it. med. leg., 2012, 341 ss. con nota di Amram.

[19] Trib. Min. Milano, decr. 20 ottobre 2009, in http://www.lider-lab.sssup.it/lider/it/odp/in-evidenza/201-omogenitorialita-e-schema-tipicamente-familiare.html.

[20] Per un approfondimento, si vedano i contributi contenuti nel volume A. Schuster (a cura di), Omogenitorialità, cit.

RGR sulla violenza di genere e sulle discriminazioni per orientamento sessuale

Lo scorso 22 Maggio la ministra alle Pari Opportunità Josefa Idem  ha incontrato le associazioni impegnate nel contrasto alla violenza di genere e sulle discriminazioni per orientamento sessuale

INSIEME PER UNA CONVIVENZA CIVILE

DICIAMO NO ALLA VIOLENZA

di seguito riportiamo l’intervento di Rete Genitori Rainbow su questo tema.

La nostra associazione, Rete Genitori Rainbow, nasce per dare sostegno alle persone che prendono piena consapevolezza della propria omosessualità o della propria identità di genere dopo aver vissuto relazioni eterosessuali, anche durevoli, da cui sono nati dei figli.

Ai pregiudizi in quanto omosessuali o transessuali, per i “Genitori Rainbow”, si sommano difficoltà connesse alla separazione, al rapporto spesso conflittuale con l’ex-partner, alla difficoltà del  coming out con i propri figli, spesso piccoli e quindi considerati da buona parte della rete familiare, e dalla società in genere, “non in grado” di ricevere una rivelazione di questo tipo da parte del proprio genitore, che si somma alla paura che questi figli non possano accettarli per come sono realmente. Fino alla paura che il giudice decida di affidarli esclusivamente all’altro genitore, quello eterosessuale.

Le nostre sono esistenze che si potrebbero definire multiple. Noi genitori rainbow sperimentiamo dapprima la piena integrazione nella società grazie alla creazione di una famiglia con tutti i crismi della “normalità”, quella eterosessuale, l’unica accettata e accettabile (a scapito però del mancato riconoscimento in noi della nostra vera identità che è rinnegata o rimossa più o meno inconsapevolmente), per poi passare dall’altra parte e toccare con mano le discriminazioni derivanti dal nostro diverso orientamento sessuale o diversa identità di genere.

Siamo genitori omosessuali, ma nei nostri vissuti la creazione di una famiglia omogenitoriale propriamente detta non sempre rappresenta la prima priorità: molto spesso infatti, dopo la separazione, si creano legami d’amore anche duraturi con persone dello stesso sesso che non necessariamente sfociano nella coabitazione della nuova coppia con i figli nati dalla relazione etero di uno dei due (o di entrambi). Quando questo accade, tuttavia, quando cioè si crea una famiglia cosidetta “ricostituita”, i problemi si moltiplicano, e alla riprovazione sociale spesso pesantemente avvertita si possono aggiungere violenze. Eclatante è un caso accaduto a Torino nell’autunno dello scorso anno (che notiamo ha ricevuto scarsissima attenzione da parte dei media), subito denunciato da Rete Genitori Rainbow e dalla Rete Lenford: un uomo, ex marito di una donna in quel momento convivente con la propria compagna, ha aggredito quest’ultima spaccandole la testa. Il tutto è avvenuto davanti agli occhi terrorizzati della figlia della donna (e dello stesso aggressore), una bambina di tre anni. (rif. http://www.genitorirainbow.it/comunicato-stampa-non-esistono-violenze-di-serie-a-e-violenze-di-serie-b.html )

Non si tratta di un caso isolato. Diversi sono gli episodi da noi registrati in cui alla violenza di genere si somma la violenza omofobica. Per alcuni uomini sapere di essere stati lasciati per un’altra donna scatena violenze cieche ed incontrollate, che si esercitano contro le ex. A farne le spese sono le donne, ex mogli ed ex compagne, colpite nel loro diritto all’autodeterminazione e nella loro dignità di donne e lesbiche, e i bambini, costretti a vivere in un ambiente dominato dalla paura e dalla violenza, fisica e psicologica. Altre situazioni vedono donne non indipendenti che vivono la gabbia della famiglia con sofferenza, per loro la scoperta di essere lesbiche le immette in un tunnel di ulteriore disagio e sofferenze, da cui a volte con grande fatica riescono a uscire, spesso grazie all’aiuto di associazioni come la nostra, e degli avvocati e psicologi della nostra rete e dei centri donna.

Altra questione importante su cui vorremmo attirare l’attenzione delle istituzioni: le separazioni legali, attraverso le quali tutti, o quasi tutti, i genitori rainbow passano. L’omosessualità del partner è spesso strumentalizzata nei processi di separazione in vista della definizione dell’ammontare degli assegni di mantenimento (rigorosamente al ribasso), ma soprattutto in vista della decisione del tribunale circa l’affido dei figli. Ora la giurisprudenza sta fortunatamente cambiando, ma fino a pochi anni fa il fatto che, all’interno della coppia, la donna o l’uomo avessero avuto o – peggio – avessero in quel momento una relazione omosessuale, anche se stabile, poteva costituire un motivo sufficiente per portare un tribunale a disporre l’affido esclusivo al genitore eterosessuale, in base al pregiudizio corrente secondo il quale le capacità genitoriali di una persona sono in qualche modo inficiate dal proprio diverso orientamento sessuale.

Si tratta di questioni importanti e specifiche della genitorialità “ex-etero” che speriamo che il mondo delle istituzioni prenda in seria considerazione adottando misure adeguate soprattutto nel campo della prevenzione e dell’educazione. Riteniamo che l’omofobia nasca e tragga la propria linfa vitale da una cultura sessista e maschilista. Una cultura dominata di conseguenza dall’eterosessismo che porta molte persone a negare a loro stesse il loro reale orientamento sessuale fino a tarda o tardissima età. Il nostro è un fenomeno in continua ed inesorabile emersione. Sempre più persone stanno trovando il coraggio e la determinazione per uscire dal proprio guscio, accettare finalmente la propria vera natura e dichiararla all’esterno nonostante il pregiudizio corrente che un genitore, per definizione, non può essere omosessuale.

Riteniamo fondamentale una campagna di educazione su base nazionale che parta dalla scuola primaria, perché gli stereotipi di genere e la diffidenza nei confronti degli omosessuali si fissano già in tenerissima età, e che a tale scopo la prima misura da adottare sia una adeguata formazione dei formatori e degli insegnanti. Troppo spesso gli insegnanti non hanno strumenti e la preparazione necessaria non solo per affrontare emergenze di tipo omofobico che possono sorgere in classe, ma anche per trasmettere nella quotidianità della loro attività di docenza corretti principi circa il rapporto tra i generi e l’accettazione dei diversi orientamenti sessuali. Riteniamo fondamentale un lavoro di abbattimento degli stereotipi di genere sessisti, per una diversa visione dei ruoli genitoriali da declinare indistintamente per il genere maschile e femminile. Così come è importante fare emergere l’esistenza di una pluralità positiva delle situazioni familiari così come la dinamicità delle relazioni affettive degli adulti, che i genitori pur se separati possono mantenere intatto il loro ruolo genitoriale, senza che le condizioni di separazione vadano a minimo discapito dei figli.

Allo stesso tempo sollecitiamo interventi di formazione rivolti alle figure professionali che nei tribunali intervengono nelle separazioni a causa omosessuale e transessuale (stimate pari all’11% del totale delle separazioni giudiziali, fonte Associazione Avvocati Matrimonialisti), come anche interventi diretti al personale dei servizi sociali, per prepararlo ad accogliere le richieste di sostegno da parte di genitori omosessuali e transessuali e dei loro  figli e figlie, come pure da parte dei genitori di persone lgbtqi.

Nasce Articolo 29

art.29

Art.29 della Costituzione Italiana

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

 

E’ nato Articolo 29 www.articolo29.it il portale giuridico sui diritti delle persone lgbti e delle loro tutele. (vd. Intro )

OBIETTIVI del portale sono la completezza e l’obiettività, con l’ambizione di divenire un affidabile punto di riferimento per un’adeguata conoscenza giuridica della materia.

Tutto il materiale è scaricabile gratuitamente ed è utilizzabile liberamente indicando l’autore e la fonte (articolo29-www.articolo29.it)

citiamo fra gli altri l’articolo che riporta il commento sulla sentenza Cassazione che riferisce della sentenza riportata al Comunicato RGR  dell’11 Gennaio 2013 

 

I passi legali della separazione

SENZA PAURA IN TRIBUNALE

di Saveria Ricci Avvocato

“Non voglio perdere i miei figli!”.

Era questa la risposta che ci davano molte persone che, timidamente, si concedevano frequentazioni sporadiche in ritrovi gay e lesbiche. Precedeva una lunga e accorata narrazione di quotidiane sofferenze  intrappolate in matrimoni apparentemente perfetti. La risposta era per la nostra domanda “Ma perche’ non ti separi? Se stai cosi’ male….”.

La paura di perdere i figli non era ingiustificata: certe sentenze emesse in giudizi di separazione e divorzio erano piu’ pesanti di quelle dei processi penali e non erano previste condizionali, attenuanti o amnistie. Le pene erano scontate per intero,  da genitori e figli.

Se una moglie o un marito denunciava l’omosessualita’ del proprio coniuge aveva buone probabilita’ di ottenere la separazione per colpa e l’affidamento esclusivo dei figli,  facendone dichiarare la loro assoluta inidoneita’ a svolgere il loro ruolo di genitori.

Negli ultimi anni, se il  Parlamento ci ha relegato come l’unico stato occidentale a tradizione democratica che non riconosca le unioni gay, un coraggioso vento di modernita’ e civilta’ ha fatto volare via dai tribunali pagine di ingiustizia e crudelta’.

Primo da ricordare, il Tribunale di Napoli che sin dal 2006 spiegava che “La contrarietà all’interesse del minore non può certo ritenersi insita nella identità omosessuale del genitore, così come non può esserlo nelle “opzioni politiche, culturali, religiose, che pure sono di per sé irrilevanti ai fini dell’affidamento”, poiché “l’omosessualità, infatti, e beninteso, è una condizione personale, e non certo una patologia, così come le condotte – relazioni omosessuali non presentano, di per sé, alcun fattore di rischio o di disvalore giuridico, rispetto a quelle eterosessuali” .

Nel giugno 2007, la Corte d’Appello di Brescia aggiunge a chiare lettere che una relazione extraconiugale di natura omosessuale “non può essere considerata intrinsecamente grave e tale da far ritenere presunta la lesione del diritto all’integrità personale dell’altro coniuge”

E ancora vanno ricordate le parole con cui il Tribunale di Bologna, nel 2008, ha disposto l’affidamento condiviso di una bambina ad entrambi i genitori, uno dei quali, il padre, dopo anni di matrimonio aveva compreso e coraggiosamente affrontato la propria reale identità sessuale
: “Il semplice fatto che uno dei genitori sia omosessuale non giustifica – e non consente di motivare – la scelta restrittiva dell’affidamento esclusivo”..
Altre e di ben altro tenore sono, tuttavia, le valutazioni che il giudice è chiamato a compiere onde, eventualmente, derogare alla regola generale sancita dall’art. 155 c.c. e disporre l’affidamento monogenitoriale della prole.”

Particolarmente apprezzabile e’ poi la sensibilita’ mostrata dalla pronuncia del Tribunale di Firenze  nel 2009 che non ha esitato a recepire le risultanze di una accurata e coraggiosa CTU: la relazione tecnica, in piena liberta’ da pregiudizi e  attingendo a prestigiose ricerche scientifiche, chiariva come l’omosessualita’ del genitore non danneggi lo sviluppo psico-fisico del minore, dando piena cittadinanza alla definizione dell’omosessualita’ come “variabile naturale del comportamento umano”, fatta propria dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ dal lontano 17 maggio 1990. Precisa anche che Non vi sono controindicazioni a rivelare l’omosessualità paterna alla prole, rivelazione che, da parte della coppia genitoriale, è ritenuta da entrambi necessaria. La letteratura in merito conferma la necessità di informare i figli prima possibile .”

La strada e’ ancora lunga e piena di difficolta’, una parte della paura sicuramente resta ed e’ ragionevole: la separazione non e’ mai una vicenda semplice.

Tuttavia, con questi giudici le aule di tribunali diventano luoghi di confronto per persone di pari dignita’: l’augurio per chi vi entra e’ “Coraggio e consapevolezza dei vostri diritti!”

Avv. Saveria Ricci

Rete Lenford avvocatura peri i diritti LGBT