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Intervista di GaiaItalia a Cecilia d’Avos
Gaia italia ha pubblicato l’intervista a Cecilia d’Avos cofondatrice e copresidente di RGR.
http://www.gaiaitalia.com/2013/02/gaiaitalia-com-intervista-a-cecilia-davos-presidente-della-rete-genitori-rainbow/
Gaiaitalia.com: Intervista a Cecilia d’Avos, co-presidente della Rete Genitori Rainbow
gaiaitalia.com - 12 febbraio 2013
Sull’omogenitorialità in Italia ne abbiamo sentite tante, ne abbiamo lette tante, che volevamo parlare con alcuni protagonisti di questa dura battaglia per l’uguaglianza di tutti. La Rete Genitori Rainbow, la sua co-presidente Cecilia d’Avos, hanno accettato il nostro invito e hanno risposto alle nostre domande, poste con lo spirito di comprendere e far comprendere cosa significa l’omogenitorialità in Italia nella vita quotidiana.
L’intervista:
Innanzitutto è chiaro che le persone a cui vi rivolgete come associazione di famiglie omogenitoriali non sanno nulla di voi… Aiutiamole.
Cecilia d’Avos: Rete Genitori Rainbow è una associazione di genitori, ancor prima che di famiglie, ed in particolare si rivolge alle madri e ai padri, omosessuali e trans con figli da precedenti relazioni etero. RGR nasce per supportare i genitori LGBT nel proprio percorso di consapevolezza. Per conoscerci meglio ci sono tanti modi: visitare il sito internet www.genitorirainbow.it che è una miniera di informazioni e testimonianze, entrare in contatto con noi tramite Twitter e Facebook, partecipare agli incontri di accoglienza: gli “RGRday” che organizziamo nelle principali città (il prossimo è il 24 febbraio). In particolare, per i “genitori rainbow” e i loro compagni abbiamo creato un forum gratuito e anonimo (www.genitorirainbow.it/forum), dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto, seminari con psicologi specializzati e anche una Linea telefonica di ascolto (i volontari rispondono il lunedi dalle 20.30 al numero 06-991.96.976) .
In questo paese c’è l’abitudine di giudicare prima – soprattutto quando non si conosce – e decidere sulla base di un pregiudizio. I vostri figli come vivono tutto questo?
Cecilia d’Avos: I nostri figli sono nati in un contesto eterosessuale, e il nostro coming out verso di loro può avvenire in età diversissime: alcuni genitori hanno detto di sé quando i figli erano ancora molto piccoli, altri invece, per paura o perché loro stessi hanno preso consapevolezza in età più avanzata, hanno fatto coming-out a figli ormai adolescenti. I nostri figli, quando vengono a conoscenza dell’identità/orientamento del loro genitore, iniziano a prendere le misure con il pregiudizio diffuso che ci circonda.
Sicuramente nelle scuole c’e’ bisogno di formazione per tutto il personale, che spesso non è preparato di fronte ai nostri temi. Rete Genitori Rainbow sta iniziando ad operare, assieme ad altre associazioni, anche sul versante della scuola. Devo dire però che in molti casi sono i ragazzi stessi, soprattutto i più grandi, a intervenire a scuola e con gli amici sui temi della discriminazione e dell’omosessualità, controbattendo chi ragiona in termini aprioristici.
E voi come vivete tutto questo?
Cecilia d’Avos: i genitori all’inizio del percorso di consapevolezza sono spesso schiacciati dalla paura e dai quei pregiudizi di cui parlavamo. Per arrivare alla visibilità in famiglia è necessario un percorso di empowerment, ed è proprio questo uno dei principali obiettivi della nostra associazione: offrire gli strumenti per arrivare a una maggiore consapevolezza della propria condizione di omosessuale o trans e del proprio ruolo genitoriale. L’esperienza ci ha fatto vedere come i genitori che arrivano a parlare con sincerità ai figli e alle altre figure affettivamente importanti si sentono sollevati da un peso, e più forti di fronte allo stigma e al pregiudizio. Nel mio caso, ad esempio, il rapporto con mia figlia è migliorato dopo che ho fatto coming-out. Confesso che siamo veramente soddisfatti del lavoro che stiamo svolgendo con Rete Genitori Rainbow e dei feedback che ci arrivano.
Negli USA al momento della visibiltà delle prime famiglie omogenitoriali il bullismo nelle scuole si manifestava attraverso l’epiteto di FAG BABY, orribile, ma efficace… In Italia com’è la situazione?
Cecilia d’Avos: purtroppo il bullismo omofobico è una realtà ed è veramente un cancro da estirpare. Può colpire i ragazzi che si allontanano, con i loro comportamenti, dalla norma (pensiamo al caso tristemente famoso del quindicenne “con i pantaloni rosa”, che è arrivato a togliersi la vita qualche mese fa a Roma), ma anche i figli di persone omosessuali possono essere bersaglio di scherno. Come dicevo prima, la scuola è un altro dei temi importanti su cui Rete Genitori Rainbow sta lavorando sul territorio.
Come mai parlano di rispetto della famiglia personaggi che di famiglie ne hanno più di una, hanno diverse amanti e sono moralisti solo quando si parla degli altri? Come dialogate con questa gente?
Cecilia d’Avos: Spesso chi si erge a moralista è il primo a non comportarsi secondo le stesse norme che declama, ma il metodo “Boffo” (direttore dell’Avvenire sula cui omosessualità Feltri aveva rivelato indiscrezioni), ovvero gettare fango sull’interlocutore, non ci appartiene. I genitori omosessuali esistono e sono genitori come gli altri: buoni e meno buoni. Noi vogliamo sottolineare questa realtà con le nostre vite e con i tanti autorevoli studi che sono stati fatti sulla materia. Non ci serve scendere al livello dei nostri detrattori.
Si parla anche spesso di tutela del bambino, quando di fatto si circonda il bambino del pregiudizio legato a tutto ciò che “non avrebbe” senza vedere ciò che invece “ha…”
Cecilia d’Avos: L’idea che il bambino abbia bisogno di una coppia genitoriale composta da persone di sesso diverso e’ ampiamente smentita dai fatti e dagli studi. I figli crescono benissimo con “genitori singoli”, come spesso accade anche nel mondo eterosessuale, quando dopo una separazione uno dei genitori si eclissa oppure quando uno dei due muore. Ma crescono bene anche quando le figure di riferimento sono dello stesso sesso. Le ricerche che lo confermano sono ormai tante e autorevoli.
Il vostro impegno futuro in un paese dove le coppie dello stesso sesso non godono di alcun diritto sembra quasi una battaglia alla Don Chisciotte…
Cecilia d’Avos: Mentre Obama parla della piena parità “con le sorelle lesbiche e i fratelli gay”, mentre in Francia e in Inghilterra il matrimonio egualitario diventa legge, da noi i politici sono ancora ad una timida promessa di diritti per le coppie di fatto. Siamo indietro rispetto agli altri paesi evoluti, ma non ci scoraggiamo: nemmeno troppi anni fa i divorziati erano guardati con sospetto e i loro figli portavano uno stigma, qualche anno ancora prima alle donne era preclusa la carriera in magistratura, solo per fare due esempi. Voglio pensare che non sia una battaglia alla Don Chisciotte, e ritengo si stiano facendo passi importanti per affermare in Italia un pensiero laico su questi temi.
I vostri figli vengono da precedenti relazioni, come avete loro spiegato la nuova situazione? 
Cecilia d’Avos: Come dicevo, è importante che il genitore faccia un percorso di consapevolezza, scrollandosi di dosso un po’ delle inevitabili paure iniziali, anche per essere pronto anche a sostenere i figli di fronte a questo cambiamento. Fare coming-out solo per togliersi un peso di dosso può non rivelarsi la scelta migliore. Per questo Rete Genitori Rainbow organizza incontri e anche seminari con psicologi specializzati, l’ultimo si intitolava proprio “Dire, non dire: figlie, figli e coming-out”. Abbiamo constatato che, a dispetto delle paure che ci frenavano, la relazione genitore-figlio va a migliorare dopo che la si impronta alla sincerità. Ovviamente non ci sono ricette sul come e quando affrontare l’argomento, anche se molti psicologi invitano a parlarne serenamente ai figli quando ancora sono piccoli. Per quanto riguarda me, il coming-out a mia figlia è un momento che oggi ricordo volentieri: aveva 14 anni e mi chiese a bruciapelo se fossi lesbica. Ero nel mezzo di una difficile separazione legale, ma decisi di non mentirle. Dopo aver parlato a lungo e averle fatto vedere le foto del Pride, mi disse una frase che non dimentico: “Mamma, sono orgogliosa di te perché vuoi essere te stessa anche se è difficile”. Oggi Francesca ha quasi vent’anni e ha partecipato, assieme al suo ragazzo, al Roma Pride per sostenere Rete Genitori Rainbow.
Da dove viene il pregiudizio che famiglia omogenitoriale = figli omosessuali (a parte dall’idozia, che è palese)…
Cecilia d’Avos: è un pregiudizio che fonda le radici nell’idea che l’omosessualità sia”contro natura”, una sorta di malattia… e per di più contagiosa! C’è da ripetere fino alla nausea che, come ha affermato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’omosessualità è semplicemente una “variante” della sessualità umana. I nostri figli saranno omosessuali o eterosessuali nella stessa misura in cui lo è la popolazione in generale. E’ vero piuttosto che i figli di persone omosessuali si dimostrano aperti e accoglienti verso ogni diversità, e questo, da madre, mi sembra sinceramente un ottimo risultato educativo!
Cosa manca a questo paese per essere un paese civile sul tema dei diritti di tutti?
Cecilia d’Avos: Servono leggi che non siano elemosine, che non releghino i nostri diritti a una questione di serie B. Serve il matrimonio egualitario, la possibilità di adottare per singoli e per tutte le coppie. Servono le stesse tutele, in termini formali e sostanziali, di cui godono le persone eterosessuali. Ma abbiamo bisogno anche di fare tanta cultura laica, per smantellare il pregiudizio che i vertici della chiesa cattolica contribuiscono a diffondere.
C’è una storia di ordinaria discriminazione che volete o potete raccontarci?
Cecilia d’Avos: preferisco parlare di una storia di ordinaria giustizia, che ci riguarda molto come “genitori rainbow”, piuttosto che buttarla sul vittimistico. In una recente sentenza di separazione giudiziale a causa omosessuale, il padre aveva chiesto l’affido esclusivo dei figli perchè la madre aveva una relazione con una donna. Il giudice ha ribaltato la questione, stabilendo che i figli fossero invece affidati alla madre perché sarebbe stato negativo per loro vivere con un padre così omofobo! Questo anche per dire che i giudici sono spesso molto più avanti dei legislatori, e che la prima paura dei genitori omosessuali (quella di perdere i figli) è largamente smentita dai più recenti orientamenti giurisprudenziali.
In conclusione, quanto lavoro c’è ancora da fare?
Cecilia d’Avos: Il lavoro da fare è tanto, ed è su piani differenti. C’e’il sostegno alla persona-genitore, che è la nostra prima mission. Ma c’è anche un gran lavoro da fare con le istituzioni, con la cultura, e a livello politico. E di certo Rete Genitori Rainbow non si tira indietro su nessuno di questi fronti.
Cecilia d’Avos vive a Roma e ha 52 anni. Separata con due figli maggiorenni, lavora nei servizi informatici di una grande azienda. E’ co-presidente e co-fondatrice dell’associazione Rete Genitori Rainbow (www.genitorirainbow.it). Ha fatto parte del Coordinamento delle “Cinque Giornate Lesbiche” ed è attiva nell’associazionismo LGBT.
L’amore non fa differenze – Mantova 10 Febbraio 2013
Si è svolto ieri a Mantova la cerimonia simb0lica del matrimonio di 50 coppie gay e lesbiche per rivendicare il diritto di amare e di potersi sposare anche per le coppie dello stesso sesso
numerosi gli articoli sulla manifestazione a cui ha partecipato anche una coppia di socie Rete Genitori Rainbow, Loredana e Marcella.
Link: Video presentazione matrimoni e Galleria Foto
Rassegna Stampa
http://www.giornalettismo.com/archives/761325/mantova-matrimonio-gay/
Un “matrimonio gay” per modo di dire, ma non per questo meno emozionante. Davanti a 500 selezionatissimi invitati, sessanta coppie gay si sono sposate oggi davanti al Castello di San Giorgio di Mantova, simbolicamente all’altezza della camera degli sposi del Mantegna. Una ventina di attivisti di estrema destra (arrivati con un corteo inatteso aperto dallo striscione “matrimonio gay, funerale d’Italia”) ha tentato invano, domenica mattina, di rovinare la festa ai presenti. Ma, riferisce il Corriere, gli applausi di festa hanno superato le urla omofobe e i petardi di Forza Nuova.
MANTOVA E I MATRIMONI GAY – In una mattinata rigida ma soleggiata, cento persone provenienti per lo piu’ dal nord Italia e la meta’ dal mantovano, si sono sposate, seppur in modo simbolico, con la formula del rito civile. Ad officiare il rito quattro esponenti politici del centrosinistra, giacche’ nessuno del centrodestra, che amministra la citta’, ha inteso partecipare. Vi dichiariamo uniti in matrimonio: la fatidica frase e’ stata pronunciata dal sindaco di Pegognaga Dimitri Melli, l’unico Comune con Viadana ad avere istituito nel mantovano il registro delle unioni civili, l’ex sindaco di Mantova e ora consigliere comunale del Pd, Fiorenza Brioni, l’assessore provinciale del Sel Elena Magri e il capogruppo del Pd in Comune a Mantova Giovanni Buvoli. Ognuno di loro ha letto gli articoli del codice civile che contempla diritti e doveri per i coniugi. Dopo la dichiarazione collettiva di amore eterno, ogni coppia e’ andata da uno dei quattro officianti per apporre le firme sul certificato di matrimonio che e’ poi stato rilasciato al termine del rito. Ovviamente, senza alcun valore legale ma con un grande significato simbolico.
LA CELEBRAZIONE – La celebrazione, organizzata da Arcigay Mantova si inserisce nell’ambito delle iniziative sia locali che nazionali che l’associazione sta organizzando per la promozione dei diritti di gay, lesbiche e trans con la campagna di tempo scaduto che vuole sollecitare i cittadini e i candidati sui temi dei diritti civili e di libertà. “E’ stato molto emozionante, ho visto persone commosse, la partecipazione della città è andata oltre ogni più rosea previsione. Sono arrivate famiglie da Lombardia, Emilia romagna, Veneto… In piazza c’erano centinaia di persone e decine di associazioni: Arcigay, Arci, Agedo, Amnesty, Cgil… Hanno letto alle coppie gli articoli del codice civile del rito del matrimonio e chiesto alle coppie omosessuali e eterosessuali di scambiarsi un sì quale promessa di matrimonio l’Assessore alla Provincia per le Pari Opportunità Elena Magri, due Consiglieri comunali del Partito democratico Giovanni Buvoli e Fiorenza Brioni, ex sindaco della città. Dimitri Melli sindaco del Comune di Pegognaga, un comune che ha istituito il registro delle unioni civili, si è presento alle celebrazioni simboliche con la fascia tricolore”, dichiara un soddisfatto Davide Provenzano, presidente Arcigay Mantova.
http://www.quibrescia.it/cms/2013/02/09/trentini-sel-domenica-a-mantova-per-lamore-non-fa-differenze/ù
Trentini (Sel) domenica a Mantova per “L’amore non fa differenze”
(red.) Domenica 10 Febbraio alle ore 11 oltre 70 coppie gay ed etero si ritroveranno ai piedi del torrione della Camera degli sposi, a Mantova per promettersi o rinnovare la promessa di volersi unire in matrimonio civilmente.
“Come candidato al Consiglio regionale della Lombardia per Sinistra Ecologia e Libertà nel collegio di Brescia parteciperò con Stefano, il mio compagno, a tale atto simbolico” A parlare è Luca Trentini, candidato al Consiglio regionale lombardo per Sinistra Ecologia e Libertà.
“Con questo gesto di sensibilizzazione civile, organizzato da Arcigay Mantova “La Salamandra”, rivendicheremo la necessità di una reale uguaglianza fra le cittadine e i cittadini della Repubblica e richiederemo il pieno riconoscimento del valore sociale di ogni famiglia fondata sull’amore, indipendentemente dall’orientamento sessuale di chi la compone”.
“Le famiglie omosessuali”, ha aggiunto Trentini, “non hanno bisogno di soluzioni mediate, devono vedersi garantire, a fronte di uguali doveri, gli stessi identici diritti e possibilità già goduti dal resto della popolazione. E ciò significa matrimonio civile per tutte e tutti, così come recentemente accaduto in Francia ed Inghilterra”.
La cerimonia simbolica sarà officiata da Elena Magri, assessore alle Pari Opportunità e Politiche di coesione sociale della Provincia di Mantova, Candidata alla Camera per Sinistra Ecologia e Libertà, e da Giovanni Buvoli, capogruppo PD in Consiglio Comunale a Mantova.
“L’invito a tutte le coppie, alle cittadine e ai cittadini che condividono questa battaglia di civiltà”, ha concluso il candidato bresciano di Sel, “è di partecipare a questa iniziativa e testimoniare con un atto simbolico il proprio sostegno alla battaglia di parità e uguaglianza per una società inclusiva e solidale”.
Il raduno dei partecipanti è previsto per le 10,30 e l’inizio della cerimonia alle ore 11.
Partner della manifestazione saranno Arci, Amnesty International, CGIL, Agedo, Rete Genitori Rainbow, Famiglie Arcobaleno, Vicenza Pride, Playarte Comunication.
http://www.radiolombardia.it/rl/news.do?id=45620
11-02-2013 09:43
Nozze gay, cerimonia simbolica a Mantova
Non è il balcone di Giulietta simbolo dell’amore eterno che si trova nella vicina Verona, ma, ugualmente, quello dell’appartamento di Isabella d’Este, nel castello di San Giorgio a Mantova, sotto cui ieri mattina cinquanta coppie gay si sono simbolicamente unite in matrimonio, per chi si batte in difesa dei diritti di tutti ha una sua valenza non solo storico-artistica. In quelle suggestive stanze dette la Grotta di Isabella, Leonardo da Vinci, storicamente tollerante verso l’omosessualità, alla fine del Quattrocento fece il ritratto a carboncino all’acculturata moglie di Francesco Gonzaga. In una mattinata rigida ma soleggiata, cento persone provenienti per lo più dal nord Italia e la metà dal mantovano, si sono sposate, seppur in modo simbolico, con la formula del rito civile. Ad officiare il rito quattro esponenti politici del centrosinistra, giacché nessuno del centrodestra, che amministra la città, ha inteso partecipare. Vi dichiariamo uniti in matrimonio: la fatidica frase è stata pronunciata dal sindaco di Pegognaga Dimitri Melli, l’unico Comune con Viadana ad avere istituito nel mantovano il registro delle unioni civili, l’ex sindaco di Mantova e ora consigliere comunale del Pd, Fiorenza Brioni, l’assessore provinciale del Sel Elena Magri e il capogruppo del Pd in Comune a Mantova Giovanni Buvoli. Ognuno di loro ha letto gli articoli del codice civile che contempla diritti e doveri per i coniugi. Dopo la dichiarazione collettiva di amore eterno, ogni coppia è andata da uno dei quattro officianti per apporre le firme sul certificato di matrimonio che è poi stato rilasciato al termine del rito. Ovviamente, senza alcun valore legale ma con un grande significato simbolico ha sottolineato Davide Provenzano, presidente dell’Arcigay la Salamandra di Mantova, promotore dell’iniziativa e anche lui, per la cronaca, tra gli sposi. “Con questa manifestazione – ha aggiunto Provenzano – chiediamo un’iniziativa legislativa che legittimi i matrimoni gay. Il registro delle unioni civili, infatti, non ci basta più perché è un modo quasi di ghettizzarci ancora di più”. La giornata di festa è stata turbata da un gruppo di Forza Nuova che si è avvicinato minaccioso, con cartelli recanti scritte omofobe e fumogeni, per contestare il raduno gay. Le forze dell’ordine hanno impedito il contatto e tutto si è risolto con alcuni momenti di tensione ma senza incidenti.
P.F.
Il Convegno di Genova su Transgenitorialità Omogenitorialità
il 3 Novembre scorso a Genova si è tenuta la tavola rotonda sulla genitorialità transessuale ed omosessuale organizzata dalle associazioni Genovagaya e Rete Genitori Rainbow, in collaborazione con Rete Lenford e Ireos ( link )
Sono oggi disponibili gli interventi dei relatori, la discussione della tavola rotonda e le domande ed interventi dal pubblico.
la galleria di immagini
Di seguito le presentazioni che sono state illustrate nel convegno dai relatori
RGR in breve
Informazioni sulle principali iniziative e servizi di Rete Genitori Rainbow, genitori Lesbiche gay bisessuali e trans con figli da relazioni etero.
tutti i Lunedi dalle 21:30 alle 23:30 consultare il calendario RGR per eventuali variazioni |
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Sono attivi i Gruppi Genitori Rainbow di Torino, Genova, Milano, Nord Est, Emilia Romagna, Toscana e Roma. Entra in contatto con le varie comunità nazionali e locali sul Forum RGR www.genitori rainbow.it/forum. Per informazioni e per costituire un nuovo gruppo nella tua città scrivici a info@genitorirainbow.it. |
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Cosa dimostrano davvero le ricerche di Mark Regnerus
E’ del tutto distorto l’uso che viene fatto dei risultati della ricerca Regnerus.
Le numerose critiche sollevate evidenziano una totale parzialità nel proporre una ricerca che non considera un campione significativo di figli di omosessuali ma si limita a un sottogruppo, magari rilevante numericamente, di figli di persone che hanno avuto esperienze saltuarie sessuali con persone del proprio genere, o persone che hanno avuto relazioni non durature.
In tale ricerca si evidenzia infatti come i figli, i cui genitori hanno avuto esperienze omosessuali saltuarie e non inserite in una relazione affettiva durevole, possono sviluppare problemi e difficoltà; sembrano esclusi dal campione o nettamente minoritari i figli di persone omosessuali che abbiano sviluppato una immagine positiva di sé superando l’omofobia interiorizzata e che vivono in piena consapevolezza e trasparenza il loro orientamento sessuale.
Fa specie che persone che si dichiarano preparate come il pediatra di Mauro della SIPPS, comparso svariate volte in televisione nelle ultime settimane, vantino lo studio come pretesa di nuova verità, quando numerosi studi precedenti, quelli si scientificamente provati ed universalmente riconosciuti hanno portato alle dichiarazioni ben note delle associazioni di psicologi e pediatri americani che assolvono e dimostrano che i figli di omosessuali non hanno nessun svantaggio o problema per il fatto di essere figli di omosessuali. (cfr ad esempio APA Policy Statement on Sexual Orientation, Parents & Children, American Psychological Association, July 28 & 30, 2004. Retrieved on 04-06-2007. )
L’ articolo qui riportato evidenzia le contraddizioni e la confusione a nostro avviso volute e ricercate della ricerca Regnerus: quando non si può dimostrare una tesi si cerca di inquinare l’opinione pubblica dando estendendo una evidenza su un campione parziale a fenomeno di tipo generale, ragionamento questo che è alla base non della scienza ma del pregiudizio.
( articolo tradotto da Rete Genitori Rainbow)
Una revisione editoriale riconosce che un controverso studio sull’omogenitorialità contiene gravi errori
July 26, 2012, 10:57 pm
Tom Bartlett
Il processo di “peer-review” non è riuscito ad identificare gli errori significativi – tali da invalidarne il contenuto — di uno studio controverso e largamente diffuso sulla capacità genitoriale delle coppie omosessuali, secondo una procedura di revisione interna i cui risultati saranno resi disponibili nel numero di novembre della rivista Social Science Research che l’ha originariamente pubblicato.
Una bozza della relazione conclusiva è stata fornita al The Chronicle dagli editori della rivista, ed è estremamente critica, cita conflitti di interesse tra i recensori ed afferma che “vi sono esperti che non hanno ricusato di partecipare al processo di recensione pur sapendo che avrebbero dovuto”.
Lo studio, intitolato: “ Quanto sono diversi da adulti i figli di genitori che hanno relazioni omosessuali?” è stato oggetto di numerosi articoli sulla stampa e sui blog fin da quando è stato pubblicato il mese scorso. E’ stato utilizzato dagli oppositori del matrimonio omosessuale per difendere la loro posizione ed è stato contestato dagli attivisti per i diritti LGBT come erroneo e parziale.
Mark Regnerus, autore dello studio e professore associato di sociologia all’Università del Texas a Austin è comparso persino sulla copertina del Weekly Standard, legato alla ruota della tortura e circondato da carnefici mascherati.
James D. Wright, editore del Social Science Research, è stato fatto oggetto – tanto quanto Regnerus, — di una marea di contestazioni a causa dell’articolo. Su suggerimento di un altro accademico, Wright, che è professore di sociologia alla University of Central Florida, ha affidato ad un membro del comitato editoriale della rivista — Darren E. Sherkat, professore di sociologia alla Southern Illinois University di Carbondale—il compito di esaminare come lo studio è stato gestito.
Sherkat ha avuto accesso a tutte le recensioni e a tutta la corrispondenza relativa all’articolo, e gli sono stati comunicati i nomi dei recensori. Secondo Sherkat lo studio di Regnerus non avrebbe mai dovuto essere pubblicato. In un’intervista la sua valutazione sulla qualità dello studio è stata sintetica: “Tutte stronzate”.
Tra i problemi identificati da Sherkat vi è stata la definizione data nello studio di “madri lesbiche” e “padri gay”, un punto che è stato oggetto di molte critiche pubbliche. Una donna poteva essere identificata come “madre lesbica” nello studio se aveva avuto una relazione con un’altra donna in qualunque momento dopo la nascita dei figli, indipendentemente dalla durata della relazione o dal fatto che il figlio fosse allevato dalle due donne come una coppia.
Sherkat ha dichiarato che solo questo fatto avrebbe dovuto impedire immediatamente che l’articolo fosse considerato per la pubblicazione.
Nella relazione, Sherkat scrive che il sistema di “peer-review” ha fallito a causa sia dei pregiudizi che della disattenzione dei recensori. Tre su sei recensori, a quanto afferma, sono oppositori dichiarati del matrimonio omosessuale. Per di più, scrive sempre Sherkat, i recensori avevano collegamenti con Regnerus e probabilmente questi legami hanno influito sulla loro opinione.
In un’intervista ha rifiutato di dare maggiori dettagli, dicendo che era obbligato a proteggere le loro identità. “Ovviamente” ha concluso “i recensori non hanno fatto un buon lavoro”.
Al tempo stesso, Sherkat ha espresso comprensione per i recensori oberati da un eccesso di lavoro e propensi a fare analisi troppo superficiali. A causa di come è stato scritto lo studio, ha detto, era facile lasciarsi sfuggire la definizione data da Regnerus di “madre lesbica” e “padre gay”. Se un recensore fosse saltato direttamente ai dati statistici poteva essere facilmente indotto a credere che i ragazzi lì descritti fossero stati effettivamente allevati da coppie gay o lesbiche per una parte significativa della loro infanzia.
In realtà solo due degli intervistati avevano trascorso con una coppia lesbica la loro intera infanzia, mentre la maggior parte non aveva vissuto con genitori omosessuali per lunghi periodi o addirittura per nulla.
L’informazione su come i genitori sono classificati è contenuta nello studio. Regnerus ha scritto che ha scelto quelle definizioni “per brevità e per evitare di addentrarsi in interminabili dibattiti sugli orientamenti fissi o fluidi”. Sherkat, d’altra parte, ha definito la presentazione dei dati “estremamente fuorviante”. Scrive Sherkat: “I recensori hanno costantemente minimizzato o ignorato il fatto che lo studio non esaminava i figli di coppie chiaramente identificabili come omosessuali, e nessuno di loro ha evidenziato che i dati provenienti da ricerche di marketing erano inadatti ad una rivista di elevata qualità scientifica”.
Sherkat ha avuto anche parole molto dure per un articolo di accompagnamento di Loren D. Marks, professore associato di scienza della famiglia, dell’infanzia e dei consumatori alla Louisiana State University di Baton Rouge. comparso sullo stesso numero. Marks ha scritto una recensione degli articoli che sono stati pubblicati sui figli di coppie omosessuali, criticando gli autori per vari errori metodologici tra cui l’uso di “campioni convenientemente piccoli”.
“E’ una volgare meta-analisi degli studi nel campo” ha scritto, “inadatto ad una rivista che pubblica ricerche quantitative originali”. Sherkat, in un’intervista, ha aggiunto che Marks non ha fatto una vera meta-analisi degli studi, ma ne ha semplicemente riassunto i risultati. Il professor Marks non ha rilasciato commenti.
Nonostante ciò, Sherkat non ha riscontrato che le normali procedure della rivista siano state disattese o che la pubblicazione dell’articolo di Regnerus fosse stata affrettata come alcuni critici avevano sostenuto Ha anche vigorosamente difeso Wright, l’editore: “se fossi stato al posto di Wright”, ha detto, “avrei potuto facilmente prendere le stesse decisioni”.
Secondo Sherkat, poiché le recensioni erano state unanimemente positive, Wright non aveva molte altre scelte oltre a procedere con la pubblicazione. Dichiara inoltre. “La mia revisione del processo editoriale degli articoli di Regnerus e Marks non ha evidenziato violazioni grossolane delle procedure editoriali. Gli articoli sono stati sottoposti alla “peer-review”, e gli esperti selezionati erano del tipo che ci si aspetta per un articolo della Social Science Research su questi argomenti.”
Quanto all’accusa che Wright abbia assecondato un complotto reazionario, come alcuni hanno detto, Sherkat la definisce “ridicola”.
Sherkat è stato uno dei primi critici dello studio, anche prima di essere scelto per condurre la revisione. Ha inoltre dichiarato in un’intervista di “avere poco rispetto dei conservatori religiosi” e di credere che Regnerus ed altri studiosi conservatori difendano un’agenda politica nei loro studi accademici. In un articolo pubblicato l’anno scorso ha scritto di quanto la religione e la convinzione politica influenzino l’opinione sul matrimonio omosessuale.
“Bisognerebbe riflettere sugli studiosi conservatori che ricevono finanziamenti importanti da fondazioni reazionarie” scrive nella relazione “per fare affermazioni incendiarie sull’adeguatezza dei genitori LGBT, e le pubblicizzano al momento giusto per creare una polemica politica alla vigilia delle elezioni presidenziali di quest’anno”.
Sherkat considera Regnerus “un brillante giovane studioso” e anni fa gli scrisse una lettera di raccomandazione. Crede però che Regnerus – che conosce da venti anni – abbia deciso molto tempo fa di usare il suo lavoro scientifico per fare propaganda conservatrice, e che questo lavoro ne sia la prova. Regnerus ha scritto in un blog di essere “ad un punto della mia carriera in cui mi interessa poco di compiacere i miei colleghi”.
Regnerus ha rifiutato di rilasciare un’intervista, citando il fatto che la University of Texas sta ancora investigando sull’articolo. Ma quando gli è stato chiesto via e-mail se Sherkat fosse un arbitro imparziale in questa vicenda, ha risposto: “E’ stato nominato per eseguire la revisione. Non farò commenti sulla sua imparzialità o meno”.
Wright, l’editore, ha fornito al The Chronicle una bozza della sua risposta alla controversia che apparirà sul numero di novembre della sua rivista. Scrive che due dei sei revisori erano consulenti stipendiati dalla New Family Structures Study, che è parte in causa in questo studio (inoltre, due dei tre commentatori dell’articolo erano stati consulenti pagati dello studio, un fatto che è stato divulgato al momento della pubblicazione).
Wright ammette che i recensori lo avevano informato e gli avevano assicurato che questo non avrebbe influenzato la loro opinione, e sostiene di aver fiducia che i suoi recensori “depositino le loro armi ideologiche all’ingresso degli arbitri”. Osserva anche che non è raro per gli studiosi essere stati consulenti di uno studio in qualche fase del progetto e di recensirlo poi alla fine.
Wright ha perso molte notti di sonno dopo la pubblicazione dello studio di Regnerus e ha ricevuto un flusso costante di e-mail di contestazione sia da colleghi che da estranei. Nella sua risposta scrive che le accuse di aver cercato di favorire l’omofobia sono “dolorose ed assurde” e afferma di essere un sostenitore dei diritti civili di gay e lesbiche tanto quanto i critici dell’articolo.
Nella sua relazione Sherkat rivela che i recensori dichiararono che l’articolo avrebbe generato “enorme interesse”. Un grande interesse provoca citazioni e download, che sono misure dell’importanza di una rivista. Maggiore l’impatto degli articoli, maggiore è il prestigio, e Wright riconosce di essere stato eccitato dall’interesse che l’articolo avrebbe indubbiamente generato, e si chiede, guardando indietro, se “forse questa prospettiva ha fatto sì che fossi inattento ad alcuni dettagli che avrei dovuto tenere maggiormente d’occhio”.
Tanta frenesia è stata incoraggiata del supporto unanime di tutti i recensori. Come ha scritto Sherkat: “E’ ingiusto pretendere che Wright si accorgesse dei segnali di allarme, visto che nessuno dei recensori ne aveva dato alcuno”.
Wright sottolinea – come Regnerus stesso ha scritto – che i risultati dello studio potevano anche essere letti in supporto del matrimonio omosessuale, perché sembravano indicare che famiglie più stabili producono figli con meno problemi. “Questo a me non sembra omofobia spicciola” osserva Wright nella sua risposta, “sembra una deduzione perfettamente ragionevole”.









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