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Archivio di luglio 2012

postheadericon Cosa dimostrano davvero le ricerche di Mark Regnerus

E’ del tutto distorto l’uso che viene fatto dei risultati della ricerca Regnerus.

 

 

Le numerose critiche sollevate evidenziano una totale parzialità nel proporre una ricerca che non considera un campione significativo di figli di omosessuali ma si limita a un sottogruppo, magari rilevante numericamente, di figli di persone che hanno avuto esperienze saltuarie sessuali con persone del proprio genere, o persone che hanno avuto relazioni non durature.

In tale ricerca si evidenzia infatti come i figli, i cui genitori hanno avuto esperienze omosessuali saltuarie e non inserite in una relazione affettiva durevole, possono sviluppare problemi e difficoltà; sembrano esclusi dal campione o nettamente minoritari i figli di persone omosessuali che abbiano sviluppato una immagine positiva di sé superando l’omofobia interiorizzata e che vivono in piena consapevolezza e trasparenza il loro orientamento sessuale.

Fa specie che persone che si dichiarano preparate come il pediatra di Mauro della SIPPS, comparso svariate volte in televisione nelle ultime settimane, vantino lo studio come pretesa di nuova verità, quando numerosi studi precedenti, quelli si scientificamente provati ed universalmente riconosciuti hanno portato alle dichiarazioni ben note delle associazioni di psicologi e pediatri americani che assolvono e dimostrano che i figli di omosessuali non hanno nessun svantaggio o problema per il fatto di essere figli di omosessuali. (cfr ad esempio APA Policy Statement on Sexual Orientation, Parents & Children, American Psychological Association, July 28 & 30, 2004. Retrieved on 04-06-2007. )

L’ articolo qui riportato evidenzia le contraddizioni e la confusione a nostro avviso volute e ricercate della ricerca Regnerus: quando non si può dimostrare una tesi si cerca di inquinare l’opinione pubblica dando estendendo una evidenza su un campione parziale a fenomeno di tipo generale, ragionamento questo che è alla base non della scienza ma del pregiudizio.

http://chronicle.com/blogs/percolator/controversial-gay-parenting-study-is-severely-flawed-journals-audit-finds/30255?cid=at&utm_source=at&utm_medium=en

( articolo tradotto da Rete Genitori Rainbow)

 

Una revisione editoriale riconosce che un controverso studio sull’omogenitorialità contiene gravi errori

July 26, 2012, 10:57 pm 

Tom Bartlett

 

Il processo di “peer-review” non è riuscito ad identificare gli errori significativi – tali da invalidarne il contenuto — di uno studio controverso e largamente diffuso sulla capacità genitoriale delle coppie omosessuali, secondo una procedura di revisione interna i cui risultati saranno resi disponibili nel numero di novembre della rivista Social Science Research che l’ha originariamente pubblicato.

 

Una bozza della relazione conclusiva è stata fornita al The Chronicle dagli editori della rivista, ed è estremamente critica, cita conflitti di interesse tra i recensori ed afferma che “vi sono esperti che non hanno ricusato di partecipare al processo di recensione pur sapendo che avrebbero dovuto”.

 

Lo studio, intitolato: “ Quanto sono diversi da adulti i figli di genitori che hanno relazioni omosessuali?” è stato oggetto di numerosi articoli sulla stampa e sui blog fin da quando è stato pubblicato il mese scorso. E’ stato utilizzato dagli oppositori del matrimonio omosessuale per difendere la loro posizione ed è stato contestato dagli attivisti per i diritti LGBT come erroneo e parziale.

 

Mark Regnerus, autore dello studio e professore associato di sociologia all’Università del Texas a Austin è comparso persino sulla copertina del Weekly Standard, legato alla ruota della tortura e circondato da carnefici mascherati.

 

James D. Wright, editore del Social Science Research, è stato fatto oggetto – tanto quanto Regnerus, — di una marea di contestazioni a causa dell’articolo. Su suggerimento di un altro accademico, Wright, che è professore di sociologia alla University of Central Florida, ha affidato ad un membro del comitato editoriale della rivista — Darren E. Sherkat, professore di sociologia alla Southern Illinois University di Carbondale—il compito di esaminare come lo studio è stato gestito.

 

Sherkat ha avuto accesso a tutte le recensioni e a tutta la corrispondenza relativa all’articolo, e gli sono stati comunicati i nomi dei recensori. Secondo Sherkat lo studio di Regnerus non avrebbe mai dovuto essere pubblicato. In un’intervista la sua valutazione sulla qualità dello studio è stata sintetica: “Tutte stronzate”.

 

Tra i problemi identificati da Sherkat vi è stata la definizione data nello studio di “madri lesbiche” e “padri gay”, un punto che è stato oggetto di molte critiche pubbliche. Una donna poteva essere identificata come “madre lesbica” nello studio se aveva avuto una relazione con un’altra donna in qualunque momento dopo la nascita dei figli, indipendentemente dalla durata della relazione o dal fatto che il figlio fosse allevato dalle due donne come una coppia.

 

Sherkat ha dichiarato che solo questo fatto avrebbe dovuto impedire immediatamente che l’articolo fosse considerato per la pubblicazione.

 

Nella relazione, Sherkat scrive che il sistema di “peer-review” ha fallito a causa sia dei pregiudizi che della disattenzione dei recensori. Tre su sei recensori, a quanto afferma, sono oppositori dichiarati del matrimonio omosessuale. Per di più, scrive sempre Sherkat, i recensori avevano collegamenti con Regnerus e probabilmente questi legami hanno influito sulla loro opinione.

 

In un’intervista ha rifiutato di dare maggiori dettagli, dicendo che era obbligato a proteggere le loro identità. “Ovviamente” ha concluso “i recensori non hanno fatto un buon lavoro”.

 

Al tempo stesso, Sherkat ha espresso comprensione per i recensori oberati da un eccesso di lavoro e propensi a fare analisi troppo superficiali. A causa di come è stato scritto lo studio, ha detto, era facile lasciarsi sfuggire la definizione data da Regnerus di “madre lesbica” e “padre gay”. Se un recensore fosse saltato direttamente ai dati statistici poteva essere facilmente indotto a credere che i ragazzi lì descritti fossero stati effettivamente allevati da coppie gay o lesbiche per una parte significativa della loro infanzia.

 

In realtà solo due degli intervistati avevano trascorso con una coppia lesbica la loro intera infanzia, mentre la maggior parte non aveva vissuto con genitori omosessuali per lunghi periodi o addirittura per nulla.

 

L’informazione su come i genitori sono classificati è contenuta nello studio. Regnerus ha scritto che ha scelto quelle definizioni “per brevità e per evitare di addentrarsi in interminabili dibattiti sugli orientamenti fissi o fluidi”. Sherkat, d’altra parte, ha definito la presentazione dei dati “estremamente fuorviante”. Scrive Sherkat: “I recensori hanno costantemente minimizzato o ignorato il fatto che lo studio non esaminava i figli di coppie chiaramente identificabili come omosessuali, e nessuno di loro ha evidenziato che i dati provenienti da ricerche di marketing erano inadatti ad una rivista di elevata qualità scientifica”.

 

Sherkat ha avuto anche parole molto dure per un articolo di accompagnamento di Loren D. Marks, professore associato di scienza della famiglia, dell’infanzia e dei consumatori alla Louisiana State University di Baton Rouge. comparso sullo stesso numero. Marks ha scritto una recensione degli articoli che sono stati pubblicati sui figli di coppie omosessuali, criticando gli autori per vari errori metodologici tra cui l’uso di “campioni convenientemente piccoli”.

 

“E’ una volgare meta-analisi degli studi nel campo” ha scritto, “inadatto ad una rivista che pubblica ricerche quantitative originali”. Sherkat, in un’intervista, ha aggiunto che Marks non ha fatto una vera meta-analisi degli studi, ma ne ha semplicemente riassunto i risultati. Il professor Marks non ha rilasciato commenti.

 

Nonostante ciò, Sherkat non ha riscontrato che le normali procedure della rivista siano state disattese o che la pubblicazione dell’articolo di Regnerus fosse stata affrettata come alcuni critici avevano sostenuto Ha anche vigorosamente difeso Wright, l’editore: “se fossi stato al posto di Wright”, ha detto, “avrei potuto facilmente prendere le stesse decisioni”.

 

Secondo Sherkat, poiché le recensioni erano state unanimemente positive, Wright non aveva molte altre scelte oltre a procedere con la pubblicazione. Dichiara inoltre. “La mia revisione del processo editoriale degli articoli di Regnerus e Marks non ha evidenziato violazioni grossolane delle procedure editoriali. Gli articoli sono stati sottoposti alla “peer-review”, e gli esperti selezionati erano del tipo che ci si aspetta per un articolo della Social Science Research su questi argomenti.”

 

Quanto all’accusa che Wright abbia assecondato un complotto reazionario, come alcuni hanno detto, Sherkat la definisce “ridicola”.

 

Sherkat è stato uno dei primi critici dello studio, anche prima di essere scelto per condurre la revisione. Ha inoltre dichiarato in un’intervista di “avere poco rispetto dei conservatori religiosi” e di credere che Regnerus ed altri studiosi conservatori difendano un’agenda politica nei loro studi accademici. In un articolo pubblicato l’anno scorso ha scritto di quanto la religione e la convinzione politica influenzino l’opinione sul matrimonio omosessuale.

 

“Bisognerebbe riflettere sugli studiosi conservatori che ricevono finanziamenti importanti da fondazioni reazionarie” scrive nella relazione “per fare affermazioni incendiarie sull’adeguatezza dei genitori LGBT, e le pubblicizzano al momento giusto per creare una polemica politica alla vigilia delle elezioni presidenziali di quest’anno”.

 

Sherkat considera Regnerus “un brillante giovane studioso” e anni fa gli scrisse una lettera di raccomandazione. Crede però che Regnerus – che conosce da venti anni – abbia deciso molto tempo fa di usare il suo lavoro scientifico per fare propaganda conservatrice, e che questo lavoro ne sia la prova. Regnerus ha scritto in un blog di essere “ad un punto della mia carriera in cui mi interessa poco di compiacere i miei colleghi”.

 

Regnerus ha rifiutato di rilasciare un’intervista, citando il fatto che la University of Texas sta ancora investigando sull’articolo. Ma quando gli è stato chiesto via e-mail se Sherkat fosse un arbitro imparziale in questa vicenda, ha risposto: “E’ stato nominato per eseguire la revisione. Non farò commenti sulla sua imparzialità o meno”.

 

Wright, l’editore, ha fornito al The Chronicle una bozza della sua risposta alla controversia che apparirà sul numero di novembre della sua rivista. Scrive che due dei sei revisori erano consulenti stipendiati dalla New Family Structures Study, che è parte in causa in questo studio (inoltre, due dei tre commentatori dell’articolo erano stati consulenti pagati dello studio, un fatto che è stato divulgato al momento della pubblicazione).

 

Wright ammette che i recensori lo avevano informato e gli avevano assicurato che questo non avrebbe influenzato la loro opinione, e sostiene di aver fiducia che i suoi recensori “depositino le loro armi ideologiche all’ingresso degli arbitri”. Osserva anche che non è raro per gli studiosi essere stati consulenti di uno studio in qualche fase del progetto e di recensirlo poi alla fine.

 

Wright ha perso molte notti di sonno dopo la pubblicazione dello studio di Regnerus e ha ricevuto un flusso costante di e-mail di contestazione sia da colleghi che da estranei. Nella sua risposta scrive che le accuse di aver cercato di favorire l’omofobia sono “dolorose ed assurde” e afferma di essere un sostenitore dei diritti civili di gay e lesbiche tanto quanto i critici dell’articolo.

 

Nella sua relazione Sherkat rivela che i recensori dichiararono che l’articolo avrebbe generato “enorme interesse”. Un grande interesse provoca citazioni e download, che sono misure dell’importanza di una rivista. Maggiore l’impatto degli articoli, maggiore è il prestigio, e Wright riconosce di essere stato eccitato dall’interesse che l’articolo avrebbe indubbiamente generato, e si chiede, guardando indietro, se “forse questa prospettiva ha fatto sì che fossi inattento ad alcuni dettagli che avrei dovuto tenere maggiormente d’occhio”.

 

Tanta frenesia è stata incoraggiata del supporto unanime di tutti i recensori. Come ha scritto Sherkat: “E’ ingiusto pretendere che Wright si accorgesse dei segnali di allarme, visto che nessuno dei recensori ne aveva dato alcuno”.

 

Wright sottolinea – come Regnerus stesso ha scritto – che i risultati dello studio potevano anche essere letti in supporto del matrimonio omosessuale, perché sembravano indicare che famiglie più stabili producono figli con meno problemi. “Questo a me non sembra omofobia spicciola” osserva Wright nella sua risposta, “sembra una deduzione perfettamente ragionevole”.

 

postheadericon A Vero TV si parla di genitori rainbow

La trasmissione del 10 Giugno dedicata ai genitori omosessuali e t* con figli da relazioni eterosessuali

postheadericon Rete Genitori Rainbow al Toscana Pride

L’intervento di Fabrizio Paoletti copresidente di Rete Genitori Rainbow al Toscana Pride del 7 Luglio 2012

testo dell’intervento

“Care amiche e cari amici

È davvero bello vedere voi tutti qui riuniti oggi per questa nostra manifestazione del Toscana pride

Ed è bello avere voi tutte e tutti con noi, chi eterosessuali omosessuali transgender transessuali ma anche impiegate impiegati operai e manager, architette, avvocate, dottori, infermieri, insegnanti, artisti. E ancora benvenute al nostro pride alle amiche, fratelli, zii, cugine, benvenute figlie e figli, benvenuti genitori, che pure siete qui e anche in questo sia eterosessuali che transgender lesbiche od omosessuali che siate

Ecco come tutte le persone anche i gay e le lesbiche le trans e i trans hanno amori e relazioni, hanno mestieri e passioni, lavorano per vivere, pagano le tasse, hanno amici parenti genitori e spesso hanno anche dei figli. 100mila ragazzi giovani e adulti in Italia hanno almeno un genitore che si dichiara omosessuale, non lo dico io lo dice una ricerca del ministero della Salute del 2008.

Mia figlia è una di queste ragazze ed abita la nostra regione Toscana e la mia città Firenze

Ecco oggi siamo qui in questa piazza per mostrare anche i nostri volti di genitori omosessuali o transgender

siamo qui per farci conoscere

perchè a volte i gay e le lesbiche e i trans non si riconoscono per quello che sono da giovani, l’educazione e la società in cui si trovano non mostra loro degli spazi adeguati di dignità e valore, e noi non ci riconosciamo nel modello negativo stereotipato che la società la televisione purtroppo la religione e la scuola da di noi, impedendoci di vivere la nostra vera dimensione

Ed ecco che spesso molti di noi non ritrovandoci in questi modelli ci si indirizza verso vite che non sono nostre.

L’omofobia è alla radice dei nostri percorsi di vita, omofobia che abbiamo assorbito da piccoli dall’ambiente sociale in cui siamo cresciuti e che abbiamo rivolto contro di noi come censura delle nostre identità, l’ omofobia non è una parola astratta per noi perchè l’abbiamo vissuta nella nostra carne.

Siamo qui perchè c’è bisogno di affermare le nostre vite e le nostre identità nella nostra regione.

Nella nostra Toscana dove i nostri figli sono almeno delle migliaia, dove noi genitori omosessuali e trans siamo altrettanti insieme ai nostri partner ed ex-partner, sono diverse le persone che oggi si sono rivolte alla nostra associazione, tramite il nostro forum e nei gruppi di incontro e di sostegno e stanno compiendo un percorso di consolidamento positivo della loro identità .

I nostri figli vivono le nostre città, sono educati nelle scuole, frequentano i circoli sportivi nelle nostre regioni, noi vogliamo che la scuola e le istituzioni siano educate ed educhino alla conoscenza di noi, delle diverse specificità che ognuno di noi porta dentro come individuo, come al rispetto delle diversità e delle specificità di ognuno .. Cosi come nel mondo del lavoro vogliamo garanzie e difesa piena delle nostre vite.

Abbiamo bisogno di educazione di cultura sui temi dell’affettività dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, abbiamo bisogno di personale informato, nei servizi sociali che si trovano ad assistere le nostre famiglie, nei comuni nelle province, cosi come nei tribunali e nelle scuole, che conosca i nostri percorsi e le nostre storie ed aiuti a risolvere le tensioni e difficoltà che viviamo e che vivono i nostri cari a causa dell’omofobia, che vorrebbe costringerci a stare nascosti e non viverci per quello che siamo veramente.

Siamo qui per fare veder che le nostre vite possono avere una evoluzione positiva, i nostri figli e le nostre figlie non smettono di amarci per la nostra nuova consapevolezza cosi come noi non smettiamo di amarli e di accudirli, di educarli e di farli crescere per la loro piena realizzazione di individui. Essere dei buoni genitori e’ una qualità che non dipende dall’essere attratti da persone del nostro sesso o avere una identità di genere conforme al nostro sesso biologico, quando esso sia stato precisamente definito dalla natura. I nostri figli vogliono bene ai nostri nuovi compagni e compagne.

E allora possiamo dirlo che niente se non l’ignoranza degli altri ci può impedire di vivere pienamente la nostra esistenza .

Oggi siamo qui nel giorno del Toscana Pride, liberi e liberati, nella nostra colorata molteplicità delle esistenze che attraversiamo e nella piena consapevolezza della sfumature che rendono unica ciascuno di noi, ci possiamo continuare a stupire della meravigliosa molteplice varietà della natura umana. E per fortuna noi esistiamo ! Perché aiutiamo tutti a veder la grande ricchezza umana laddove gli stereotipi e i pregiudizi vorrebbero tutto preordinato prestabilto premasticato e predigerito, ma noi siamo diversi ognuna dagli altri, siamo molteplici e fantastiche ciascuno, siamo favolose e belli e la nostra favolosità si rinnova in ognuno di noi e ci rende sempre nuovi sempre diverse, sempre autentici e per questo, come diciamo in questo slogan del Toscana Pride , favolosamente eterne, immortali!”

postheadericon Sabato 7 Luglio RGR al Toscana Pride

Rete Genitori Rainbow è parte del comitato organizzatore del Toscana Pride che quest’anno vede la sua manifestazione finale sfilare a Viareggio.

vi aspettiamo per la manifestazione a Viareggio Sabato 7 Luglio alle 17 il concentramento in piazza Dante Alighieri (di fronte alla stazione dei treni) con partenza della parata alle ore 18:00.

per ogni ulteriore informazione consultare www.toscanapride.it 

riportiamo il manifesto del Toscana pride mentre il documento politico è consultabile al seguente link www.toscanapride.it/documento-politico/

la nostra immortale favolosità

 Il 7 luglio a Viareggio manifesteremo come lesbiche, gay, bisessuali, trans*, intersessuali e queer, in occasione del Toscana Pride. Può sembrare strano un Pride in una regione aperta com’è stata in questi anni la Toscana. Ma la legge regionale che otto anni fa aveva reso questo territorio il più avanzato d’Italia è rimasta in gran parte inapplicata.

Manifesteremo per una cultura della non discriminazione, perché pretendiamo uno Stato laico ed esigiamo interventi istituzionali che ci garantiscano la piena parità di diritti e cittadinanza.  Manifesteremo perché siano riconosciuti i nostri amori e sia garantita la nostra salute; per non essere più maltrattat* nelle scuole o in famiglia, né marginalizzat* e sfruttat* nel mondo del lavoro. Manifesteremo perché vogliamo essere liber* di dire chi siamo e vivere con serenità.

Vogliamo i matrimoni, i registri delle unioni civili e l’equiparazione anagrafica per nuclei familiari dello stesso sesso;  vogliamo riconosciuto il nostro pieno diritto e ruolo di genitori, quali che siano le nostre famiglie; vogliamo un personale sanitario formato alle differenze.

Non manifesteremo solo per noi stess*: le lotte per i diritti civili riguardano tutt*.

Manifestiamo, lottiamo, capiamo. Plural*, favolos*, immensamente orgoglios*. Insieme.

postheadericon l’intervento di Rete Genitori Rainbow al Roma Pride 2012

Di seguito l’intervento di Cecilia d’Avos, copresidente RGR al Roma Pride 2012

 

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